Gli occhi di Washington sugli Anni di Piombo: il Report del Senato USA sull’Italia
Legge Fabio Fabiano
Negli anni più bui della storia repubblicana, mentre l’Italia cercava di arginare la violenza della lotta armata e le trame dell’eversione, da oltreoceano gli Stati Uniti osservavano ogni minima scossa con estrema attenzione. A fare luce sui retroscena di questo costante monitoraggio è il 47° episodio del podcast “CIA – I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, condotto da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano.
Al centro dell’analisi di questa puntata non c’è un documento riservato dell’intelligence, bensì un fondamentale atto istituzionale: un rapporto ufficiale della Commissione sulla Magistratura del Senato degli Stati Uniti, pubblicato nel luglio del 1985 su impulso del senatore Jeremiah Denton, presidente della Sottocommissione per la Sicurezza e il Terrorismo.
Il documento, intitolato “Il terrorismo in Italia: Rapporto di aggiornamento, 1983-1985” e redatto dall’esperto Vittorfranco S. Pisano con il sostegno della Biblioteca del Congresso, offre uno spaccato nitido di come Washington valutasse la minaccia eversiva italiana nel pieno della Guerra Fredda. L’attenzione degli analisti americani si concentrava soprattutto sull’impronta fortemente anti-statunitense e anti-NATO assumendo una prospettiva strategica globale.
Dai dati emersi nel report d’aggiornamento relativo al triennio 1983-1985 si registra un progressivo calo quantitativo degli attacchi terroristici e una perdita di qualità operativa delle sigle eversive, colpite duramente dalle operazioni di polizia, dal fenomeno dei pentiti e dalla risposta delle istituzioni democratiche. Se nel 1983 si contavano 421 incidenti terroristici, questi scendevano a 339 nel 1984, fino ai 32 registrati nei primi quattro mesi del 1985. Cifre che non includevano eventi ancora sotto indagine al momento della redazione, tra cui la drammatica strage della Strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984.
Tuttavia, gli analisti americani sottolineavano come il fenomeno non potesse dirsi del tutto sconfitto. Nonostante la frammentazione interna, la lotta armata continuava ad attirare nuove reclute e a contare su una vasta rete di latitanti — all’epoca stimati dal Governo italiano in 295 per la sinistra e 68 per la destra — e su una folta popolazione carceraria di detenuti ideologizzati.
Tra i segnali più preoccupanti evidenziati da Washington figuravano la commistione tra eversione politica e criminalità comune, come il traffico di armi e stupefacenti, e i tentativi di ricostruire un consenso sociale infiltrando tensioni economiche e movimenti ideologici pacifici. In parallelo, il report lanciava l’allarme sulla progressiva internazionalizzazione del terrorismo nostrano e sulla presenza sul territorio italiano di formazioni transnazionali dal marcato profilo anti-occidentale.
Dai podcast di Isabella Silvestri nasce anche unaricostruzione storica che la curatrice ha sviscerato nel suo libro “IL CASO DOZIER. Tra terrorismo, servizi segreti, veggenti e mafia”, attualmente disponibile su Amazon. Nei prossimi episodi della serie, l’analisi del documento del Senato americano proseguirà esplorando la Galassia dei gruppi comunisti minori, l’Autonomia Operaia, l’eversione di destra, fino ai legami internazionali con l’Est Europa e la cosiddetta pista francese.