Intervista a Simona Mazza, giornalista, scrittrice e tutor didattica privata, autrice della collana IMPARA SMART, sull’importanza di organizzare lo studio e comprendere ciò che si apprende.

Trascorrere ore sui libri non garantisce risultati. Molti studenti sottolineano, prendono appunti e preparano mappe, ma al momento dell’interrogazione faticano a ricostruire gli argomenti o non sanno da dove cominciare.
Le difficoltà possono dipendere da un metodo di studio poco efficace, da fattori emotivi o ambientali oppure da condizioni del neurosviluppo come ADHD e DSA. Su questi temi lavora Simona Mazza, che affianca studenti con bisogni educativi diversi ed è autrice della collana IMPARA SMART.
Il suo ultimo volume, Metodo di studio per ADHD e DSA, propone strategie per organizzare il tempo, comprendere i testi, memorizzare le informazioni e preparare l’esposizione orale.
Tempo sui libri e risultati: perché non sempre coincidono
D. Si parla spesso di studenti poco motivati, distratti o incapaci di concentrarsi. Eppure, nella sua esperienza, molti ragazzi dedicano parecchio tempo allo studio senza ottenere risultati soddisfacenti. Che cosa osserva durante le lezioni?
R. Mi capita frequentemente di incontrare studenti che hanno trascorso interi pomeriggi sui libri e, quando chiedo loro di spiegarmi un argomento, ricordano qualche particolare ma faticano a ricostruire il discorso. Hanno letto, sottolineato, magari copiato pagine intere, senza elaborare davvero le informazioni. Il tempo impiegato, da solo, ci dice poco. Bisogna capire come sia stato utilizzato e se lo studente abbia acquisito gli strumenti necessari per affrontare il lavoro.
ADHD, DSA e difficoltà scolastiche: distinguere senza etichette
D. Un tempo si parlava di ragazzi svogliati, indisciplinati o caratteriali. Oggi sappiamo che dietro alcuni comportamenti possono esserci condizioni del neurosviluppo come l’ADHD o i DSA. Quanto è cambiata la nostra capacità di interpretare queste difficoltà?
R. È cambiata molto, anche se nella pratica quotidiana sopravvivono diversi pregiudizi. In passato un ragazzo che si distraeva continuamente, dimenticava il materiale, interrompeva le spiegazioni oppure faticava a leggere e scrivere poteva essere giudicato semplicemente poco volenteroso. Oggi disponiamo di conoscenze e strumenti diagnostici che permettono di comprendere meglio alcune di queste manifestazioni.
Occorre però distinguere le situazioni. L’ADHD può comportare difficoltà nella regolazione dell’attenzione, nell’inibizione degli impulsi e nelle funzioni esecutive, mentre i DSA interessano specifiche abilità come lettura, scrittura e calcolo. Possono anche coesistere, ma richiedono valutazioni e interventi appropriati.
D’altra parte, uno studente disorganizzato o distratto può non aver acquisito abitudini di studio efficaci oppure risentire di fattori emotivi e ambientali. È importante osservare il ragazzo prima di attribuirgli un’etichetta: dietro un comportamento apparentemente inspiegabile può infatti esserci una difficoltà che merita di essere compresa.
Organizzare il lavoro: dal capitolo alle attività concrete
D. Uno degli ostacoli più comuni riguarda proprio l’organizzazione. Ci sono ragazzi che, davanti a venti pagine da studiare, sembrano paralizzati e chiedono continuamente da dove cominciare. Come interviene?
R. Il primo passo consiste nel rendere il compito meno indefinito. Dire a uno studente di studiare venti pagine può significare affidargli una quantità di lavoro che ancora non sa organizzare. Gli insegno quindi a esaminare il capitolo, osservare titoli e paragrafi, riconoscere gli argomenti e suddividerli in parti affrontabili.
Poi valutiamo quanto tempo occorra e quali materiali siano necessari. Alcuni ragazzi possiedono appunti, dispense e libri, ma continuano a passare dall’uno all’altro senza sapere quale utilizzare. Il che genera solo confusione e frustrazione. Ragion per cui, anche scegliere il materiale di partenza è una competenza da acquisire. Una volta stabilito il percorso, diventa più facile cominciare e capire a che punto si è arrivati.
Programmare la settimana senza creare obiettivi irrealistici
D. Un’altra difficoltà riguarda la gestione delle giornate. Alcuni studenti rimandano continuamente, altri si dedicano a una sola materia per ore e arrivano alla sera senza aver completato il resto. Come si costruisce un programma realistico?
