“Esprimo piena solidarietà agli agenti della Polizia Penitenziaria feriti durante la gravissima rivolta nel carcere di Cavadonna, a Siracusa. A loro e alle loro famiglie rivolgo la mia vicinanza e la mia gratitudine per il lavoro svolto ogni giorno in condizioni sempre più difficili e pericolose. Una solidarieta’ che estendo a tutto il Corpo degli agenti della Polizia Penitenziaria”
Lo dichiara la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina, che aggiunge:
“Ho parlato direttamente con alcuni degli agenti coinvolti. Le loro testimonianze restituiscono la gravità della situazione e il livello di insicurezza con cui il personale è costretto a convivere quotidianamente. Una frase, in particolare, dettata da sconforto fotografa la loro esasperazione: ‘Siamo in mano ai detenuti’.
È una denuncia che il Governo non può ignorare. Quanto accaduto a Cavadonna non è un episodio isolato né una semplice emergenza di ordine pubblico: è il risultato di anni di scelte insufficienti e di mancati interventi. Sovraffollamento, carenza cronica di organico, strutture inadeguate e turni insostenibili stanno compromettendo la sicurezza degli istituti e l’incolumità di chi vi lavora.
Gli agenti sono chiamati a garantire il controllo delle carceri con risorse insufficienti, strumenti inadeguati e responsabilità enormi. In queste condizioni, aggressioni, minacce, rivolte e disordini non possono essere considerati eventi imprevedibili: sono la conseguenza di un sistema lasciato deteriorare senza risposte adeguate.
Ho già denunciato più volte, attraverso atti parlamentari, le criticità degli istituti penitenziari siciliani e le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria. Il Governo era stato informato e non può oggi sostenere di non sapere. La responsabilità politica di questa inerzia è evidente.
Non servono altre promesse né dichiarazioni di circostanza. Servono decisioni immediate: assunzioni straordinarie, organici adeguati, turni sostenibili, strutture sicure, strumenti idonei e un piano concreto per affrontare il sovraffollamento carcerario.
Il Governo deve spiegare perché, nonostante le ripetute segnalazioni, non siano state adottate misure all’altezza della crisi. Non è accettabile attendere una nuova aggressione o una nuova rivolta per riconoscere ciò che gli operatori denunciano da tempo.
La sicurezza degli istituti penitenziari non può essere affidata al sacrificio degli agenti. Garantire la sicurezza nelle carceri significa tutelare chi vi lavora, assicurare condizioni dignitose per i detenuti e proteggere l’intera collettività.
Agli agenti feriti rinnovo la mia solidarietà e la mia gratitudine. Ma la solidarietà, da sola, non basta più: occorrono risposte verificabili, risorse e tempi certi.
Il Governo si assuma le proprie responsabilità. A Cavadonna è stato superato un limite e l’inerzia non è più giustificabile. L’emergenza carceraria è diventata una condizione strutturale: intervenire ora è un dovere istituzionale, non una scelta discrezionale”.