
Benvenuti nell’era del Califfato Occidentale, quel fantastico luogo geopolitico in cui per difendere a spada tratta le gloriose radici greco-romane e cristiane dall’invasione islamica, si finisce per fotocopiare parola per parola il manuale del perfetto predicatore fondamentalista.
In prima linea tra i grandi teologi di questo nuovo reame c’è Roberto Vannacci, il quale propone con fierezza il modello del patriarcato mediterraneo. Il concetto è rivoluzionario, sfornare maschi alfa granitici, incapaci di versare una lacrima, pronti a dominare le proprie emozioni per proteggere le indifese donne di casa. Nel corso del novecento eravamo passati, con estrema fatica, dal marito capofamiglia alla parità di genere, e dalla donna sotto tutela alla libertà individuale. Ma perché guardare avanti quando ci si può felicemente ribaltare all’indietro?
Ed è qui che scatta la magia del cortocircuito ideologico. Se togliamo la divisa d’ordinanza e ci mettiamo una tunica, la dottrina del generale è praticamente indistinguibile dal fondamentalismo islamico più spinto. Per averne la conferma basta sfogliare la letteratura islamica conservatrice e rispolverare qualche celebre Hadith.
Prendiamo la silloge di Al-Bukhari, dove si legge chiaramente che la donna è la custode della casa del marito ed è responsabile del suo focolare. Un’idea meravigliosamente armonica con il modello del Califfato Occidentale, dove la donna deve stare felicemente protetta tra le mura domestiche a sfornare la futura forza lavoro. O consideriamo l’Hadith tramandato da Abu Dawud, che sottolinea il dovere dell’uomo di nutrire, vestire e proteggere la propria sposa, a patto che lei resti al suo posto. È la stessa identica filosofia: ti proteggo, ti mantengo, ma decido io dove inizia e finisce il tuo spazio nel mondo.
In pratica, due fazioni che sostengono di odiarsi a morte si ritrovano sedute allo stesso tavolo a darsi grandi pacche sulle spalle, e poco importa se preghi verso la Mecca o se citi Giulio Cesare, poiché l’obiettivo comune resta quello di riportare la donna al suo ruolo naturale di moglie, madre e angelo del focolare, sottrarla all’illusione dell’autonomia e smantellare ogni norma moderna contro la violenza di genere o il femminicidio, liquidata come una noiosa ossessione ideologica.
Il richiamo storico di questo Califfato nostrano, del resto, non ha persino bisogno di guardare ad Oriente, basta rispolverare il fascismo, che dell’uomo soldato e della donna fattrice aveva fatto una religione di Stato.
Il paradosso è un capolavoro di comicità involontaria. Nel disperato tentativo di erigere un muro per proteggere l’Occidente dal pericolo del fondamentalismo islamico, la destra radicale ha deciso che la strategia migliore fosse importarne e adottarne l’impianto culturale. Benvenuti dunque nel nuovo Califfato. La fede cambia, il cibo della tradizione pure, ma sul fatto che l’uomo debba comandare e la donna stare al suo posto, gli estremisti di ogni latitudine hanno finalmente trovato l’ecumenicaintesa perfetta.
Da al-Baghdadi a al-Romani il passo è stato breve
Gian J. Morici