Città del deserto

di Sara Milla

Aveva scelto gli avocados al mercato. Un piccolo mercato, poco fornito, al confine con il deserto. Prima di andare via da lì, dopo aver sistemato nella sporta i tre frutti ben maturi, con la coda dell’occhio si era spinta oltre la linea misera del mercato. Verso il deserto. Dove era sua figlia.

Oggi avrebbe cucinato. Si era svegliata al mattino, sorgendo da sogni subito dimenticati, e non aveva in mente che di vestirsi e cercare tre avocados maturi. Voleva cucinare il guacamole.

Non aveva pensato a lei tutta la mattina. Non c’era stata la loro solita conversazione. Semplicemente lei non c’era. Lentamente si era insaponata e sciacquata sotto la doccia. E poi asciugata, con scrupolo. Aveva ripreso dalla stampella il suo vestito leggero, poco più che una vestaglia di cotone, e dal chiodo al muro, slacciato il manico della sua sporta di plastica. Le scarpe con il mezzo tacco erano vicino la porta. Le aveva infilate ed era uscita. Non aveva neppure girato gli occhi verso la fotografia. La fotografia semplicemente non occupava i suoi pensieri. Quella mattina non c’era che il guacamole. L’avrebbe servita ad apertura di pasto con tortillas e tacos. Aguacates, tres aguacates, avrebbe chiesto alla vecchia. La vecchia aveva un fazzoletto marrone sfrangiato intorno alla testa. La mattina era fredda, e il mezzogiorno sarebbe stato infernale. Era riuscita a camminare guardando l’ammattonato dei marciapiedi, o a volte il traffico sulla strada, ma per lo più la punta nera delle sue scarpe. Il sole era già alto sopra il mercato, e la frutta marciva. Le serviva del lime e si avvicinò alla cesta per sceglierne. Poi girò ancora tra i banchi, o le stuoie cariche di merce stesa ad incendiarsi al sole. Pagò e mentalmente fece il conto del resto che le spettava. Poi a passi lenti riattraversò la città. Non era quello l’unico mercato, ed era anzi lontano dal suo quartiere. Ma era nei pressi di una fabbrica. E da lì si sentiva l’odore del deserto confuso al sentore di verdure appassite e avocados sfatti. Il suo acquisto era decente. Prese un fazzoletto dalla borsetta e se lo girò sul capo. Il calore era veramente insopportabile e lei doveva continuare a pensare. Sarebbe tornata a casa. Consegnati al tavolo bianco i suoi acquisti. Avrebbe preso il grembiule lasciato sulla sedia, e se lo sarebbe stretto intorno alla vita. Alza gli occhi. Di lato la strada è lucida, e l’asfalto molle. Le macchine arrancano in fila. Le sembra che ci sia silenzio, o è solo lei che non ascolta. Avrebbe tagliato gli avocados a metà. E tolto il nocciolo centrale. Poi li avrebbe spellati. Doveva mettere in fila tutti gli ingredienti prima, doveva averli davanti, come soldati,  per non dimenticarne nessuno. Dimenticava tutto. L’acqua sul fuoco. I panni nell’acqua, il piumino sul tavolo, i fiori al sole, le mani in grembo. Cercava gli occhiali e poi li aveva  sul naso, il fazzoletto e lo teneva in tasca. La croce sul muro, ed invece l’aveva tolta. Avrebbe ridotto la polpa in tanti piccoli dadini. Con il suo piccolo coltello, avrebbe segnato il frutto e cercato di ipnotizzarsi con cubetti approssimativamente tutti uguali. Avrebbe  aggiustato il ritmo del suo respiro sul suono del coltello che batteva sul tagliere. Guardare bene, tanti dadini bianchi opale. Poi li avrebbe divisi in due porzioni. Una parte raccolta in una ciotola, al riparo nella sua ciotola azzurra. Attraversare la strada ora le sembra faticoso. Niente le impedisce di fermarsi al limite del marciapiede. Il fazzoletto si è sciolto, e le cocche le ciondolano dalle guance. Se ora si alza il vento lo perderà. Tuttavia rimane ferma, all’ombra del semaforo. La gente la sfiora. Tutti si muovono. Aspetta di entrare nell’onda, ma il movimento esterno non ha corrispondenze dentro di lei. La doppia linea del marciapiede le sembra la sbarra di un passaggio a livello. Non può superarla. Le capita spesso, ed ora non ha più paura. Aspetta. Avrebbe schiacciato la polpa con il pestello fino a ridurla in poltiglia, più simile ad una crema. Ecco muove il primo passo e il corpo la segue. Ora si dirige verso la parte nord della città. Quello era il tratto che seguiva anche lei. Per tornare a casa. Ma forse a quel semaforo non ci era mai arrivata. Schiacciare con il pestello, o una forchetta. Poi tritare aglio cipolla e peperoncino, insieme. Il rosso delle spezie una volta la rallegrava. Sente che un passo dietro l’altro si sta allontanando. La linea gialla sporca del deserto le grida infuocata alle spalle. Se solo lei fa l’atto di girarsi, tutto tace, la terra è piatta, rovente, muta. Forse ci sarà troppo rosso nella sua ricetta, dovrà spellare i pomodori e aggiungerli, togliere i semi, aggiungere alla crema. Dovrà grattugiare via la buccia al lime. Potrà farlo. Farà tutto lentamente, che passi il giorno. Al lato del marciapiede ci sono le vetrine di un negozio di abbigliamento. I manichini mostrano gambe e braccia nudi. Top bianchi, pantaloni rossi. Si ferma. Non sa cosa sta guardando. Piegata sul fondo della vetrina c’è una camicetta di seta verde. Non l’hanno venduta. E’ passato troppo poco tempo forse? O era l’anno passato ed è tornata l’estate e quella camicetta è ancora di moda. Lei stava mettendo i soldi da parte per comprarla. Avrebbe spremuto il lime, avrebbe infilzato il lime sullo spremiagrumi, ci si sarebbe appoggiata con tutta la forza. Dalle sue palpebre non scendeva succo, voleva veder piangere il lime.