R. Bisogna partire dagli impegni effettivi e imparare a valutare quanto tempo richiede un’attività e quali siano le priorità. Spesso i ragazzi preparano programmi irrealizzabili, prevedendo di completare in un pomeriggio ciò che richiederebbe diversi giorni.
Suggerisco di distribuire il lavoro durante la settimana, distinguendo i compiti immediati dalla preparazione delle verifiche successive.
Anche le pause hanno una funzione importante, soprattutto per chi fatica a mantenere a lungo l’attenzione. La loro durata va adattata allo studente. L’organizzazione deve poter essere rispettata nella vita quotidiana, considerando attività extrascolastiche e bisogno di riposo.
Comprendere prima di sintetizzare
D. Nel suo lavoro insiste molto sulla comprensione approfondita, mentre oggi si tende spesso a ridurre tutto a schemi rapidissimi. Qual è il rischio di una sintesi prematura?
R. È uno degli aspetti sui quali lavoro maggiormente. Mi trovo spesso davanti a due situazioni opposte: alcuni studenti riducono un capitolo a pochissime parole, convincendosi di averlo studiato, mentre altri raccolgono una quantità spropositata di informazioni e perdono il significato generale.
Preferisco procedere diversamente. Durante la prima fase della lezione approfondiamo l’argomento e chiariamo ogni passaggio che può suscitare equivoci o dubbi. Se studiamo un evento storico, dobbiamo comprenderne il contesto, le cause, gli interessi dei protagonisti e le conseguenze. Anche un termine poco conosciuto o un riferimento apparentemente marginale possono essere decisivi.
Prendiamo il Risorgimento italiano. Possiamo imparare a memoria le date delle guerre d’indipendenza, ma se ignoriamo la situazione politica della penisola, il ruolo dell’Austria, gli interessi del Piemonte o le ragioni degli interventi francesi, quelle date rimangono informazioni isolate.
Solo dopo aver compreso il quadro generale cominciamo a sintetizzare, individuando i concetti essenziali e i loro collegamenti. La sintesi deve nascere da una conoscenza abbastanza solida da permettere allo studente di distinguere ciò che conta da ciò che può essere tralasciato.
Parole chiave e collegamenti: evitare la memorizzazione meccanica
D. Anche individuare le parole chiave sembra diventato un esercizio complicato. Come si insegna a riconoscerle senza trasformare lo studio in una successione di termini isolati?
R. Chiedo spesso ai ragazzi di immaginare quale domanda potrebbe porre l’insegnante su un determinato paragrafo. È un modo per indurli a interrogarsi sul contenuto, anziché limitarsi a leggerlo.
Se affrontiamo la Rivoluzione francese, per esempio, possiamo individuare espressioni come crisi finanziaria, Stati generali, Assemblea nazionale e sovranità popolare. Ma queste parole acquistano significato quando sappiamo spiegare perché la crisi della monarchia abbia condotto alla convocazione degli Stati generali e come si sia affermata, attraverso una successione di avvenimenti, una diversa concezione della sovranità.
La parola chiave serve a richiamare un concetto già compreso.
Riassunti, schemi e mappe: scegliere lo strumento giusto
D. Riassunto, schema e mappa concettuale vengono spesso utilizzati come sinonimi. Quali differenze dovrebbe conoscere uno studente?
R. Il riassunto richiede di rielaborare un testo in forma più breve, mantenendo le informazioni fondamentali e la continuità del discorso. Lo schema organizza gli argomenti secondo una struttura essenziale, mentre la mappa concettuale evidenzia le relazioni fra i diversi concetti.
La scelta dipende dal contenuto e dall’obiettivo. Per ricostruire un ragionamento filosofico può essere utile un riassunto articolato; per confrontare due sistemi politici può funzionare meglio uno schema; per comprendere i rapporti fra fenomeni scientifici può risultare efficace una mappa.
Bisogna anche evitare che la preparazione di questi strumenti diventi più impegnativa dello studio. Mi capita di vedere ragazzi dedicare moltissimo tempo a colori, frecce e riquadri, trascurando gli argomenti che stanno cercando di rappresentare.
Memoria e ripasso: dal riconoscimento al recupero attivo
D. Uno studente legge un capitolo, sostiene di averlo capito e il giorno successivo sembra aver dimenticato quasi tutto. Come si può intervenire?
