Di *Don Corrado Puliatti

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno tanto inquietante quanto sottovalutato: il proliferare di sedicenti “Chiese”, nate spesso dall’iniziativa di singoli individui che, senza alcun mandato ecclesiale, si autoproclamano sacerdoti, vescovi, metropoliti, arcivescovi o addirittura patriarchi, costruendo attorno alla propria figura strutture religiose prive di riconoscimento canonico da parte delle Chiese storiche.
Questa mia riflessione teologico-giornalistica nasce dopo anni di studio, ricerca e approfondimento sui fenomeni delle pseudo Chiese e dei loro autoproclamati pastori. Un’indagine condotta personalmente ,attraverso documenti canonici, fonti storiche e confronti con ecclesiastici appartenenti alle Chiese cattolica e ortodosse canonicamente riconosciute.
Il quadro che emerge è preoccupante.
Mai come oggi si assiste alla nascita di organizzazioni religiose che, sfruttando il disagio spirituale di molte persone, si presentano con solenni liturgie, abiti episcopali, insegne ecclesiastiche e titoli altisonanti, inducendo molti fedeli a credere di trovarsi davanti a legittime Chiese apostoliche.
Ma la realtà canonica è ben diversa.

Nella Chiesa Cattolica, il ministero episcopale è disciplinato dal Codice di Diritto Canonico.
Il can. 375 stabilisce che i vescovi succedono agli Apostoli per istituzione divina. Il can. 377 dispone che la nomina dei vescovi appartiene all’autorità competente della Chiesa.
Inoltre, la normativa penale canonica sanziona gravemente la consacrazione episcopale conferita senza il mandato richiesto dalla Chiesa, proprio per tutelare l’unità ecclesiale. Il can. 751 definisce lo scisma come il rifiuto della comunione ecclesiale e della legittima autorità.
Anche nel mondo ortodosso il principio è altrettanto chiaro.
Le Chiese Ortodosse canonicamente riconosciute fondano la propria vita ecclesiale sui Sacri Canoni dei Concili Ecumenici e sulla successione apostolica vissuta nella piena comunione sinodale.
Nessuno diventa metropolita o vescovo semplicemente perché lo dichiara o perché riceve una consacrazione da gruppi privi di riconoscimento canonico.
Il ministero episcopale esiste solo all’interno della Chiesa canonica e della comunione con il proprio Santo Sinodo.
È qui che occorre fare una distinzione essenziale.
La libertà religiosa, garantita dallo Stato, consente a chiunque di costituire un’associazione religiosa. Tuttavia, il riconoscimento civile non coincide con il riconoscimento ecclesiastico. Una realtà può essere perfettamente lecita dal punto di vista dello Stato e, nello stesso tempo, non essere riconosciuta come Chiesa dalla Chiesa Cattolica o dalle Chiese Ortodosse canoniche.
La libertà di culto vale anche per le comunità che non hanno un’intesa con lo Stato e non sono in comunione con le Chiese storiche. Lo ha ribadito la Corte costituzionale. Proprio per questo, una mancata appartenenza canonica non può essere presentata, da sola, come prova di illegalità o di inganno. La domanda da porre è più precisa: l’identità e l’appartenenza del ministro sono comunicate ai fedeli in modo chiaro?
Questa distinzione viene troppo spesso ignorata.
La questione non è soltanto teorica. Autorità ecclesiastiche cattoliche e ortodosse hanno pubblicato avvisi per chiarire ai fedeli che determinati titoli o appartenenze rivendicati non sono da esse riconosciuti. Quegli avvisi mostrano quanto sia importante sapere chi ha conferito un incarico e a quale Chiesa appartiene chi lo esercita. Il riconoscimento, però, va sempre verificato presso l’autorità della Chiesa a cui la persona dichiara di appartenere.
Molti sedicenti vescovi costruiscono la propria autorevolezza attraverso internet, i social network o ordinazioni reciproche tra piccoli gruppi indipendenti.
Si assiste così a una moltiplicazione incontrollata di “metropoliti”, “patriarchi” e “sinodi” che non sono riconosciuti dalle Chiese storiche e che vengono presentati ai fedeli come autentiche autorità ecclesiastiche.
La domanda è inevitabile: chi controlla questi autoproclamati pastori?
Chi verifica la loro formazione teologica?
Chi garantisce la validità della loro successione apostolica secondo i criteri della rispettiva tradizione ecclesiale?
Chi tutela i fedeli da possibili abusi spirituali?
