A Roma il ricevimento per la 115ª Festa nazionale della Repubblica della R.O.C. (Taiwan) richiama quattro secoli di rapporti con la Chiesa cattolica e una cooperazione che ha raggiunto più di 50.000 persone

ROMA – L’Ambasciata della R.O.C. (Taiwan) presso la Santa Sede ha celebrato il 7 ottobre la 115ª Festa nazionale con un ricevimento all’Auditorium Conciliazione di Roma. Oltre 200 ospiti hanno preso parte all’incontro, tra cui cardinali, funzionari della Santa Sede, rappresentanti degli ordini religiosi e del clero, membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, esponenti della comunità taiwanese, rappresentanti della società italiana e operatori dell’informazione.
Il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha impartito una benedizione ai presenti, alle loro famiglie e al popolo taiwanese, auspicando che “tutte le città del mondo possano diventare luoghi di fraternità e di pace”. Richiamando le parole pronunciate dal compianto Papa Francesco mentre sorvolava Taiwan, il porporato ha invocato “la benedizione divina della pace” e ha sottolineato l’importanza di rendere sempre più concreta ed efficace la collaborazione tra Taiwan, la Santa Sede e le Chiese locali nel mondo. All’incontro hanno preso parte anche i cardinali Giovanni Battista Re e Rolandas Makrickas.
Nel suo intervento, l’ambasciatore Anthony C. Y. Ho ha sottolineato il particolare valore storico del 2026 per Taiwan e per la Chiesa cattolica. Nel 1626 venne infatti completata la Basilica di San Pietro e, nello stesso anno, i missionari domenicani arrivarono a Taiwan, aprendo un capitolo decisivo nell’incontro tra il Vangelo e la società taiwanese.
Quattro secoli di incontro con la Chiesa cattolica
L’ambasciatore ha ricordato il contributo offerto dalla Chiesa cattolica a Taiwan nel campo dell’istruzione, della sanità, dei servizi sociali e dell’assistenza alle persone più vulnerabili. “Negli ultimi quattrocento anni, la Chiesa cattolica è stata un partner di fiducia per il popolo taiwanese, apportando contributi profondi alla nostra società e prendendosi cura dei più bisognosi”, ha sottolineato.
Nel corso di quattro secoli, la comunità cattolica è diventata un interlocutore di fiducia per la società taiwanese. Taiwan, da parte sua, ha continuato a collaborare con la Santa Sede e con la Chiesa cattolica in Asia e in altre regioni del mondo, sostenendo iniziative rivolte alla tutela della dignità umana e all’aiuto di chi vive in condizioni di bisogno.
“Questa collaborazione, che affonda le radici nell’impegno condiviso a favore della libertà, della pace, della giustizia, della verità e dei diritti umani, continua a spronarci a difendere la dignità umana e a cooperare per la pace e l’amore nel mondo”, ha affermato l’ambasciatore Ho, riassumendo il senso delle iniziative realizzate nell’ultimo anno.
H O P E come programma di cooperazione
Il diplomatico ha spiegato che dal 2025, l’anno del Giubileo della Speranza, l’Ambasciata ha adottato l’acronimo inglese H.O.P.E. come quadro di riferimento per le iniziative di cooperazione: Humanity (umanità), Opportunity (opportunità), Partnership (collaborazione) ed Encounter (incontro). I quattro termini hanno guidato la cooperazione con la Santa Sede, la Chiesa cattolica e numerose organizzazioni di ispirazione cristiana.
Infatti, “più di 50.000 fratelli e sorelle bisognosi hanno già beneficiato di queste iniziative”, ha affermato, spiegando che “i progetti si sono concentrati su cinque ambiti: istruzione e competenze tecnologiche, promozione della salute, contrasto alla povertà, assistenza a bambini e giovani e rafforzamento del ruolo delle donne”. Un sostegno che non ha riguardato soltanto le organizzazioni cattoliche italiane, ma si è esteso anche a diversi Paesi d’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa.
Intelligenza artificiale al servizio della persona
Nel suo discorso, l’ambasciatore Ho ha richiamato anche le sfide politiche, economiche e di sicurezza che caratterizzano l’attuale scenario internazionale. “Taiwan mantiene il proprio impegno a favore della pace, della stabilità e della democrazia, continuando a dare impulso all’economia e a promuovere l’innovazione tecnologica”.
In questo contesto ha ricordato l’enciclica Magnifica Humanitas, promulgata da Papa Leone XIV nel maggio scorso, dedicata alle sfide umane ed etiche poste dal rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una prospettiva che, secondo l’ambasciatore, trova un punto di contatto con gli interventi del presidente taiwanese Lai Ching-te, il quale ha più volte insistito sulla necessità che lo sviluppo dell’IA rispetti l’etica, la democrazia e l’inclusione, affinché il progresso tecnologico porti benefici a tutti e non lasci indietro nessuno.
“Taiwan e la Santa Sede non sono solo partner che condividono valori comuni, ma anche partner nella realizzazione di un futuro condiviso, per costruire ponti tra innovazione ed etica, generare opportunità, solidarietà e servire l’umanità”, ha dichiarato Ho.
Un futuro condiviso
Il messaggio centrale del ricevimento è stato riassunto in tre impegni: valorizzare 400 anni di storia comune, restare uniti attraverso valori condivisi e avanzare verso il futuro mediante progetti concreti. “Taiwan continuerà a camminare fianco a fianco con la Santa Sede e con la Chiesa cattolica, trasformando insieme H.O.P.E. in azione”, ha concluso l’ambasciatore.
Durante l’evento è stato proiettato un video sui risultati della cooperazione, con messaggi di congratulazioni e vicinanza inviati dai partner africani di Taiwan. Sono state inoltre presentate opere dell’artista taiwanese Hsieh Sheng-Min, nelle quali la fede cattolica dialoga con elementi della cultura tradizionale dell’isola. L’esposizione ha reso omaggio al contributo dell’artista agli scambi culturali e religiosi tra Taiwan e la Santa Sede.
In chiusura, Ho ha ripreso il gioco di parole tra Rome e Home per esprimere l’auspicio che Roma possa essere una casa nella quale crescano l’amicizia e la solidarietà e l’amore possa risplendere nel mondo.