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“Canicattì è finita nell’occhio del ciclone dopo l’episodio accaduto giorni fa in via Guggino, la traversa che da via Livatino porta a via Svizzera dove si trova la chiesa Santa Chiara (a circa 700 m dalla chiesa, sul quale sono state trovate delle scritte realizzate con vernice nera inneggianti a Satana, fatto indicativo di un preciso disegno provocatorio, grave ed esecrabile, n.d.r.). E da stamattina un’altra novità. Sta circolando sui social – si legge su verinews.it (qui) in un articolo a firma di Valentina Garlandi – una foto falsa che ritrae il muro frontale della chiesa in cui riposa il beato Rosario Angelo Livatino imbrattato con scritte blasfeme e inneggianti al male. Si tratta – prosegue Valentina Garlandi – di un’immagine realizzata con intelligenza artificiale che qualcuno ha postato su Facebook e che velocemente si sta diffondendo nel mondo virtuale. Non è reale. Lo ha assicurato anche il parroco don Giuseppe Maniscalco che invita alla prudenza, a non cadere in queste trappole e a pregare per gli autori tanto delle foto fake che degli atti vandalici dei giorni scorsi. Quanto sta accadendo vede l’intera comunità di Canicattì vittima della trappola della rete e dimostra ancora una volta quanto sia facile rimanerne incastrati. Un episodio, conclude Garlandi, che pone l’attenzione sugli usi dell’intelligenza artificiale, sul limite sottilissimo tra verità e falsità, tra reale e finzione, in un mondo dove si finisce per credere a tutto quello che si vede e legge solo perché postato sui social.” Don Giuseppe, inoltre ha rilasciato una video intervista (vedi qui) a Danila Bonsangue del “Giornale Centro Sicilia, nella quale spiega quanto successo mostrando lo stato dei luoghi.
Riteniamo che quanto è accaduto non è un semplice errore, ma un’offesa intollerabile alla verità. Fabbricare una notizia distorcendo la realtà proprio dove riposa il beato Rosario Livatino – un uomo che per la giustizia e i fatti ha dato la vita – è un atto squallido. Falsare la realtà, alterare i fatti non è uno sbaglio: è una malvagità che calpesta la dignità dei luoghi e delle persone. Di fronte a questi fatti, resta un interrogativo che deve bruciare sulle nostre coscienze: Cui prodest? A chi giova davvero calpestare la memoria e avvelenare la realtà pur di strappare un click o alimentare una polemica sterile?