L’Organizzazione, audita sul Ddl 1990, sottolinea la necessità di puntare sull’educazione, rafforzare le reti territoriali e di sostegno alle famiglie e valorizzare il sistema di giustizia minorile
Per prevenire il coinvolgimento dei minori in comportamenti violenti o comunque illeciti la sfida non è individuare la risposta più severa, ma costruire quella più efficace, che sia capace di ampliare le opportunità educative e di socializzazione, rafforzare le relazioni e la coesione e intervenire sulle cause profonde del disagio. L’irrigidimento, l’ampliamento e l’anticipazione delle misure di pubblica sicurezza e di quelle repressive nei confronti di ragazzi e ragazze nonché la loro progressiva assimilazione agli adulti non sono una risposta efficace.
Lo ha dichiarato Save the Children nel corso dell’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sul disegno di legge 1990, esprimendo preoccupazione per l’approccio prevalentemente punitivo del provvedimento e per il tono allarmistico del dibattito pubblico intorno alla violenza minorile.
“Occorre uno sforzo condiviso per sottrarre questi temi alle dinamiche della contrapposizione politica – ha affermato Giusy D’Alconzo, Responsabile politiche per l’infanzia e l’adolescenza dell’Organizzazione, intervenendo in Commissione – I diritti dei minori non appartengono a una parte: sono un patrimonio comune, che interpella tutti. Per questo riteniamo fondamentale che qualsiasi intervento normativo riguardante i minorenni mantenga al centro la specificità dell’età evolutiva e la finalità educativa che da sempre contraddistinguono il sistema di giustizia minorile in Italia”.
“L’Italia è uno dei Paesi europei con il più basso livello di coinvolgimento dei minori nel sistema della giustizia – ha sottolineato – e non siamo davanti a un allarme criminalità minorile. Tuttavia, cresce il numero di minorenni segnalati per alcuni reati violenti e la diffusione delle armi tra gli adolescenti: non siamo quindi di fronte a una generazione perduta, ma a segnali precisi che vanno letti senza semplificazioni o slogan, e affrontati nella loro specificità”.
Nel dettaglio del provvedimento, l’Organizzazione esprime preoccupazione per la proposta di introdurre il divieto applicabile anche ai minorenni di radunarsi in luoghi pubblici con determinate persone in un ampio e discrezionale ventaglio di ipotesi, disposto per ordine delle autorità di pubblica sicurezza e senza l’intervento della magistratura e dei servizi sociali. L’introduzione di questo ulteriore provvedimento di limitazione della libertà personale rischierebbe, quando riguarda i minorenni, di incidere profondamente sulla loro vita quotidiana, ostacolandone attività e relazioni sociali e interferendo con eventuali percorsi educativi, di inclusione e di recupero. Desta inoltre preoccupazione il progressivo ampliamento delle ipotesi eccezionali di accompagnamento in Questura (c.d. “fermo preventivo”), che riguardano anche i minorenni, e che possono essere disposte dalle forze di pubblica sicurezza senza una preventiva valutazione e autorizzazione da parte della magistratura minorile.
“Dal punto di vista educativo e di prevenzione del disagio è positivo che il disegno di legge riconosca l’importanza della collaborazione tra i diversi soggetti che operano a sostegno di bambine, bambini, e adolescenti con l’istituzione della Rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie – ha affermato Damiano Sabuzi Giuliani, Responsabile dell’advocacy su povertà educativa e materiale di Save the Children – Tuttavia, piuttosto che introdurre un nuovo strumento, sarebbe importante valorizzare e rafforzare, anche con risorse certe, strumenti e reti già presenti nei territori, come i Patti educativi di comunità”.
“Dalle nostre ricerche e dal nostro impegno quotidiano sul territorio emerge con chiarezza come il rischio di comportamenti violenti tra ragazzi e ragazze trova terreno fertile nei vuoti educativi, nella solitudine, nella mancanza di spazi e di opportunità di crescita. Occorre dunque un cambio di prospettiva che abbandoni una logica repressiva e preveda interventi di sostegno alla genitorialità, attività sportive, culturali e ricreative accessibili e gratuite, in particolare per i minori in condizioni di maggior svantaggio, spazi pubblici sicuri e aperti, reti solide tra scuola, famiglie, servizi sociali e terzo settore e percorsi di educazione alla non violenza, e alla cultura del rispetto. È necessario anche preservare e valorizzare la vocazione originaria di protezione e accompagnamento di tutti i minorenni che caratterizza il nostro sistema di giustizia minorile. Con queste premesse, puntare su percorsi di cambiamento degli adolescenti non è un atto di ingenuo ottimismo, ma un investimento concreto e generativo sul futuro”, ha concluso D’Alconzo.