Vendesi luogo comune – di Ettore Zanca

Pregiatissima azienda di telecomunicazioni Italiacom Spa

Senza dubbio credo meritiate un plauso. Il vostro obiettivo è raggiunto, io sto parlando di voi e vi sto facendo pubblicità. Il gioco è ripetitivo e già visto, da Oliviero Toscani e la Benetton, al Festival di Sanremo, passando per Marie De Filippi e D’Urso varie. L’importante non è parlare della signorilità o della classe, l’importante è parlarne.

La foto con la quale proponete ai Siciliani delle tariffazioni agevolate per la comunicazione mobile non lascia spazio a dubbi. Uomo con la coppola e sguardo torvo. Slogan che non fa una piega. “Finalmente i siciliani parleranno!”. Infatti, io sono siciliano e parlo.

 

Qui non si tratta nemmeno del cattivo gusto in sè, che potrebbe anche essere stravisto. Credo che qui si vada oltre. Mi sarei aspettato una gaffe del genere da una azienda straniera che prova a sbarcare in Italia con il suo brand, invece apprendo tramite la vostra home page (vi ho anche fatto una visitina, doppio obiettivo raggiunto!), che la vostra sede sociale è a Palermo e tra i vostri partner c’è Telecom. Non vorrei continuare che sembra che faccio anche un favore.

 

Sono dispiaciuto perchè non solo avete utilizzato un luogo comune, ma anche abbastanza desueto. A credere a questo tipo di omertà puramente siciliana siete rimasti voi e i rappresentanti delle istituzioni che sostengono ancora che la mafia si trovi solo in Sicilia. Non solo, ma che questa mafia ancora vada in giro con la coppola.

 

Anche i sassi, notoriamente più intelligenti di certa politica, o forse di certa gente che ancora ci crede, sanno che ormai la vera criminalità organizzata si quota in borsa, ma questo non lo si sente dire adesso da certi professionisti della lotta dietro una scrivania, lo disse uno sul campo, che si  faceva il mazzo, tale Giovanni Falcone, che nei primi anni 90, implorava di fermare certi traffici di denaro pericolosi che vertevano verso imprenditori del nord, dalla mafia e che ormai la stessa Cosa Nostra indossava il gessato e aveva il “sole 24 ore” sotto al braccio (nel senso di fonte di  informazioni sull’alta finanza, altrimenti qualche mente raffinatissima, come direbbe il buon caro Giovanni, pensa che stia offendendo il giornale).

 

Pertanto già l’immagine dell’uomo in coppola è usata e vecchia.

 

Per non parlare dello slogan, che in un attimo si pesta sotto i piedi la parte di Siciliani onesti e indignati. Quelli che faticano e lottano per non andarsene da una terra che ogni giorno concede sempre meno lavoro, che da lontano sognano di tornare con il cuore a pezzi ogni volta che in Tv vedono i luoghi natii, a distanze siderali.

 

Quei siciliani parlano da tempo e certo senza bisogno di voi. Parlano e denunciano, molti di loro in moti spontanei e non politicamente organizzati, hanno preso a calci in culo, senza metafore, i rappresentanti dello stato che nella Cattedrale di Palermo durante il funerale, osarono farsi vedere dopo aver lasciato solo Giovanni Falcone.

 

Gli stessi siciliani che provarono a ribaltare un’auto blu, farcita dal suo bel tomo politico all’interno e le forze dell’ordine non picchiarono con i manganelli, ma dissuasero la gente in lacrime, pregandoli di desistere con frasi del tipo “picciotti, semu patri ri famigghia tutti quanti, pi cortesia finiemula”, ragazzi siamo tutti padri di famiglia, vi prego basta. 

 

 

Anche loro quasi condividevano l’operato, dentro quelle bare c’erano colleghi, ma dovevano fare il loro dovere. Si sussurra che alcuni poliziotti si erano messi in borghese e avevano preso un giorno di permesso per potere esprimere la loro rabbia liberamente. Si dice.

Forse a voi fa comodo andare sullo standard dell’omertà, ma c’è ancora chi denuncia, chi si ribella al pizzo e chi non cede ai ricatti. Non è solo una perdita di stile la vostra è un’offesa e nemmeno tanto originale. Sembra il modello tedesco, quello per cui gli italiani erano tutti “manciaspachettisuonamantolino”, oppure quando i palermitani dichiarano di essere tali a qualcuno “del continente” e si sentono rispondere dal buontempone di turno, “miinchia Palemmo…che tenete la lupara a casa?”. Ecco lo stile e la simpatia che per me si è raggiunto è questo. Lo stesso luogo comune porta certa stampa a parlare del silenzio di una cittadina del nord su un efferato omicidio e qualificarla come “riservata”, mentre contemporaneamente per un delitto similare una cittadina del sud viene definita “omertosa”.

 

L’infelicità poi trova il culmine anche se penso che si poteva avere uno stile diverso nel parlare di Palermo, magari citare qualche frase dotta del Gattopardo o scomodare immeritatamente il maestro Camilleri o Sciascia, oppure fare come lo slogan di una banca che sponsorizzò il Palermo calcio: “quando tutti vedevano il futuro nero, noi lo vedevamo anche rosa”, alludendo al colore delle maglie. Ci sono spot che hanno classe irragiungibile, mi piace pensare a quello della Chicco, con la canzone di Vasco “vita spericolata” a sottolineare l’esistenza bella e piena di guai del fare il genitore.

 

Avete perso una occasione. Forse avete ottenuto lo scopo, l’indignazione fa pubblicità e crea rumors, ma non so se alla lunga paga. Come tutti i luoghi comuni. Da sempre ascoltiamo canzoni con le rime pastose e banali, forse gradevoli, ma normali.

 

Tempo fa ho ascoltato una canzone dei Negrita, “brucerò per te” particolare già di per sè, ma se ascoltata pensando che è dedicata alla moglie del leader, Pau, molto malata, schizza tra le dichiarazioni d’amore più belle in musica. Questo per dirvi che a volte uscire dai luoghi comuni spacca e voi non lo avete fatto.

 

A volte per intenerire e colpire dritto allo stomaco occorre che amore non faccia rima con cuore, ma con tumore, è meno di moda, ma le persone intelligenti rimangono più a lungo ad ascoltare. Bastano immagini poetiche e struggenti di un dramma per tenere ancorati a un messaggio.

 

 

Con deferenza, uno che non sarà vostro cliente.

 

 

Ettore Zanca

 

 

 

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