Non c’è ora che una nuvola rapida che attraversa il riflesso della vetrina. Si alza il vento. Si muove.

Avrebbe avuto vent’anni e la camicetta verde. E la torta, e le tortillas col guacamole. Non doveva dimenticare la polvere di cumino, ma forse era finita? Sarebbe passata dal droghiere. Sale, abbondante pepe macinato. Poi avrebbe aggiunto olio, e alla fine la polpa degli avocados. Mescolare, riposare.

Riposare. Ora la vetrina era un’altra, più piccola. Il droghiere si affannava dietro il banco. C’era ancora tanta gente da servire. Coprire il guacamole e farlo riposare per mezz’ora, i sapori si sarebbero amalgamati. I pensieri si sarebbero confusi. Lei non li avrebbe più distinti. Ora se ne esce con il suo cartoccio. Avrebbe fatto della carne alla griglia, o impanata, la salsa sarebbe stata eccellente. E avrebbe invitato i suoi amici. Il sole non ha iniziato a scendere, ma il vento filtra a raffiche nel vicolo. Si addossa all’angolo della strada, mentre il vento le taglia via il fazzoletto. Lei non fa in tempo a trattenerlo, lo vede sparire per il vicolo. Era suo, lei lo teneva intorno al collo. Lo avevano trovato piegato nella sua borsetta. La sola cosa pulita che avevano trovato. La sola cosa riconoscibile. E ora il vento se lo portava via. Lo avrebbe dimenticato, si diceva, avrebbe dimenticato anche questo angolo, e questo vento, e l’ultimo lembo di sua figlia che spariva.

Ora sale le scale. Deve cercare il biglietto, lo deve scrivere accuratamente. Le deve dire che non potrà non andare tutti i giorni verso il mercato per vedere il deserto. Perché è lì che l’hanno trovata. E non era la sola. Oggi preparo il pranzo della tua festa. Ecco, solo ora aveva ricominciato a parlarle. Ed era per le scale. Il mondo non sa dove tu mi hai portata. E io la notte ti sento gridare. Posso fare per te solo il guacamole, non ho altro da darti. Ora apre la porta e la richiude piano. Quando tornavi dalla fabbrica eri talmente stanca e io non facevo rumore. Non può evitare la fotografia. Quanti anni fa  dormivi nel deserto? Cinque anni? Dimenticherò presto anche questo, che le parole e i numeri e i nomi si aggirano come filo spinato. Ora vado in cucina. E questa sera per la tua festa sarà tutto pronto, anima mia.

Sara Milla

* A Ciudad Juarez, una cittadina di confine del Messico, scompaiono ogni anno molte giovani donne. I primi casi documentati, risalgono al 1993. Nel 2001, il terrore si diffonde anche nella città di Chihuahua.

Si tratta di giovani donne, provenienti da ambienti poveri, che vengono rapite, tenute prigioniere e sottoposte a feroci violenze sessuali, prima di essere uccise.

Mentre il governo si disinteressa di questa strage, che passa inosservata anche ai nostri occhi, i familiari di giovani ragazze continuano a vivere con il terrore di vederle uscire da casa, senza sapere se faranno più  ritorno.

Sara Milla, ha voluto dedicare a queste giovani vittime il suo racconto,  scritto  in occasione della visita in Italia delle madri e maestre di queste ragazze che si sono riunite in associazione, per chiedere giustizia.

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