Oltre Sigonella. La politica mediterranea italiana nei dossier della CIA
Legge Fabio Fabiano
Quando gli interessi nazionali di un Paese alleato confliggono con le direttive della potenza egemone, la geopolitica mostra il suo volto più teso. È questo il filo conduttore del 44° episodio del podcast Cia – “I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia”, ideato da Isabella Silvestri e letto da Fabio Fabiano, che torna a scavare nei documenti declassificati dell’intelligence statunitense per mostrare come Washington osservasse e analizzasse la politica interna ed estera italiana.
Dallo stallo della politica interna alla crisi di Sigonella
Il percorso analitico ricostruito nei recenti episodi parte dai primi anni ’80, una fase in cui la CIA monitorava con costante apprensione la stabilità della Democrazia Cristiana. Il rapporto declassificato del 1° marzo 1982 evidenziava il timore che l’erosione del potere della DC, unita all’incapacità del partito di intercettare le trasformazioni della società postindustriale, potesse favorire un’apertura di governo verso il Partito Comunista Italiano.
Questa preoccupazione trovava riscontro anche nel memorandum dell’Ufficio di Analisi Europea (EURA) del 15 febbraio 1985. Nonostante il peso elettorale emerso nel 1983, il PCI guidato da Alessandro Natta appariva agli analisti americani in uno stallo tattico, poiché un’alleanza con il PSI si scontrava con la linea nettamente filo-NATO e anticomunista di Bettino Craxi.
Di conseguenza, seppur forte del prestigio legato alla Resistenza e dell’immagine di rigore contro corruzione e terrorismo, il PCI restava diviso tra la componente ortodossa e quella moderata.
Secondo la CIA, inoltre, un eventuale ingresso del PCI al governo avrebbe inevitabilmente spinto l’Italia verso una posizione di neutralità internazionale.
Il vero spartiacque negli equilibri tra Roma e Washington arrivò nell’ottobre del 1985 con il sequestro della nave da crociera Achille Lauro da parte di un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina. La tragica uccisione del cittadino americano Leon Klinghoffer e il successivo dirottamento dell’aereo dei sequestratori alla base siciliana di Sigonella innescarono la celebre crisi diplomatica tra il governo Craxi e l’amministrazione Reagan.
In un documento del 21 ottobre 1985, gli analisti di Langley rilevavano come il sequestro avesse provocato una frattura senza precedenti, facendo cadere un governo stabile e dimostrando sia ai leader che all’opinione pubblica italiana che gli interessi di Roma e Washington non potevano più considerarsi sempre coincidenti, e se la NATO restava il pilastro fondamentale, figure come Bettino Craxi e Giulio Andreotti si mostravano pronte a smarcarsi dagli Stati Uniti sulle questioni medioorientali, a differenza della linea più intransigente del ministro della Difesa Giovanni Spadolini.
Nel nuovo episodio del podcast, Isabella Silvestri introduce l’analisi di un ulteriore memorandum della CIA, datato 21 maggio 1986 e intitolato “L’Italia e il Mediterraneo”, un documento che fotografava un’Italia determinata a rivendicare la propria sovranità e a svolgere un ruolo primario di mediazione nello scacchiere mediterraneo. Tra il terrorismo internazionale, l’instabilità del Medio Oriente e le crescenti provocazioni della Libia di Muammar Gheddafi, l’intelligence americana registrò la maturazione di una politica estera italiana autonoma, capace di difendere i propri interessi nazionali anche a costo di un confronto aperto con lo storico alleato oltreoceano.