
‘U BACCAGGHIU A megghiu parola è chidda ca nun si dici: Parole, proverbi e gesti della cultura siciliana nel riuso mafioso, saggio firmato da Simona Mazza e Isabella Silvestri, è disponibile da oggi su Amazon, a breve anche nella versione cartacea.
Il volume nasce dall’unione di due percorsi complementari. Da un lato la ricerca storica, linguistica e giornalistica di Simona Mazza, docente e giornalista esperta di d’inchiesta, criminalità organizzata e storia italiana recente, autrice anche della collana didattica, Impara Smart; dall’altro l’analisi delle fonti processuali, delle testimonianze e dei verbali condotta da Isabella Silvestri, autrice del romanzo ‘La ragazza eritrea‘ e della serie podcast ‘Cia- I servizi segreti americani e il terrorismo in Italia‘, letti da Fabio Fabiano.
L’opera esplora il modo in cui parole, proverbi, metafore e gesti propri della tradizione siciliana sono stati accolti e risemantizzati all’interno del linguaggio mafioso. Il termine baccagghiu indica un gergo basato sull’allusione, l’eufemismo e la condivisione di codici specifici tra gli interlocutori, dove un’espressione comune o un gesto ordinario acquisiscono un significato ulteriore legato a contesti di segretezza, rango e appartenenza.
Le autrici non si limitano a redigere un semplice dizionario o glossario, ma propongono una vera e propria analisi interpretativa della trasformazione del linguaggio, e ricostruendo le radici storiche di queste forme espressive attraverso la storiografia, l’etnografia di Giuseppe Pitrè, il dialetto ottocentesco di Antonino Traina, i classici della letteratura siciliana e i verbali dei collaboratori di giustizia, le due studiose mettono in luce la distinzione tra la secolare cultura dell’isola e il successivo riuso manipolatorio operato da Cosa nostra.
L’indagine spazia dal lessico dell’affiliazione e della gerarchia alla comunicazione non verbale, offrendo al lettore uno strumento metodologico per comprendere l’evoluzione della lingua, la dinamica tra detto e non detto e i meccanismi con cui la criminalità si appropria del patrimonio culturale collettivo.