R. Durante la lettura riconosciamo facilmente le informazioni appena incontrate, ma riconoscere un contenuto è diverso dal saperlo richiamare autonomamente.
Per questo utilizzo esercizi di recupero attivo. Dopo aver studiato una parte del capitolo, lo studente chiude il libro e prova a ricostruire l’argomento, oralmente oppure per iscritto. Successivamente controlliamo quali passaggi ricorda e quali richiedono un ulteriore lavoro.
Il ripasso distribuito nel tempo aiuta a consolidare le conoscenze. È preferibile tornare più volte su un argomento, a intervalli opportuni, piuttosto che concentrare tutta la preparazione nelle ore precedenti alla verifica. Alla fine, anche una batteria di domande e risposte sui concetti chiave aiuta ad anticipare le eventuali domande poste dal docente e può diventare un strumento indispensabile per lo studente.
Tecniche mnemoniche: quando possono essere utili
D. Nel nuovo manuale trova spazio anche la mnemonica. Tecniche come gli acronimi, le associazioni mentali e il metodo dei loci possono realmente migliorare la capacità di ricordare?
R. Sono strumenti interessanti, soprattutto quando dobbiamo memorizzare sequenze, classificazioni, vocaboli o informazioni che richiedono un richiamo preciso.
Acronimi e acrostici possono aiutare a ricordare una successione di elementi, mentre il chunking consiste nel raggruppare le informazioni in unità più facilmente gestibili. Il metodo dei loci associa invece ciò che vogliamo ricordare a luoghi conosciuti, costruendo una sorta di percorso mentale.
Nel manuale queste tecniche vengono applicate a diversi ambiti, dalle cronologie storiche alle formule, dalla chimica alle lingue straniere. La strategia va scelta in relazione al contenuto e alla persona: per alcuni studenti funziona un’immagine mentale, per altri una sequenza verbale o un’associazione fonetica. Dunque bisogna adattare tali strumenti in base all’argomento e alla disposizione mentale dello studente.
Preparare l’interrogazione: costruire un discorso organizzato
D. Molti ragazzi sostengono di conoscere gli argomenti, ma durante un’interrogazione si interrompono, perdono il filo oppure ripetono informazioni scollegate. Come si può preparare un’esposizione orale efficace?
R. Dopo aver approfondito e studiato l’argomento, suggerisco di costruire una scaletta dei nuclei tematici. Si individuano i punti fondamentali e si stabilisce in quale ordine affrontarli, in modo che ciascuno richiami il successivo.
È un passaggio importante, perché permette di trasformare ciò che si è appreso in un discorso organizzato. Se devo spiegare le cause della Prima guerra mondiale, per esempio, posso preparare una scaletta che mi ricordi il sistema delle alleanze, le tensioni imperialistiche, i nazionalismi e la crisi balcanica. A quel punto devo essere in grado di sviluppare ogni argomento, spiegando i collegamenti.
Faccio esercitare gli studenti anche nell’esposizione ad alta voce, invitandoli a utilizzare un lessico appropriato e a costruire frasi che rendano comprensibili i rapporti fra gli avvenimenti. La scaletta serve come guida e diventa progressivamente uno strumento per parlare con maggiore sicurezza, senza dipendere dalla ripetizione letterale del libro.
Latino e greco: analizzare la struttura prima di tradurre
D. Lei ha dedicato diversi volumi al latino e al greco. In queste discipline, dove gli studenti tendono spesso a tradurre parola per parola, come si applica un metodo di studio strutturato?
R. Il latino e il greco richiedono di riconoscere le strutture della lingua prima di affrontare la traduzione. Uno studente che cerca ogni parola sul dizionario senza analizzare i rapporti sintattici rischia di costruire frasi prive di senso.
Insegno quindi a individuare il verbo, riconoscere le proposizioni, analizzare i casi e ricostruire le relazioni grammaticali. Nei manuali utilizzo anche rappresentazioni visive, come gli alberi delle reggenze, che permettono di comprendere quali costruzioni siano richieste da determinati verbi e come individuare le subordinate.
Sono strumenti utili quando le regole da ricordare sono numerose, perché aiutano a organizzarle secondo una logica riconoscibile. Con il tempo lo studente impara ad affrontare anche strutture nuove servendosi di procedimenti già acquisiti.
