
Non facciamo i finti moralisti, che di uomini e di donne, al mondo, in odor di santità non c’è quasi nessuno. E più in alto si va, nelle sale del potere, nel mondo dell’economia e nella vita pubblica, diminuiscono gli altari e aumentano le lenzuola. Il fenomeno dei potenti che favoriscono amanti o partner attraversa i secoli, spaziando da dinamiche di potere quasi feudali a scandali moderni.
Tralasciamo il mondo dell’economia, quello del datore di lavoro, che sia esso un alto dirigente d’impresa o un modesto imprenditore che si fa la sua segretaria, per guardare a quello che non è solo un interesse privato. Del datore di lavoro che si dà da fare con la segretaria, non ci importa nulla, i soldi sono i suoi e la vicenda, al massimo, riguarda una moglie o un marito traditi e il pettegolezzo del vicino di casa.
Quello che più ci tocca da vicino, è quando la patta dei pantaloni che non si sa tener chiusa è quella di chi assume un ruolo politico di governo di un paese.
La storia della patta dei pantaloni parte da molto lontano, quando il confine tra vita privata e incarico pubblico divenne più labile, trasformando le amanti in vere e proprie figure istituzionali.
Già ai tempi di Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) e Giulia Farnese, la cosiddetta “Bella di Roma”, il nepotismo sessuale mise le sue radici, sempre più in maniera pubblica. Giulia Farnese, amante ufficiale del Papa, grazie a questa relazione fece nominare suo fratello, Alessandro Farnese, cardinale (venendo soprannominato “il cardinale della gonnella”), divenuto in seguito egli stesso Papa (Paolo III).
Luigi XV e Madame de Pompadour (Francia, XVIII secolo), fu l’esempio massimo della favorita reale, ricevendo titoli e castelli, e divenendo una sorta di Ministro ombra, influenzando così nomine diplomatiche, alleanze militari e promozioni a corte.
Un altro noto per elevare le sue amanti a ranghi nobiliari elevatissimi e garantire ai figli illegittimi cariche militari e rendite pubbliche vitalizie, creando una nuova aristocrazia basata esclusivamente sul favore personale, fu Carlo II d’Inghilterra.
Neanche François Hollande, il Presidente francese in motoretta, fu immune da scandali sessuali. La sua storia con Julie Gayet, sebbene non ci sia stata una nomina pubblica diretta, diede scandalo quando si scoprì che il Presidente utilizzava risorse dello Stato (scorta e appartamenti) per gestire la sua relazione segreta con l’attrice – poi divenuta sua moglie –, sollevando dubbi sull’uso improprio di fondi e personale pubblico per fini privati.
Un po’ come dire che tutto il mondo è paese, non volendo usare altre metafore pelosette.
Diversa, e forse più pericolosa, la storia tra John F. Kennedy e Judith Exner, scoperta anni dopo la morte di JFK, quando divenne di pubblico dominio che la sua amante Judith fungeva da tramite tra il Presidente e il boss mafioso Sam Giancana. In questo caso il “favore” non era un incarico ufficiale, ma un pericoloso accesso privilegiato a informazioni e corridoi del potere.
Rimanendo oltre i confini europei, è impossibile non citare il caso di Bill Clinton e Monica Lewinsky. Forse servì a dimostrare che anche oltreoceano non sono da meno, sfatando l’idea che certi comportamenti siano un’esclusiva dei latini.
Evito di menzionare Donald Trump, giusto per risparmiare al lettore un forte senso di nausea, con relativi conati di vomito…
Restiamo nel bel paese, quello della pizza e del mandolino.
Uno dei protagonisti principali di storie di mutande, fu certamente quel tale Silvio Berlusconi con il “Caso Ruby”, che stando a quanto si apprese all’epoca dei fatti era anche piuttosto spilorcio nel compensare le prestazioni delle protagoniste dei “bunga bunga”. Eh sì, quelle le pagava di tasca propria. In compenso, sebbene la vicenda principale riguardasse questioni giudiziarie diverse, lo scandalo portò alla luce come diverse frequentatrici delle serate di Arcore avessero ottenuto candidature politiche o incarichi. Un esempio fu la nomina di Nicole Minetti nel listino bloccato per il Consiglio Regionale della Lombardia, ruolo ottenuto nonostante la mancanza di una precedente carriera politica.
Silvio Berlusconi giocò un ruolo decisivo nella promozione politica di figure femminili – come dimostra il caso di Mara Carfagna, la cui carriera è stata sostenuta dal leader fino alla nomina ministeriale – per concludere infine con le elezioni del 2018, quando privilegiò la candidatura di Marta Fascina, a scapito di altre, come accaduto con l’esclusione di Nunzia De Girolamo. Questo “metodo” sollevò polemiche interne al centro-destra, con esponenti locali che criticarono la scelta di blindare nei listini proporzionali candidate giovani e con scarso consenso elettorale, trattandole alla stregua di grandi leader nazionali.
Passano gli anni, cambiano gli uomini, e la storia non cambia: alla patta dei pantaloni non si mette lucchetto.
Uno dei casi più recenti e discussi è stato quello di Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia, quando l’allora Ministro fu coinvolto in uno scandalo legato alla nomina (poi smentita dal Ministero ma sostenuta da Boccia con prove digitali) di quest’ultima come “Consulente per i Grandi Eventi”. La vicenda portò alle dimissioni del Ministro nel settembre 2024.
Finito tutto lì? Assolutamente no.
Dopo il terremoto del caso Sangiuliano, la politica italiana continua a seguire un copione già scritto, dove gli scandali sentimentali – o pseudo tali – tornano a intrecciarsi con nomine e favori istituzionali. Questa volta al centro della scena c’è Claudia Conte, giornalista e scrittrice, che ha recentemente ammesso la sua relazione con il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, scatenando un nuovo caso politico a Palazzo Chigi.
Nonostante la giovane età, la donna vanta una presenza pervasiva nelle istituzioni. È stata nominata consulente per la Commissione parlamentare sulle periferie e ha ottenuto incarichi presso la Scuola di perfezionamento delle forze di polizia, ente che fa capo proprio al Viminale. La sua ascesa professionale è scandita da numerosi riconoscimenti e ruoli di prestigio, come la direzione del Ferrara Film Festival e la partecipazione a eventi di alto livello con esponenti del governo e delle forze armate.
Al di là di ogni facile moralismo sulla condotta sessuale dei singoli, politici o meno, resta il problema che non è accettabile che siano i cittadini a finanziare, direttamente o indirettamente, i privilegi concessi alle amanti dei potenti.
Un Paese non può e non deve essere governato dai capricci che nascono sotto le lenzuola; la cosa pubblica esige che il merito e l’interesse collettivo restino ben separati dalle avventure di letto.
Un giorno o l’altro, rischiamo di ritrovarci la tassa di letto del ministro tal dei tali nella bolletta della luce, senza che provi nemmeno quel minimo senso del pudore che lo impedirebbe.
Gian J. Morici