L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale e ai donatori di aumentare urgentemente i finanziamenti per rispondere ai bisogni essenziali di bambini e famiglie sfollati dal conflitto in corso nell’est della RDC.
Dal 6 dicembre, oltre 84.000 persone provenienti dal Sud Kivu hanno attraversato il confine con il Burundi per sfuggire ai combattimenti e ai bombardamenti, portando il numero totale di rifugiati e richiedenti asilo congolesi nel Paese a più di 200.000[1].
Molte famiglie hanno affrontato un viaggio pericoloso a piedi, durato tre o quattro giorni, dormendo all’aperto e attraversando fiumi in piena, prima di arrivare esauste e disidratate nei centri di transito sovraffollati, che offrono un riparo temporaneo prima del trasferimento in strutture più stabili.
La grave carenza di cibo, acqua potabile, servizi igienici, alloggi e assistenza sanitaria nei centri di transito espone i bambini al rischio di epidemie di malattie potenzialmente letali come il colera. I bambini e le bambine, inoltre, sono stati costretti ad abbandonare la scuola. Il 17 dicembre scorso, il Governo del Burundi ha dichiarato lo stato di emergenza
Rosine*, madre di sette figli, fuggita con il marito, i bambini e la sorella minore. Racconta di essere rimasta coinvolta nei bombardamenti nel suo villaggio. “Le bombe hanno iniziato a cadere sul nostro villaggio. Hanno ucciso molte persone. La casa del mio vicino è stata colpita e tante persone sono morte nell’esplosione. Abbiamo contato 30 vittime.” Quando le violenze sono aumentate, la famiglia di Rosine è scappata in preda al panico, lasciando dietro di sé la sua attività, i beni e la madre ferita. “Abbiamo lasciato mia madre in Congo. Aveva avuto un incidente poco prima del conflitto e non poteva correre. Non sappiamo se sia viva o morta”. Ma il viaggio verso la salvezza è stato pericoloso. Per raggiungere il Burundi, la famiglia ha dovuto attraversare un fiume in piena. “L’acqua mi arrivava al petto. Se non fosse stato per mio marito, non ce l’avremmo fatta. Una delle mie bambine è stata trascinata via dalla corrente, ma fortunatamente mio marito e altri uomini sono riusciti a salvarla”.
Ora, nel centro di transito, Rosine* racconta che la fame è la loro sfida quotidiana. “I miei figli mangiano solo una volta al giorno. A volte non mangiano affatto perché non abbiamo acqua per cucinare. La tenda è piccola, si allaga quando piove e i bambini dormono per terra. Stiamo soffrendo molto”. Save the Children sottolinea che donne e bambini sono i più colpiti, arrivando esausti e gravemente traumatizzati. Come racconta Rosine*, i suoi figli sono ancora terrorizzati dal rumore delle esplosioni. “Il suono degli spari e delle bombe li ha terrorizzati. Ancora oggi, quando qualcosa cade, si spaventano e pensano che i bombardamenti siano ricominciati”.
I bambini nei centri di transito raccontano di aver dovuto interrompere gli studi. Tina*, 9 anni, fuggita con la madre Lucia* e quattro fratelli, sogna di tornare a scuola: “Andavo a scuola, ero in terza elementare. Amo studiare. Quando sono iniziati gli spari, ho avuto tanta paura. Non ho preso i miei libri quando siamo scappati. Voglio continuare a studiare e voglio diventare un medico.
Qui non c’è cibo e fa troppo freddo. L’ultima volta che ho mangiato è stato ieri”.
Sua madre Lucia*, che ha camminato tre giorni con i figli per raggiungere il Burundi, teme per il loro sostentamento. “Abbiamo dormito lungo la strada, sotto la pioggia, senza nulla per coprirci. I miei bambini si stanno ammalando per il freddo, la pioggia e perché non mangiano abbastanza”.
“I bambini in fuga dal conflitto nella RDC stanno pagando il prezzo più alto delle violenze. Arrivano in Burundi traumatizzati, affamati ed esausti. Molti hanno assistito alle uccisioni, perso familiari e abbandonato la scuola da un giorno all’altro. Ora le famiglie hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile, rifugi sicuri, assistenza sanitaria e spazi a misura di bambino per aiutare i più piccoli a superare il trauma delle esperienze vissute. Senza ulteriori fondi immediati, rischiamo di non riuscire ad aiutare bambini e bambine che hanno già perso così tanto. La comunità internazionale deve agire subito per proteggerli mentre scappano dal conflitto e assicurarsi che non vengano dimenticati” ha dichiarato Geoffrey Kirenga, Capo Missione in Burundi perSave the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Save the Children, insieme ad altre organizzazioni umanitarie, sta fornendo supporto alle famiglie. L’agenzia distribuisce articoli per l’igiene e la cura personale, tra cui kitenges (teli di stoffa utilizzabili per vestiti o lenzuola), indumenti intimi, sapone, kit per l’igiene femminile per ragazze, donne incinte, madri con bambini piccoli e donne anziane. I bisogni purtroppo superano di gran lunga le risorse disponibili. Il Governo del Burundi ha lanciato un appello con l’ONU e i partner per raccogliere oltre 33 milioni di dollari destinati a fornire aiuti umanitari a 90.000 nuovi arrivati negli ultimi quattro mesi, ma solo il 10% di questa cifra è stato finora raccolto.
Save the Children chiede alla comunità internazionale e ai donatori di aumentare urgentemente i finanziamenti per rispondere ai bisogni essenziali di bambini e famiglie sfollati dal conflitto in corso nell’est della RDC.
Save the Children opera in Burundi dal 2016, fornendo servizi di protezione dell’infanzia, prevenzione e risposta alla violenza di genere, salute, governance dei diritti dei bambini e istruzione. Il nostro team in Burundi supporta migliaia di bambini e bambine sfollati e le loro famiglie.
*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato.
[1] Dati UN