Matematica: capire quando applicare una regola
D. In matematica accade qualcosa di simile. Un ragazzo comprende l’esercizio svolto dall’insegnante, ma davanti a un problema leggermente diverso si blocca. Da che cosa dipende?
R. Spesso conosce la regola, ma fatica a riconoscere quando e come applicarla. Per questo considero importante insegnare a leggere attentamente il problema, distinguere i dati dalle richieste e ricostruire il procedimento.
Anche l’errore può essere molto istruttivo. Se uno studente sbaglia un’equazione, dobbiamo capire se ha commesso un errore di calcolo, se ha applicato male una proprietà oppure se ha impostato in modo scorretto il lavoro.
Nel volume Matematicissima – 120 trucchi e strategie ho dedicato particolare attenzione ai procedimenti guidati e alle strategie operative, perché spesso è proprio il passaggio dalla spiegazione all’esercizio autonomo a creare le maggiori difficoltà.
Il ruolo della famiglia: sostenere senza sostituirsi
D. Nel rapporto fra scuola e famiglia accade spesso che i genitori, nel tentativo di aiutare i figli, finiscano per organizzare ogni attività, preparare gli schemi e controllare continuamente le scadenze. Come si evita che il sostegno diventi una forma di dipendenza?
R. Bisogna accompagnare gradualmente lo studente verso una maggiore autonomia. All’inizio può essere necessario lavorare insieme, mostrando concretamente come si organizza un capitolo o come si prepara una scaletta. Successivamente possiamo chiedergli di provare da solo, intervenendo quando incontra una difficoltà.
Nel caso di studenti con ADHD o DSA, alcune forme di supporto possono rimanere necessarie anche nel tempo. Autonomia significa imparare a utilizzare gli strumenti più adatti alle proprie caratteristiche, compreso il saper chiedere aiuto quando serve.
Perché un manuale dedicato al metodo di studio
D. La collana IMPARA SMART comprende già numerosi manuali dedicati alle discipline scolastiche. Perché ha deciso di realizzare un volume interamente dedicato al metodo di studio?
R. L’idea nasce dall’esperienza quotidiana con gli studenti. Mi sono resa conto che molte difficoltà si ripresentano indipendentemente dalla materia affrontata. Un ragazzo può avere problemi nell’organizzare un capitolo di storia e incontrare ostacoli analoghi nella preparazione di un esame universitario o nella risoluzione di un problema scientifico.
Ho quindi voluto raccogliere in un unico manuale le strategie che utilizzo nel lavoro didattico, dedicando spazio all’organizzazione del tempo, alla comprensione, ai riassunti, alle mappe, alla memoria e alla preparazione delle interrogazioni, ma anche alla scrittura e allo studio delle diverse discipline.
Il libro contiene esempi svolti, esercizi graduati, soluzioni commentate e schede operative stampabili. È pensato con particolare attenzione agli studenti con ADHD e DSA, ma si rivolge anche a chi desidera migliorare il proprio metodo di lavoro. Può essere utilizzato inoltre da insegnanti, tutor, educatori e genitori.
Il risultato più importante: diventare autonomi
D. Dopo tanti anni di lavoro con studenti di età e percorsi differenti, quale cambiamento le dà maggiore soddisfazione?
R. Quando uno studente che inizialmente aveva bisogno di essere guidato in ogni passaggio comincia a organizzarsi da solo. Quando riesce a spiegarmi un argomento con parole proprie, a riconoscere un errore oppure a scegliere lo strumento più utile per affrontare una difficoltà.
Sono progressi che talvolta richiedono tempo, soprattutto quando sono presenti disturbi dell’apprendimento o difficoltà attentive importanti. Ma vedere un ragazzo acquisire maggiore sicurezza e consapevolezza del proprio modo di apprendere rappresenta uno degli aspetti più significativi del mio lavoro.
Il metodo di studio è una competenza che accompagna la persona anche oltre la scuola, quando dovrà affrontare conoscenze nuove, aggiornarsi professionalmente e gestire attività sempre più complesse.
La collana IMPARA SMART
La collana comprende i volumi Grammaticissima dedicati all’italiano, all’inglese, al francese, allo spagnolo, al latino e al greco, oltre a Matematicissima 120 trucchi e strategie e al nuovo manuale Metodo di studio per ADHD e DSA – Strategie multidisciplinari per organizzarsi, capire, ricordare, esporre, scrivere e risolvere problemi. I manuali sono disponibili su Amazon, anche in diverse edizioni in lingua inglese.