Palermo, 29/09/2026. Bocciata dalla commissione Bilancio dell’Ars la norma del M5S, a firma Adriano Varrica, inserita nel ddl variazioni, che prevedeva precisi criteri per l’erogazione dei fondi ai Comuni.
«Senza criteri oggettivi – dice Varrica – ci saranno sempre figli e figliastri tra i 391 Comuni della Sicilia e ancora una volta rischieranno di essere penalizzati quelli più piccoli e senza ‘Santi in Paradiso’. Di questo passo le mancette all’Ars non moriranno mai e si continuerà a fare clientele con i soldi pubblici piuttosto che gli interessi di tutti i siciliani».
La norma impallinata in seconda commissione dalla maggioranza prevedeva che l’erogazione dei fondi destinati ai Comuni per infrastrutture e opere pubbliche venisse fatta in base alle fasce di popolazione, con un minimo di 100 mila euro ed un massimo di 350 mila euro per tutelare le comunità più piccole.
«Se la norma fosse passata – commenta Varrica – avremmo potuto scrivere, almeno per questa manovra, la parola fine ai casi che hanno portato enormi, arbitrari e anomali squilibri tra i vari Comuni nel corso di questa legislatura. Un esempio è il comune di Maletto dove, a dispetto dei suoi soli 3.584 abitanti, con le varie leggi finanziarie sono arrivati più soldi di Comuni molto più grandi come Trapani e perfino Catania».
«Questo – dice Varrica, autore recentemente di un dettagliatissimo studio che ha passato ai raggi X le risorse assegnate direttamente a tutti i Comuni dell’isola – è solo un esempio delle tante sperequazioni generate dal sistema dei finanziamenti regionali diretti a specifici Comuni siciliani con le leggi finanziarie, leggi collegate ad esse e variazioni di bilancio approvate nel corso della legislatura. Il mio emendamento provava a mettere al bando la discrezionalità e a tarare i finanziamenti su precisi criteri oggettivi come la popolazione dei Comuni. Noi comunque non ci arrendiamo e ripresenteremo l’emendamento in Aula».
Per rendere sempre operativi i criteri per i Comuni, Varrica da oltre un anno e mezzo, ha depositato all’Ars un apposito disegno di legge che non è mai stato incardinato in commissione e «che richiama la virtuosa esperienza del fondo pluriennale del governo Conte».