L’Organizzazione chiede la fine immediata degli attacchi contro bambini, insegnanti e strutture educative in tutto il Territorio palestinese occupato, inclusa Gaza – dove le forze israeliane continuano a uccidere e ferire studenti – la rimozione delle barriere che ostacolano l’accesso dei minori all’istruzione e la tutela delle scuole minacciate di demolizione.
Nei primi 50 giorni del nuovo anno scolastico, è più che raddoppiato rispetto all’anno scorso il numero di studenti palestinesi che hanno subito interruzioni nel proprio percorso educativo in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, a causa degli attacchi dei coloni, sostenuti dalle autorità israeliane, e delle restrizioni imposte dall’esercito israeliano. Lo denuncia Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
L’Education Cluster – un meccanismo di coordinamento umanitario guidato congiuntamente da Save the Children e UNICEF – ha documentato circa 174 incidenti legati all’ambito scolastico[1] tra il 1° settembre e il 20 ottobre. Tali episodi hanno coinvolto 140 scuole e avuto un impatto diretto su 24.500 studenti, con un incremento del 121% rispetto ai circa 11.100 studenti colpiti nello stesso periodo dell’anno scorso.
Nel periodo preso in esame, gli studenti hanno perso oltre 875 ore di lezione, contro le circa 174 registrate nello stesso lasso di tempo nel 2025, con un aumento superiore al 400%.
Per migliaia di bambini palestinesi in tutta la Cisgiordania, il semplice tragitto verso la scuola è diventato sempre più pericoloso. I minori devono affrontare le restrizioni alla circolazione imposte da Israele – che includono 942 posti di blocco – mentre gli attacchi e le molestie da parte dei coloni li costringono a saltare le lezioni, a trasferirsi altrove o, in alcuni casi, ad abbandonare del tutto gli studi.
Verso la fine di settembre, nel governatorato di Tubas, gli attacchi dei coloni hanno impedito a 10 bambini di raggiungere la propria scuola. Una famiglia è stata costretta a trasferire temporaneamente tre dei figli in un’altra zona affinché potessero proseguire gli studi, mentre gli altri sette sono rimasti privi di accesso all’istruzione in presenza.
Più o meno nello stesso periodo, a Masafer Yatta, alcuni coloni hanno bloccato un minibus scolastico che stava trasportando dei bambini a scuola.
Nel mese di ottobre, gli attacchi violenti e le restrizioni alla libertà di movimento si sono intensificati. A Huwara, a sud di Nablus, i coloni hanno aggredito alcuni studenti che si stavano recando a scuola, a Masafer Yatta, invece, hanno più volte ostacolato e attaccato i veicoli che trasportavano i bambini. In un episodio, i coloni hanno bloccato per oltre due ore un mezzo che stava riportando gli studenti a casa. Il giorno seguente, alcuni coloni – armati di pietre e bastoni – hanno preso di mira due veicoli adibiti al trasporto scolastico con i bambini a bordo, coinvolgendo 24 minori provenienti da quattro diverse comunità.
L’insicurezza ha raggiunto anche gli spazi scolastici. Il 19 ottobre, alcuni coloni hanno tentato di fare irruzione nella scuola elementare mista di Jalud, nel governatorato di Nablus, costringendo il personale scolastico a evacuare gli alunni e a rimandarli a casa per garantirne incolumità.
Oltre alla violenza dei coloni, bambini e insegnanti continuano a subire restrizioni e azioni militari da parte delle forze israeliane.
A Gerusalemme Est, il 16 settembre, diversi studenti che tornavano a casa da scuola a Beit Hanina hanno inalato gas lacrimogeni, lanciati dalle forze israeliane nelle loro vicinanze. Il 4 ottobre, le forze israeliane hanno fermato alcuni studenti mentre si recavano a scuola nel villaggio di Al-Mughayyir, a nord-est di Ramallah, il 19 ottobre, hanno inoltre fermato un gruppo di insegnanti che si stava dirigendo verso la scuola elementare di Susiya, a Masafer Yatta.
“Le scuole e i percorsi per raggiungerle dovrebbero essere privi di qualsiasi pericolo. Nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a fuggire dalla propria aula temendo per la propria vita. Eppure, per i minori in Cisgiordania, il tragitto verso la scuola e il ritorno a casa sono diventati estremamente rischiosi. La scuola dovrebbe essere un luogo di apprendimento e di sicurezza, non un posto da cui i bambini sono costretti a scappare o dove devono attendere la fine degli attacchi da parte dei coloni prima di poter tornare a casa dalle proprie famiglie. Il fatto che il numero di studenti coinvolti sia più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso deve suonare come un campanello d’allarme. Ogni giornata scolastica persa a causa della violenza rappresenta una privazione di opportunità di apprendimento, di stabilità e di senso di sicurezza. L’esercito israeliano e i coloni devono cessare i loro attacchi, e la comunità internazionale deve garantire la protezione di bambini, insegnanti, scuole e trasporti scolastici. Save the Children chiede la fine immediata degli attacchi contro bambini, insegnanti e strutture educative in tutto il Territorio palestinese occupato, inclusa Gaza – dove le forze israeliane continuano a uccidere e ferire studenti – la rimozione delle barriere che ostacolano l’accesso dei minori all’istruzione, la tutela delle scuole minacciate di demolizione e l’avvio di indagini efficaci e indipendenti su tali attacchi, affinché i responsabili ne rispondano” ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale presso Save the Children International.
Save the Children opera nel Territorio palestinese occupato dal 1953, con una presenza stabile dal 1973. In collaborazione con i partner, fornisce servizi sanitari e nutrizionali, istruzione di qualità, protezione dell’infanzia, sostegno allo sviluppo nella prima infanzia, assistenza economica e altri aiuti umanitari essenziali.