ROMA, 4 nov. – “Oggi sul Fatto Quotidiano è stata pubblicata un’altra prova, ormai possiamo dire che si tratta dell’ennesima prova, che dimostra come sia falso e infondato il principale elemento su cui si basa la pista ‘mafia-appalti’ per la spiegazione delle Stragi di Capaci e via D’Amelio, e cioè che Borsellino sarebbe stato tenuto volutamente all’oscuro della temporanea archiviazione di un filone minoritario dell’indagine mafia-appalti. Quella pista è inesistente e allontana dalla ricerca della verità. Il Fatto ha pubblicato un verbale del 13 luglio 1993, quindi circa un anno dopo le Stragi siciliane, in cui l’allora procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Aliquò, in sede di testimonianza alla procura di Caltanissetta, conferma che nelle riunioni della Dda, di cui faceva parte Borsellino, si parlò molto spesso dell’indagine ‘mafia-appalti’ e aggiunge che ci si confrontò anche sulla necessità di procedere alla parziale e temporanea archiviazione, entrando anche nel merito di alcune posizioni. Altro che archiviazione nascosta a Borsellino!”.
Lo affermano i rappresentanti del M5S nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave.
“Questa prova – aggiungono – arriva dopo altre incontestabili. Il 27 ottobre scorso, sempre sul Fatto, il magistrato Guido Lo Forte ha svelato l’esistenza di un documento depositato alla procura di Palermo l’11 maggio 1992 in cui lui e l’altro Pm dell’indagine ‘mafia-appalti’, Scarpinato, scrivevano ufficialmente che avrebbero proceduto ad archiviare alcuni degli accusati di associazione mafiosa per mancanza di prove sufficienti. Questo avveniva due mesi prima dell’ormai celebre riunione del 14 luglio nel corso della quale Lo Forte – come lui stesso ha ribadito la scorsa settimana – alla presenza di quasi tutti i magistrati della procura, compreso Paolo Borsellino, fece un’ampia relazione sull’indagine ‘mafia-appalti’, inclusa la richiesta di archiviazione per un filone poi riaperto alcuni mesi dopo. Non solo, Lo Forte ha raccontato anche di apposite riunioni della Dda nelle quali si è parlato dell’ipotesi di archiviare. A questa ulteriore prova bisogna aggiungere le ricostruzioni sulla riunione del 14 luglio fatte dallo stesso Lo Forte nel 2021 in pubblico dibattimento e sotto giuramento, dal magistrato Patronaggio sia in commissione Antimafia che alla procura di Caltanissetta, dal magistrato Natoli in un’intercettazione in cui parlava all’ex collega Ingroia proprio di quella riunione ricordando che in quella circostanza si era parlato dell’archiviazione. Come è possibile che tutti questi riscontri siano stati ignorati dalla procura di Caltanissetta guidata dal procuratore De Luca, e dal gip Santi Bologna? Queste sono solo alcune delle prove che smentiscono le tesi sostenute dalla maggioranza in commissione Antimafia, dalla procura di Caltanissetta e dal Gip Bologna, nonché l’accusa mossa a Scarpinato di aver portato avanti un’attività depistante. Si tratta di documenti scritti che il procuratore di Caltanissetta De Luca aveva a disposizione già quando ha mosso certe accuse nella richiesta di archiviazione e nelle audizioni in commissione antimafia”.