PORTO EMPEDOCLE, ON. IDA CARMINA (M5S): «GRAVE ALLARME PER IL RIDIMENSIONAMENTO DELLA CENTRALE ENEL: A RISCHIO LAVORO, SICUREZZA E FUTURO DEL TERRITORIO. PRESENTATA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE .”
Porto Empedocle va rispettata e non può continuare a essere considerata una città sacrificabile, dove si riducono i posti di lavoro, si smantellano presidi industriali e si rinviano gli investimenti, lasciando alla comunità soltanto incertezze e problemi. La centrale Enel non può diventare l’ennesimo simbolo di un territorio abbandonato. Occorrono garanzie immediate, un piano industriale credibile e una prospettiva di rilancio, non un progressivo disimpegno».
È quanto dichiara la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina, che ha depositato un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro delle Imprese e del Made in Italy per chiedere chiarezza sul futuro della centrale Enel di Porto Empedocle.
Secondo le denunce delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, l’organico della centrale rischia di subire un drastico ridimensionamento, passando da 27 a soli 12 dipendenti, con il venir meno del presidio operativo continuativo H24 e il graduale trasferimento delle maestranze verso altri siti. Una prospettiva che avrebbe ricadute pesanti anche sull’indotto e sull’economia locale.
«Non siamo di fronte soltanto a una questione occupazionale. Ridurre il personale ed eliminare i turni continuativi pone interrogativi rilevanti anche sulla sicurezza dell’impianto, sulla gestione delle emergenze e sulla tutela ambientale.
Parliamo di una struttura industriale a ridosso del centro abitato e di un tratto di costa di straordinario valore paesaggistico e turistico. Il rispetto delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e il controllo costante dell’impianto richiedono competenze e presidi adeguati.
Non si può pensare di arretrare proprio sul terreno della sicurezza.”
La deputata richiama anche la vicenda Italcementi, che rappresenta per la comunità empedoclina un precedente da non ripetere.
«Non possiamo consentire che si riproduca uno schema già vissuto con Italcementi: mantenere una parte dell’attività senza definire una prospettiva industriale complessiva, lasciando irrisolti gli obblighi di ripristino e bonifica. Non vogliamo che anche la centrale Enel diventi un sito progressivamente svuotato, con i costi economici, ambientali e sociali scaricati ancora una volta sulla collettività.
Un sito ridotto ad un guscio vuoto mantenuto in piedi solo per evitare costi di riduzioni in pristino e bonifiche .
Porto Empedocle va rispettata e non può pagare all’infinito il prezzo di scelte industriali che non tengono conto del futuro della Città e dei cittadini».
«Chiedo al Governo nazionale e alla Regione di sollecitare Enel a presentare un progetto concreto di riconversione e valorizzazione del sito, anche attraverso l’integrazione di sistemi di accumulo elettrochimico dell’energia (BESS), investimenti legati alla transizione energetica e una strategia che valorizzi le potenzialità infrastrutturali e portuali del territorio. La transizione non deve significare abbandono industriale, ma nuove opportunità di lavoro, innovazione e sviluppo».
« Inoltre chiedo al Governo di convocare immediatamente un tavolo istituzionale permanente con Enel, organizzazioni sindacali, Regione ed enti locali, per tutelare tutti i posti di lavoro e definire un piano industriale trasparente, innovativo e sostenibile.
Da ex sindaca conosco profondamente il valore strategico della centrale e quanto il suo destino sia intrecciato con quello della nostra comunità. Porto Empedocle ha già pagato un prezzo altissimo in termini di dismissioni industriali, occasioni perdute e mancati investimenti ed in termini di salute dei cittadini.
Non può essere ancora una volta la periferia sacrificabile delle strategie industriali nazionali ed al mero profitto.
Il Governo deve assumersi le proprie responsabilità: pertanto chiedo garanzie per i lavoratori, sicurezza per i cittadini, tutela ambientale e investimenti veri. Porto Empedocle merita futuro, non l’ennesimo annuncio di disimpegno», conclude Carmina.