Callari, conclusa l’inchiesta si alimentano dubbi e polemiche

Chiusa l’inchiesta sulle presunte irregolarità commesse dall’ex presidente del Consiglio comunale di Agrigento Carmelo Callari, che hanno portato la Procura a muovere nei riguardi dello stesso l’accusa di truffa, peculato, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico
L’ipotesi della Procura è che il presidente del consiglio, approfittando della carica istituzionale, si sia fatto rimborsare dal Comune le spese sostenute per effettuare viaggi personali a Roma e Milano, spacciandoli per trasferte per fini istituzionali.
La Procura della Repubblica di Agrigento ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini al’ex presidente del Consiglio comunale Carmelo Callari e ai funzionari del Comune, coinvolti nella medesima indagine.
Una notizia che ha fatto ben presto il giro della città, dando luogo a dibattiti da bar tra innocentisti e colpevolisti. Tra chi, sconoscendo il c.p.p. ha ritenuto l’avviso di conclusione delle indagini fosse prova di colpevolezza degli indagati e chi avendo invece la consapevolezza che l’avviso della conclusione delle indagini preliminari è espressione di una delle garanzie che la legge riserva all’indagato per permettergli di prendere visione ed estrarre copia di tutti gli atti del fascicolo del P.M. nonché, presentare memorie, produrre documenti, depositare eventuali investigazioni difensive chiedere al PM atti di indagine, presentarsi per rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.
Una garanzia fondamentale per l’indagato, che esercitando i suoi diritti, può produrre atti o memorie utili a far cambiare eventualmente l’opinione al PM, convincendolo a chiedere l’archiviazione degli atti.
Callari nei giorni scorsi aveva dichiarato di non aver mai abusato per ragioni personali dei privilegi derivanti dal ruolo di presidente del consiglio comunale e che in tre anni e mezzo di presidenza, l’unica cosa che gli veniva contestata dalla Procura era relativa alla richiesta di rimborsi per circa 1500 euro.
Ciò nonostante, all’atto della presentazione delle proprie dimissioni da presidente del consiglio comunale, Callari aveva annunciato che era pronto a versare un risarcimento a titolo di cauzione (circa 1.000 euro) per il danno presumibilmente arrecato al Comune, riservandosi in caso di sentenza a lui favorevole di donare la somma alla Mensa della solidarietà.
Quello che un po’ meraviglia, tenuto in conto dei risvolti che simili vicende di carattere giudiziario hanno in termini d’immagine degli indagati, nei loro rapporti sociali e familiari, che l’ex presidente del Consiglio comunale, pur rilasciando dichiarazioni alla stampa in merito alla vicenda, non abbia mai chiarito il presunto ruolo e le presunte responsabilità dei due dipendenti comunali attualmente coinvolti con lui nelle indagini.
Un chiarimento che quantomeno ai fini dell’opinione pubblica avrebbe potuto fare maggior chiarezza su una vicenda che porta colpevolisti e innocentisti ad accomunare ruoli e fatti ed emettere giudizi di condanna o assolutori che spettano soltanto alla Magistratura che ad oggi non ha ancora emesso alcuna sentenza.

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