Un fedele non dovrebbe essere costretto a orientarsi soltanto attraverso una fotografia, un abito o un profilo sui social. Dovrebbe poter conoscere il nome esatto della comunità, la sua appartenenza ecclesiale e l’autorità che ha conferito il ministero dichiarato. È una richiesta di trasparenza che tutela anche le comunità indipendenti: consente loro di presentarsi per ciò che sono, senza essere confuse con altre Chiese.
Sono interrogativi che meritano risposte serie.
La Chiesa non è una realtà che nasce da un’autocertificazione. Non basta indossare una mitra, impugnare un pastorale o attribuirsi un titolo altisonante per diventare successori degli Apostoli.
La successione apostolica, per la Chiesa Cattolica e per le Chiese Ortodosse canonicamente riconosciute, è inseparabile dalla comunione ecclesiale, dalla continuità della fede e dal riconoscimento canonico.
L’autoproclamazione non crea la legittimità.
La storia del cristianesimo insegna che la vera autorità nasce dal servizio, dall’obbedienza ai canoni e dalla fedeltà alla Tradizione apostolica, non dall’ambizione personale o dalla ricerca di prestigio.
Non si tratta di negare la libertà religiosa di alcuno, diritto fondamentale garantito in uno Stato democratico.
Si tratta, invece, di difendere la verità storica e canonica, affinché i fedeli possano distinguere tra una Chiesa riconosciuta dalle autorità ecclesiastiche competenti e una comunità indipendente che si presenta come tale senza esserlo secondo i criteri delle Chiese storiche.
Oggi più che mai il giornalismo d’inchiesta ha il dovere di affrontare questo fenomeno senza timori e senza compromessi.
Perché quando la fede viene trasformata in improvvisazione e i simboli sacri diventano strumenti di autoreferenzialità, il rischio più grande è quello di ingannare le coscienze di chi cerca sinceramente Dio.
Difendere le Chiese canonicamente riconosciute non significa alimentare divisioni, ma custodire un patrimonio di fede, di diritto e di storia che attraversa venti secoli di cristianesimo.
È un dovere verso la verità, verso i fedeli e verso quella Tradizione apostolica che nessuna autoproclamazione potrà mai sostituire.
*Don Corrado Puliatti: BIOGRAFIA DI PADRE CORRADO PULIATTI: TRA FEDE, INCHIESTE E ARTE (Tratta dal suo profilo)
Padre Corrado Puliatti è un sacerdote della Chiesa Ortodossa, giornalista freelance, attivista antimafia e cantautore.
Autore da dischi d’oro e di platino nei mercati dell’Est Europa, è una figura poliedrica salita alla ribalta nazionale per le sue inchieste sul degrado sociale, il cyberbullismo e lo sfruttamento dei minori, subendo per questo gravi ritorsioni e minacce di morte.
IL CIRCUITO TERRITORIALE:
DA SIRACUSA A NAPOLI, DA ALVIANO A NUORO:Il raggio delle sue inchieste e della sua attività pastorale unisce diverse regioni italiane in un’unica mappa dell’impegno civile:
L’asse Siciliano (Siracusa – Augusta – Noto): Luogo d’origine del suo ministero e delle sue prime denunce contro l’omertà e la criminalità organizzata.
Ad Augusta indaga sulle piazze di spaccio e sulle periferie, mentre a Noto e Siracusa assume ruoli di protezione e custodia giudiziaria per minori a rischio.
La Campania e l’Area di Napoli: La stampa campana (in particolare Il Mattino di Napoli) a firma del giornalista Daniele Gentile, ha documentato la sua forte sinergia con il territorio partenopeo per il contrasto ai crimini informatici.
Da Napoli, Puliatti ha attivato importanti iniziative e reti di protezione sociale per i giovani delle aree metropolitane più esposte al rischio della criminalità giovanile.
Sulle pagine de Il Mattino Puliatti ha lanciato una vera e propria sfida alla “rete dei bulli digitali”, definendo i social network “come una Ferrari: talmente veloci che rischiano di mandarti a sbattere”. Ha denunciato come il cyberbullismo sia un fenomeno pervasivo che viaggia nel silenzio e nella carenza di denunce da parte delle famiglie.
L’Umbria (Alviano) e la Sardegna (Nuoro):
Ad Alviano (Terni) stabilisce un presidio contro lo spaccio di stupefacenti e il racket della prostituzione stradale, mentre a Nuoro approfondisce le inchieste sulle devianze e l’isolamento dei giovani in contesti provinciali.
