«Quanto accaduto nel Trapanese, a San Vito Lo Capo, dove un ragazzino di 11 anni ha tentato di ferire un insegnante, è un episodio gravissimo che colpisce profondamente, soprattutto per la giovanissima età dell’aggressore, poco più che un bambino.
L’espandersi di episodi di violenza da parte di ragazzi sempre più giovani dimostra che le sole risposte repressive non sono sufficienti ad arginare il fenomeno. Servono invece interventi concreti sul piano educativo e sociale per contrastare efficacemente la violenza nelle scuole».
Lo dichiara Ida Carmina, deputata del Movimento 5 Stelle, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare sul caso.
«Le prime ricostruzioni parlano di un bambino che avrebbe portato due coltelli a scuola, filmando persino l’aggressione. Una spirale di violenza e disagio che le misure del duo Meloni-Valditara non sono riuscite minimamente ad arginare.
È evidente il fallimento di un approccio esclusivamente securitario e propagandistico, incapace di affrontare le vere cause del malessere giovanile.
Va inoltre evidenziato come i tagli operati dal Governo Meloni al personale scolastico, docente e ATA, stiano incidendo negativamente sulla sicurezza nelle scuole, sia per gli studenti sia per il personale scolastico. Su quanto accaduto presenterò un’interrogazione parlamentare».
«Desidero inoltre esprimere la mia più sincera solidarietà al docente coinvolto nell’aggressione.
Le sue parole successive all’accaduto, improntate non alla rabbia o alla vendetta ma alla comprensione del disagio che può aver portato un bambino a compiere un gesto tanto grave, rappresentano una straordinaria testimonianza dell’umanità, del senso di responsabilità e della dedizione che caratterizzano la grande maggioranza degli insegnanti italiani.
A lui va la mia vicinanza e il mio ringraziamento per aver saputo offrire, anche in un momento così difficile, una lezione di equilibrio, sensibilità e autentico spirito educativo».
«La scuola deve tornare a essere un presidio educativo e sociale.
Povertà educativa, disagio familiare e uso incontrollato dei social stanno producendo effetti devastanti sui giovani.
Servono più investimenti nella scuola pubblica, basta con le classi pollaio; occorre garantire la presenza stabile di psicologi, pedagogisti e assistenti sociali negli istituti scolastici, soprattutto nei territori più fragili».
«È inoltre necessario affrontare seriamente il tema dell’utilizzo dei social network da parte dei minori, attraverso una regolamentazione più efficace e strumenti adeguati di prevenzione e controllo, specialmente per i ragazzi in età preadolescenziale e adolescenziale, affinché la realtà virtuale non finisca per sovrapporsi a quella reale con conseguenze che sono ormai sotto gli occhi di tutti. È una deriva che va fermata».