L’Organizzazione chiede con urgenza che l’accordo di cessate il fuoco venga esteso al Libano per proteggere i bambini
Il Libano sta affrontando un’escalation della crisi, con un numero crescente di bambini rimasti soli o separati dalle proprie famiglie dopo 24 ore di intensi raid aerei. Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro – è al lavoro per rintracciarli e ricongiungerli con i loro familiari e chiede con urgenza che l’accordo di cessate il fuoco venga esteso anche al Libano, per prevenire ulteriori danni e garantire la protezione dei minori.
“C’è molta incertezza, paura e preoccupazione tra la popolazione libanese. Gli attacchi sono avvenuti senza preavviso e in prossimità di numerose strutture civili, lasciando un ricordo indelebile e drammatico. In pochi istanti la situazione è precipitata: i raid aerei si sono susseguiti uno dopo l’altro. Secondo quanto riportano i media, ci sono stati oltre 100 attacchi aerei in meno di 10 minuti e tutto è accaduto nell’ora di punta, quando le strade erano molto trafficate, le persone si spostavano per lavoro, tornavano a casa e i bambini rientravano da scuola. Molti attacchi hanno colpito contemporaneamente aree residenziali di Beirut, in prossimità di scuole e ospedali. Molti bambini sono stati separati dalle loro famiglie e dai loro cari in tutto il Paese. I nostri operatori stanno lavorando senza sosta per riunire le famiglie, ma purtroppo sappiamo che molte persone hanno perso la vita nei bombardamenti o successivamente in ospedale[1]» ha dichiarato Yara Hamadeh, Responsabile Senior per la Sensibilizzazione, i Media e le Campagne di Save the Children Libano.
«Le notizie riportano di oltre 200 persone uccise ieri dai raid aerei israeliani[2], tra di loro ci sono bambini, ma non siamo in grado di fornire ancora un bilancio definitivo poiché il numero delle vittime è ancora in aumento. Tutto questo in un Paese già devastato dalla guerra, dove le infrastrutture pubbliche sono già al limite. Almeno 1,2 milioni di persone sono già sfollate in tutto il Libano e più di una persona su dieci nel Paese vive in rifugi collettivi. Molti studenti si trovano ad affrontare il sesto anno di istruzione interrotta. Un bambino continua a ripetere al nostro staff che vorrebbe solo che le cose tornassero come prima. I minori vogliono tornare a casa, alle loro abitudini, alle loro famiglie. Come libanese, essere un operatore umanitario è l’unica cosa che mi aiuta ad affrontare la situazione. Così sento di avere un impatto, di aiutare, di contribuire e di sostenere, soprattutto i più piccoli. Nutro la speranza che un giorno non ci limiteremo più a rispondere alle crisi e a raccontare continuamente ciò che sta accadendo in Libano» ha concluso Yara Hamadeh.
Save the Children sta intervenendo in tutta la regione, con programmi in Libano, nel Territorio Palestinese Occupato, in Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. In Libano i team stanno distribuendo kit igienici, per neonati, materassi e coperte alle famiglie sfollate a causa dell’escalation del conflitto. Nel Territorio Palestinese Occupato l’Organizzazione continua il supporto economico di emergenza laddove i mercati lo consentono e mantiene aperte le aree dedicate a madri e neonati per sostenere la nutrizione materna e infantile. In Siria sta ampliando i programmi di protezione dell’infanzia, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari, nonché il supporto sanitario e nutrizionale per le persone in arrivo dal Libano.
[1] Secondo i rapporti delle Nazioni Unite https://news.un.org/en/story/2026/04/1167268
[2] Secondo il Ministero della Salute pubblica libanese.