GLI ALLARMI SOCIALI E GLI ANNUNCI EDITORIALI :
Attraverso interventi sulla carta stampata e ospitate nei palinsesti televisivi, Padre Puliatti ha lanciato precisi allarmi pubblici: L’allarme sulle armi bianche e sui giovani:
Nel corso di importanti tavole rotonde con l’editoria nazionale, ha lanciato un forte allarme sulla diffusione di coltelli e armi bianche tra i giovanissimi. Collegando casi come l’Omicidio Cumani, (inchiesta portata avanti con il giornalista del Settimanale Giallo , Angelo Barraco ,ha denunciato che la violenza giovanile non è più mossa da un’esigenza di autodifesa, ma da una diffusa carenza di modelli educativi e di integrazione.
L’annuncio sui minori scomparsi: Ha denunciato pubblicamente, assieme ad Armando Palmegiani ,durante la trasmissione televisiva “scomparsi” su Canale 122 – Fatti di Nera , sistemi di monitoraggio fallimentari relativi ai minori che fuggono o spariscono nel nulla dopo essere stati affidati alle Case Famiglia.
DOSSIER ANTIMAFIA: INTIMIDAZIONI E ORDIGNI SULLA PORTA;
Il suo costante esporsi mediatico contro i clan ha scatenato violente risposte:
La busta con il proiettile a Noto: Gli viene recapitata una lettera anonima con un proiettile calibro 9 e la scritta “Non nominare uomini d’onore”, contenente minacce rivolte anche al giornalista sotto scorta Paolo Borrometi .
L’agguato della veste:
A Noto (Sr), viene aggredito fisicamente da malviventi che gli strappano l’abito talare per estorcergli la posizione protetta di un minore di tre anni.
La croce di morte ad Alviano (2026): All’inizio del 2026, ignoti siglano l’ingresso della sua casa in Umbria con una croce nera e la scritta spray “Prete sei morto”, portando i Carabinieri a intensificare i protocolli di sorveglianza d’urgenza.
EMITTENTI, GIORNALI E COLLABORAZIONI GIORNALISTICHE:
Il suo network d’informazione comprende testate di primo piano a livello nazionale e locale:
Televisione: È ospite fisso e analista criminologico all’interno del programma nazionale “Scomparsi” su Cusano Media Group , dove interviene al fianco di medici legali, antropologi forensi e inviati speciali per esaminare casi di cronaca nera e cold case (come il caso Katty Skerl).
È spesso ospite del programma “La storia oscura” condotto da Fabio Camillacci e Gabriele Raho .
Ha collaborato inoltre con le emittenti siciliane Sestarete TV – Canale 81 e WebLive Tv Radio e Web: Lavora a stretto contatto con i giornalisti di Radio Cusano , del quotidiano nazionale Il Giornale e della testata Tag24 Umbria .
Stampa e Agenzie:
Le sue vicende legate alla sicurezza sono state validate ed esaminate da testate d’opinione nazionali come il Corriere della Sera (che ha raccontato in esclusiva i dettagli del salvataggio dal suicidio in diretta TikTok operato dal prete nel 2025), AgiLeggo e il Giornale di Sicilia .
IL PROFILO ARTISTICO E DISCOGRAFICO:
Un tratto distintivo di Puliatti è la sua affermata carriera nella musica leggera e italo-dance:
Il successo internazionale:
È un artista pluripremiato nei mercati dell’Est Europa con dischi d’oro e di platino.
Ha all’attivo brani di successo cantati in italiano, inglese, rumeno, francese, russo e arabo, registrati presso la Fire Diamond Recording Studio București di cui è co-fondatore insieme al musicista Salvatore Lucchesi .
Discografia principale: Tra i suoi singoli più noti figurano “Una ragazza di Stettino” (successo del 2004), “Federico Fellini” (remixato in chiave italo-dance nel 2022 dal produttore Claudio Fusca ( DJ Claude) e “Fino in fondo ai tuoi occhi” (singolo di punta distribuito su Spotify).
Canta Napoli e produzioni partenopee: Ha un forte legame con la tradizione musicale campana, testimoniato dalle pubblicazioni distribuite da Seamusica Srl ,e dalle collaborazioni in stile neomelodico e romantic-pop come il singolo del 2026 “Si’ ‘a fine do’ munno” e il brano “Ce manc” in collaborazione con Gianluca Leone (Gimar).
Sinergie Sociali: Collabora attivamente con l’equipe a tutela dei minori “Amici per caso” per strutturare interventi preventivi contro l’adescamento online.
Gli sviluppi investigativi, le piste giudiziarie e l’evoluzione dei fascicoli d’indagine aperti in Procura per gli attacchi subiti da Padre Corrado Puliatti evidenziano un quadro di forte esposizione sul territorio italiano.
Le indagini, condotte in stretto coordinamento tra la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, si concentrano su tre precisi filoni criminali.
DOSSIER INVESTIGATIVO SPECIFICO E SVILUPPI GIUDIZIARI
1. Il Filone di Noto (Siracusa): L’aggressione armata per il minore protetto,
Il fatto di cronaca: Padre Puliatti viene teso un agguato da due uomini armati di coltello e con il volto coperto.
