Agrigento, città di frontiera

Pensare ad Agrigento come a una città europea, diventa sempre più difficile. Se già l’Italia somiglia sempre più a una repubblica delle banane, figurarsi Agrigento che del nostro Paese è l’ultima città e dove già in tempi non sospetti ci sarebbe stato molto da ridire.

Nella nostra bellissima città, terra natia di Pirandello, può accadere, senza che nessuno ci faccia caso, che l’amministrazione venga lasciata nelle mani di politici poco adusi al confronto democratico, al rispetto delle regole, alla coerenza e al rispetto di quei cittadini ed elettori che avrebbero il dovere di rappresentare.

Ovvio dunque, che eletti da una coalizione, si passi sull’altra sponda appena ne siano maturate le condizioni.

Poco importa se chi ha votato, lo aveva fatto pensando di portare al governo un determinato partito, un uomo, una giunta.

A completare un quadro disarmante, il mancato rispetto delle regole più elementari.

Prendiamo come esempio il Comune, dove chi a capo dell’Amministrazione, ignorando o facendo finta d’ignorare direttive comunitarie, leggi nazionali e norme regionali, può stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è.

La recente vicenda degli scarichi fognari nel mare di San Leone, impone una seria riflessione:

1) sono state rispettate le direttive comunitarie recepite dalla Repubblica italiana?

2) esiste un decreto da parte del competente assessorato regionale, che autorizzi gli scarichi?

3) il pennello dei Padri Vocazionisti, è stato oggetto di manutenzione straordinaria, o si tratta di nuova realizzazione?

4) nel caso in cui si tratti di nuova realizzazione, la stessa ha ottenuto le necessarie autorizzazioni?

5) la depurazione delle acque – tanto da parte del depuratore di S. Anna, quanto da quello del Villaggio Mosè – avviene secondo quanto prescritto?

Sono in molti a dubitare che ci si trovi in presenza di situazioni anomale, per le quali segnalazioni sono state effettuate da forze di polizia; denunce pubbliche dai mass media; dichiarazioni e richieste agli inquirenti, da parte di consiglieri comunali, regolarmente verbalizzate.

Tutte inutili lettere morte, che ad oggi non sembrano trovare la dovuta attenzione da parte di quanti preposti.

Anzi, tutt’altro.

A cominciare dal sindaco, che nella qualità di massima autorità sanitaria locale, avrebbe il dovere d’intervenire, di verificare lo stato delle cose, di accertare legittimità e possesso delle autorizzazioni, e che invece sembra solo preoccupato dal poter tranquillizzare un’opinione pubblica sempre più inferocita, che non vuol proprio saperne di sentirsi dire che il mare è pulito.

Del resto, basta guardare il filmato sullo scarico fognario in mare, per rendersi conto che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Sorvoliamo sul fatto che un semplice cittadino ritenga di poter dire a un Procuratore come dovrebbe comportarsi in merito a una vicenda personale che lo vede vestire i panni del querelato.

Cose che non potrebbero accadere neppure nel terzo mondo, ma ad Agrigento sì.

Se sceriffi si trovano in ambito comunale, anche la Provincia non scherza.

Un presidente che ha ritenuto di poter fare e disfare a suo piacimento ciò che voleva, è adesso infastidito dalle interrogazioni dei consiglieri, dalle richieste di atti. Insomma, da tutto ciò che rientra nei diritti/doveri per assolvere i quali i consiglieri vengono eletti e pagati con denaro pubblico.

Certo, comprendiamo bene il “fastidio” da parte del presidente, quando tali atti riguardano incarichi, compartecipazioni, che tanto fanno discutere, ma anche il presidente, dovrebbe rendersi conto che l’epopea del vecchio west è terminata da tempo.

O almeno così pensavamo.

Alla luce di tutti questi fatti, ci rendiamo conto che solo per noi cittadini il Far West è finito….purtroppo.

Gian J. Morici

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