È giallo sulla mancata scorta del giudice Nicola Gratteri, nel corso del suo viaggio in Canada

È rimasto stupito Nicola Gratteri, magistrato impegnato sul fronte delle indagini antimafia e che vive da tantissimi anni sotto scorta, nel notare che per la sua visita a Toronto, dove era ospite dell’Istituto Italiano di Cultura, per parlare della ‘Ndrangheta, nessun servizio di sicurezza era stato predisposto.

Attraverso un interprete, Gratteri che anche al di fuori dei confini italiani è sempre sottoposto a tutela, si è detto “sorpreso, preoccupato, deluso, sconvolto”, per l’incredibile leggerezza che rischiava di mettere in pericolo la sua vita.

Il magistrato, nel corso del suo intervento presso l’Istituto Italiano di Cultura, nell’ affermare che la ’Ndrangheta risulta essere la mafia dominante in tutto il mondo, ha evidenziato come proprio Toronto sia una delle roccaforti dell’organizzazione criminale.

Gratteri che ha affermato come siano circa 10.000 i membri della ‘ndrangheta in Italia, ha giocato un ruolo determinante nell’assicurare alla giustizia moltissimi criminali.

Il suo impegno lo costringe da anni a vivere sotto scorta e i problemi di sicurezza per Gratteri sono così elevati che non avrebbe potuto assistere al funerale del padre.

Già in passato, era stato sventato il progetto di un attentato dinamitardo in suo danno.

Nel corso di un’intervista, il magistrato ha confessato di non avere più da tempo una vita normale.

Ha smesso di andare al cinema, di frequentare ristoranti, assistere ad eventi sportivi, o andare in spiaggia e di essere costretto a vivere in una stazione di polizia.

Incomprensibile dunque la mancata tutela nel corso del viaggio in Canada, considerato il fatto che prima di partire Gratteri aveva presentato una richiesta di routine per la sua sicurezza al Dipartimento di Giustizia italiano, che avrebbe contattato le autorità canadesi affinchè potessero organizzare un adeguato servizio di sicurezza.

Come mai nessuno si è interessato della tutela del giudice Gratteri?

Qui, il mistero s’infittisce.

Un portavoce della RCMP ha detto che per Gratteri, il quale non è considerato “persona protetta a livello internazionale” – definizione che automaticamente avrebbe imposto la protezione dell’Rcmp -, la tutela l’avrebbe dovuta chiedere il Ministero, cosa che non è avvenuta.

Ciò nonostante, appresa la notizia, molti agenti fuori servizio della regione di York, hanno fatto a gara per riempire il vuoto di sicurezza nel corso della visita di una settimana.
Gratteri ha detto che ha soggiornato in casa per quasi tutto il tempo della visita , aggiungendo: “Mi metterò in contatto con i miei riferimenti in Italia per capire come si sia creata una situazione del genere, ma soprattutto, per capirne le motivazioni”.

Mancata segnalazione da parte del ministero italiano, o inadeguatezza da parte dei servizi canadesi?

Nell’uno o nell’altro caso, la vicenda darà luogo a notevoli polemiche e ha messo in pericolo il magistrato.

Gian J. Morici

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