Gli aggressori lo insultano, lo minacciano di morte , gli strappano la veste talare e lo picchiano, tanto da dover ricorrere alle cure del p.s. dell’ospedale Trigona.
L’obiettivo dell’azione violenta era estorcere al sacerdote il nascondiglio sicuro di un bambino di tre anni, affidato in regime di protezione e custodia legale proprio a Padre Puliatti.
Il quadro giudiziario di partenza: Il bambino si trovava sotto scudo protettivo a seguito della separazione altamente conflittuale dei genitori.
Sull’uomo (padre del minore e sospetto mandante) pendeva già un divieto di avvicinamento al figlio, emesso dal GIP del Tribunale di Siracusa, Giuseppe Tripi.
Gli sviluppi delle indagini:
Il caso è stato affidato d’urgenza agli agenti del Commissariato di Polizia di Noto.
Gli investigatori hanno subito attivato la pista della criminalità locale collegata al nucleo familiare paterno.
Il fascicolo d’indagine ipotizza i reati di violenza privata aggravata, lesioni personali e minaccia a mano armata, oltre alla violazione dei provvedimenti restrittivi disposti dal GIP.
2. Il Filone della busta con proiettile a Noto:
La matrice mafiosa,Il fatto di cronaca:
Al sacerdote viene recapitata una lettera minatoria scritta in dialetto contenente un proiettile calibro 9.
La missiva intima esplicitamente: “Non nominare uomini d’onore, ti uccideremo presto, guardati le spalle”.
All’interno del testo viene inserito e preso di mira anche il noto giornalista antimafia sotto scorta Paolo Borrometi .
Gli sviluppi delle indagini:
Le indagini sono state avviate dalla Polizia di Stato e coordinate dalla Procura della Repubblica.
Gli accertamenti tecnici si sono concentrati sulla busta e sul proiettile per verificare la presenza di impronte digitali o tracce di DNA. L’indagine ha seguito la pista dei clan della provincia di Siracusa infastiditi dalle inchieste giornalistiche territoriali di Puliatti, tracciando un collegamento formale con le minacce storiche già subite da Borrometi sul territorio aretuseo.
3. Il Filone di Alviano (Terni):
Le scritte di morte e il racket della prostituzione, Il fatto di cronaca:
Nel gennaio 2026, al suo rientro a casa ad Alviano (Terni), il sacerdote trova sulla porta d’ingresso della propria abitazione una croce disegnata con vernice nera e la scritta spray intimidatoria “Prete sei morto”.Il contesto criminale:
Nei mesi immediatamente precedenti, Puliatti aveva subito un’aggressione fisica nei pressi della cascata delle Marmore, mentre documentava sul campo alcune situazioni di degrado.
Il sacerdote aveva denunciato pubblicamente alle autorità e nei programmi TV il business legato allo sfruttamento della prostituzione stradale e alle reti dello spaccio di droga che insistono lungo i confini tra l’Umbria e il Lazio.
Gli sviluppi delle indagini:
Il fascicolo è stato aperto dai Carabinieri della Stazione di Lugnano in Teverina .
Gli investigatori dell’Arma hanno acquisito i filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nelle vie d’accesso al borgo di Alviano.
I militari si sono concentrati sui movimenti sospetti di un’autovettura non residente segnalata sul posto la notte del raid. La pista principale batte la criminalità organizzata laziale e umbra, colpita nei propri interessi economici dalle inchieste del sacerdote.
EVOLUZIONE DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA E VIGILANZA:
Di fronte al ripetersi degli atti intimidatori tra la Sicilia e l’Umbria, l’apparato di sicurezza istituzionale ha innalzato le misure di tutela:
Sorveglianza dinamica intensificata:
Il Comando Provinciale dei Carabinieri e la Prefettura competente hanno disposto frequenti passaggi di pattuglia e un monitoraggio costante (vigilanza dinamica) presso l’abitazione umbra del sacerdote e nei luoghi in cui si svolgono le sue attività pastorali e giornalistiche.
Attivazione del Protocollo d’Urgenza
(Il falso guasto all’auto):
La validità della rete di sicurezza e della prontezza operativa delle forze dell’ordine è emersa durante un tentativo di pedinamento ai danni del prete.
Accorgendosi di essere seguito da soggetti ostili, Puliatti ha attuato una manovra diversiva: ha accostato la vettura fingendo un guasto meccanico e ha lanciato l’allarme al 112, permettendo alla più vicina pattuglia radiomobile di intercettarlo in pochi minuti, sventando possibili aggressioni.