Agrigento Giardino dell’Eden

Uno studioso – paleontologo storico o teologo che sia poco importa – non so né come né quando, farà un giorno una sensazionale scoperta, che metterà in discussione quanto riportato dalla Bibbia.

Quel giorno, ancora assai lontano, prendendo tra le mani i documenti di cui potrà disporre, non potrà che pensare che questa nostra città sia in quel territorio nel quale secondo la Genesi Dio creò tutti gli esseri viventi.

Poco importerà allora se siamo ben lontani dalla Mesopotamia, se il Tigri, l’Eufrate, il Pison e il Ghihon, porteranno nomi a noi più familiari come l’Hypsas, l’Akragas, il Salso e il Platani.

Agrigento diventerà per tutti l’Eden. Il Paradiso Terrestre dove tutto era bello e regnava la pace.

Non so, né m’interessa, chi furono l’Adamo ed Eva agrigentini.

Né importerà allo studioso se i loro nomi, anziché Adamo ed Eva, fossero Calogero e Maria o Gerlando e Carmela..

Dalle carte in suo possesso – che siano esse giornali, verbali di polizia o altro -, risulterà che nessun “Albero della Conoscenza del Bene e del Male“, qui mai fu piantato.

Forse, c’era l’albero di gelsi dell’amico Mimì, ma anche di questo, poco importerà allo studioso.

Dalle sue carte, risulterà che mentre in tutta Italia – e nel resto del mondo – mafia, massoneria deviata (come i servizi), politica corrotta, droga e pedofilia, sembravano farla da padroni, nel nostro Paradiso, tra un coro d’angeli e qualche arpa solitaria, l’evento più catastrofico sarebbe stato la comparsa di qualche nuvoletta (smog?) su Monserrato.

E come non pensare ad Agrigento come il Giardino dell’Eden?

La droga? Qui, stando alle dichiarazioni ufficiali, non sappiamo neppure cos’è, o quantomeno, non è un fenomeno allarmante.

La mafia?

Un’invenzione del Saviano di turno.

Certo, qualcuno – i soliti maldicenti – potrebbe dire che Brusca fu arrestato proprio qui. Che Provenzano non disdegnasse qualche visitina da queste parti e che lo stesso Riina – e non fu il solo -, trovò ospitalità da un agrigentino della provincia.

E anche questo ha una sua spiegazione.

Ricordate Gellia, personaggio dell’Agrigento greca, del V secolo a.C., diventato famoso per la sua leggendaria ospitalità?

Di cosa meravigliarsi allora?

Se qualche malalingua vi dicesse che la massoneria qui c’è; che è legata a mafia e alla politica, non credetegli, è un’invenzione.

Non ne parlano neppure i giornali, che non danno neanche notizia dei processi in corso.

Tale politico, quel professionista, quell’imprenditore, sono legati alla massoneria?

Solo chiacchiere dei soliti maldicenti.

Se nel mondo 2 milioni di bambini vivono in stato di schiavitù sessuale; un bambino su 44visita un sito pornografico; uno 5 su riceve proposte sessuali e il traffico internazionale “smercia” ogni anno 700.000/1.000.000 di persone, di cui il 50% sono bambini (ONU, 2004), rendendo 9,5 miliardi di dollari/anno (FBI 2003), nell’Eden akragantino, in compenso non accade (quasi) mai nulla.

In Italia, che fa 60 325 805 abitanti, secondo dati statistici, ci sarebbero ben 400.000 pedofili. Uno ogni 150 abitanti.

La Provincia di Agrigento, che di abitanti ne fa 454.370, in teoria – mantenendo il dato percentuale alla media nazionale – dovrebbe contare oltre 3000 pedofili.

Ma quando mai?

Nella pura e cattolicissima Agrigento, salvo qualche rarissima eccezione, di pedofilia neppure si parla.

Certo, è difficile in molti casi accertare questo genere di delitti, anche perché che l’80% degli stessi, avviene all’interno di comunità quali la famiglia, la scuola, la chiesa, dove chi sta vicino ai bambini, ha più possibilità di abusarne e corre meno rischi.

Escluso qualche sporadico caso, che vede coinvolto il bruto, ignorante e rozzo, il fenomeno della pedo-pornografia, non riguarda il Paradiso akragantino.

Altrove, si scopre il professionista, l’uomo delle istituzioni, il facoltoso imprenditore. Nella nostra città, la media e alta borghesia, è immune da ogni cosa.

Siamo proprio un popolo di santi, angeli ed arcangeli, destinati a passare alla storia come i custodi del Giardino dell’Eden.

Siamo la provincia più povera d’Italia, eppure, non c’è angolo, via o piazza, dove non ci sia una banca.

Se il nostro amico, studioso del futuro,potesse fare un viaggio a ritroso nel tempo, vedrebbe tutto ciò che stampa ed istituzioni non hanno mai rivelato.

Avrebbe allora l’impressione di ritrovarsi, anziché nell’Eden, in uno dei gironi danteschi, circondato dai volti ghignanti di tanti notabili.

Che città strana quella di Agrigento, dove più “caste” sembrano proteggersi l’una con l’altra.

E la mela? Quella di Adamo ed Eva? Chissà, forse bussando discretamente alla porta giusta, troverete sempre chi è disposta a porgervela…

                                                                                                  Gian J. Morici

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