
Lo stanziamento di 160 milioni di euro per il credito d’imposta Agricoltura 4.0, previsto nella manovra di bilancio 2027, rappresenta un primo segnale positivo per il rilancio degli investimenti nella meccanizzazione agricola, dopo un 2026 segnato da una sostanziale paralisi del mercato. Le risorse annunciate, tuttavia, rischiano di essere insufficienti a recuperare il terreno perduto e a garantire una ripresa duratura a un comparto in forte difficoltà, con ripercussioni sui bilanci delle imprese e sull’occupazione.
È questa la valutazione di Federacma, la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio, che accoglie con soddisfazione l’annuncio del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, chiedendo però un ulteriore rafforzamento dell’intervento.
“Il ministro Lollobrigida ha mantenuto la promessa e di questo gli diamo atto – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –. Il Governo e la maggioranza hanno dimostrato una lodevole sensibilità verso le nostre istanze, confermando l’importanza di misure ormai fondamentali per la tenuta del settore. Dopo dieci mesi di sostanziale paralisi degli investimenti, finalmente arriva un segnale concreto. Ma è una soddisfazione a metà, perché 160 milioni di euro rappresentano una risposta ancora insufficiente per un comparto che deve recuperare quasi un intero anno di fatturato”.
Nel 2026, infatti, il credito d’imposta Agricoltura 4.0, pur formalmente previsto, è rimasto inoperativo, congelando numerose decisioni di acquisto e aggravando le difficoltà finanziarie di concessionari e costruttori.
“Per comprendere la portata dell’intervento – prosegue Borio – basti pensare che, ipotizzando un’aliquota del credito d’imposta del 40%, i 160 milioni annunciati potrebbero attivare circa 400 milioni di euro di investimenti. Una cifra utile, ma che rischia di esaurirsi nell’arco di pochi mesi, considerando la domanda accumulata. Occorre uno stanziamento più robusto, capace di sostenere nel tempo il rinnovamento del parco macchine agricolo nazionale, ancora caratterizzato da mezzi obsoleti. Investire in tecnologie moderne e nell’agricoltura di precisione significa aumentare la produttività delle imprese, ridurre l’impatto ambientale e, soprattutto, migliorare la sicurezza degli operatori. Il rinnovo dei mezzi rappresenta infatti una leva fondamentale per prevenire i drammatici infortuni che continuano a verificarsi nelle campagne, spesso proprio a causa dell’utilizzo di macchinari superati”.
Per Federacma, la priorità è ora rendere rapidamente operativo l’intervento, evitando ulteriori ritardi burocratici.
“Non possiamo permetterci di aspettare altri mesi – aggiunge Borio –. È indispensabile chiarire subito le regole di accesso e individuare una soluzione che consenta di chiudere i contratti e sbloccare gli investimenti già programmati, recuperando quanto più possibile del fatturato perduto nel 2026. Per molte aziende, concludere le operazioni entro la fine dell’anno può fare la differenza tra salvare il bilancio e chiuderlo con perdite pesanti”.
Le difficoltà si ripercuotono sull’intera filiera, con imprese costruttrici già costrette a ricorrere alla cassa integrazione e crescenti preoccupazioni per la tenuta occupazionale.
“Il nostro auspicio è che i 160 milioni siano soltanto il primo passo e che, nel corso dell’iter parlamentare, si possano individuare ulteriori risorse – conclude Borio –. Ringraziamo il Ministro per aver dato seguito agli impegni assunti, ma chiediamo al Governo uno sforzo aggiuntivo e tempi certi. Dopo dieci mesi di difficoltà, non possiamo rischiare di ripartire per poi fermarci nuovamente dopo pochi mesi. Serve continuità, perché senza un mercato stabile non c’è futuro né per la distribuzione né per l’industria italiana delle macchine agricole”.