Sanità, Nursing Up: gravi carenze di personale, riposi compensativi nel dimenticatoio ed infermieri con più di 100 giorni di ferie arretrate e centinaia di ore di straordinario che le aziende sanitarie non pagano

ROMA 6 MAGGIO 2022 –  «Le Regioni ed il Governo devono uscire dalla empasse creatasi, e mettere a disposizione le risorse aggiuntive previste dalla legge di bilancio sbloccando, finalmente, l’atteso atto di indirizzo rivolgendo un’attenzione particolare alla valorizzazione del personale infermieristico e delle altre  professioni sanitarie».

Così Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up.

«Mentre il Contratto delle Funzioni Centrali è già stato sottoscritto da lungo tempo, quello della sanità procede a rilento, a causa dall’inerzia di Governo e Regioni. E’ necessario che la politica si svegli, e che mostri attenzione e rispetto verso i lavoratori della sanità!».

Fatta questa necessaria premessa, tra le tante questioni che la delegazione del Nursing Up ha sottoposto al tavolo negoziale, c’è la problematica del lavoro straordinario effettuato dai dipendenti, attività che troppe  aziende sanitarie impongono, ma che non fanno recuperare e che nemmeno pagano .

Abbiamo contezza di colleghi infermieri, racconta De Palma,  soprattutto nelle regioni del nord, ma il fenomeno si presenta anche in altre realtà, dove colleghi infermieri denunciano di avere arretrati che raggiungono anche i 110 giorni di ferie, che non hanno potuto utilizzare a causa delle gravi carenze di personale. Troppo spesso gli stessi colleghi  “vantano”  anche crediti di centinaia di ore di straordinario, che tuttavia non vengono pagate.  

Vi sono addirittura alcuni casi, che talune aziende hanno il barbaro coraggio di giustificare come “meri errori”, in cui un infermiere passa da un credito di ore di lavoro straordinario del mese precedente pari a circa 90, a quello del mese successivo successivo, pari a circa 42, senza che il dipendente abbia mai recuperato e senza che gli sia stato pagato alcunché.  

Insomma, quello che accade, è che, pur avendone fatto richiesta, gli infermieri e le infermiere dei quali si parla , non riescono a usufruire (le aziende li negano per ragioni di servizio) dei riposi compensativi nei 4 mesi indicati dal contratto, addirittura, a volte neppure nei periodi successivi, visto che proprio il contratto prevede che tali riposi possano essere utilizzati entro il termine massimo di 4 mesi.  

E poi ci sono quei colleghi che non hanno richiesto di usufruire dei riposi compensativi nei 4 mesi previsti (è una loro facoltà) e che non hanno nemmeno richiesto di aderire alla banca delle ore (pure questa è una loro facoltà). A questi colleghi andrebbe retribuito il lavoro che l’azienda ha chiesto loro di prestare, ma nella maggior parte dei casi le aziende si voltano dall’altra parte . Sono troppi quegli enti che , invece  di pagare le ore lavorate, lasciano che le stesse si accumulino nel tempo, senza retribuirle, parliamo di migliaia e migliaia di ore di straordinario messe in stand by, mentre alcuni altre aziende pagano, di tanto in tanto, ma solo a sparute unità di personale, omettendo di retribuire tutti gli aventi diritto.

Queste problematiche si presentano, sia a causa di un’interpretazione “strumentale” del CCNL da parte di alcune aziende sanitarie , sia tramite l’imposizione di prassi, che si dimostrano lesive dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. 

Come Nursing Up abbiamo denunciato con forza, al tavolo contrattuale, questi problemi, chiedendo l’introduzione di un principio sacrosanto, che sembra scontato ma che invece manca dal testo del CCNL, e cioè “che lo straordinario che l’Ente chiede di effettuare, e che il dipendente non può recuperare, per impossibilità dovuta a cause di servizio o per propria scelta, deve essere retribuito.

Insomma, le regioni non possono pensare di mandare avanti la sanità in questo modo, a dispetto delle gravi carenze di personale!

Le aziende sanitarie non possono spremere come limoni gli infermieri, salvo poi lamentarsi quando questi, vessati e frustrati dal  pessimo trattamento loro riservato, decidono di dimettersi per andare a lavorare in privato, oppure negli altri paesi della Ue.

Nei giorni scorsi, in uno dei nostri tanti comunicati-inchiesta, abbiamo riportato i dati allarmanti delle dimissioni volontarie di centinaia di infermieri dipendenti delle asl dei comuni lombardi, cosiddetti di confine, che fuggono letteralmente verso il Ticino, attirati da stipendi certamente più dignitosi e da condizioni lavorative diametralmente opposte alle nostre.

Alla luce di quanto denunciato in merito a straordinari non pagati e riposi compensativi finiti tristemente nel dimenticatoio, nonché ai casi di centinaia di giorni di ferie arretrate, qualcuno osa ancora chiedersi come mai i nostri operatori sanitari decidono di lasciare il nostro SSN per lavorare all’estero?

Si signori, sono anche  queste le problematiche che un buon contratto deve affrontare, e che possono sfociare in quel un clima di pericolosa disaffezione, che porta, appunto, alle ormai note fughe verso altri Paesi, oppure, ancor peggio, a  dimissioni volontarie degli infermieri con drastiche decisioni di cambiamenti di vita. 

E non si dimentichi come, agli occhi di quei giovani che dovranno rappresentare l’indispensabile ricambio generazionale, la nostra nobile professione, che comporta un complesso e duro percorso di studi, perde inevitabilmente di appeal, con tutte le conseguenze negative che ne conseguono, per un sistema sanitario che, invece, ha sempre più bisogno dei professionisti infermieri, delle loro conoscenze e competenze, alla luce delle rinnovate e sempre più complesse esigenze della collettività.

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