Consiglio Comunale. Eletto il Presidente del Consiglio. Una fissa e due variabili

Consiglio comunale stamattina, per eleggere il nuovo presidente del Consiglio.
Sala gremita da giornalisti ai quali è stata offerta una delle scene più squallide che quest’aula abbia mai prodotto.
Che ci fossero tensioni nell’aria, lo si è capito fin da subito.
Il primo a chiedere la parola è stato il consigliere Arnone.
“La dialettica politica – ha affermato Arnone -, ha prodotto un risultato di qualità. Due possibili candidati alla Presidenza, le cui doti sono conosciute a noi tutti”.
Dopo aver elogiato Francesco Alfano, ricordando come lo stesso fosse stato da lui proposto per le indubbie qualità morali e per la grande competenza (lo ha definito uno dei padri del Piano Regolatore), ha precisato che la sua parte politica anziché proporlo come candidato di tutti, lo ha proposto in rappresentanza dei partiti e, a quel punto, Arnone avrebbe deciso di votare Marchetta, al quale riconosceva le stesse doti.
Le tensioni in aula sono aumentate, dopo che Arnone ha proposto di mettere un pannello in un angolo dell’aula, affinche si votasse dinanzi a tutti, senza correre il rischio che i consiglieri fotografassero con il telefonino il proprio voto, per dimostrare l’obbedienza alle direttive del padroncino politico di turno.
Giochi che il consigliere ha affermato di ben conoscere, portando come esempio sé stesso e i giochi che in altre occasioni si possono affinchè venga individuato chi ha votato : Giuseppe avv, Arnone; Arnone avv. Giuseppe etc.
Qualche reazione dura alle parole di Arnone, da parte di alcuni consiglieri.
Poi l’intervento di Calabrese, che accusa quanti contrari a votare in aula, di avere qualcosa da nascondere… “io potrei votare sull’urna”, dichiara Calabrese.
Gli animi si scaldano ancora di più.
Colpo di grazia alla serenità dell’aula, da parte di Arnone che cerca di coinvolgere Francesco Alfano. “Sono sicuro delle difficoltà di Alfano, che vede i suoi sponsor…”.
Non termina la frase. Alfano lo blocca. Chiede un attimo di serenità. Ma quale serenità ci può essere in un’aula dove le voci che si rincorrono nei corridoi, sono quelle relative ad acquisti di voti dell’ultima ora?
Di telefonate dai ‘piani alti’, molto alti.
Interviene il consigliere Saieva: “Qui c’è chi vorrebbe spiegare alla lavagna cosa c’è da fare. Noi non abbiamo bisogno di fare giochetti. C’è forse chi invece è abituato a farli questi giochetti. Lo hanno anche detto…”, ogni riferimento non è casuale…
Toni ancor più accesi. Quasi violenti. Il consigliere Amato accusa Marchetta di aver scelto come scrutinatori solo quelli appartenenti alle forze che lo appoggiano.
Proprio l’atmosfera serena di chi ha fiducia l’uno nell’altro.
A chiedere di abbassare i toni, i consiglieri Miccichè e Maria Pia Vita.
Si va al voto. Si vota in aula così come aveva chiesto Arnone.
15 voti Marchetta. 12 voti Alfano. 1 voto Picarella. 1 voto Arnone. Un paio di franchi tiratori, avvantaggiano Marchetta, che nonostante tutto non ce la fa. Si va la secondo turno, con il quale viene eletto Presidente del Consiglio Francesco Alfano.
Abbiamo assistito a un consiglio comunale veramente disgustoso.
In nessuna occasione, quando c’è da fare qualcosa per questa città, abbiamo visto tanta verve e tante fibrillazioni.
Nei corridoi si parla ancora di accordi sottobanco, di interessi di vario genere. Non mancano i commenti sulle recenti inchieste che hanno investito il Comune di Agrigento. Non manca neppure chi, quasi sottovoce, afferma che questo è solo l’inizio. Chi sostiene che le responsabilità sono di carattere politico, ma che, come spesso accade, a pagarne il prezzo saranno solo i più deboli.
Un consiglio comunale da dimenticare.
Un torneo di squadre, per il quale gli scommettitori hanno messo una fissa (PD) aggiungendo due varianti “I” ed “L” (Pid e Pdl).
Qualcuno vince, qualcun altro perde.
In ogni caso gli unici che perdono sempre, sono gli agrigentini…
Gian J. Morici

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