Antonio Evangelista analizza il concetto della verità costruita in contesti di guerra, mettendo a confronto i casi di Racak (1999) e Bucha (2022), suggerendo che in entrambi gli episodi la narrazione dei fatti sia stata accelerata e utilizzata come strumento geopolitico prima ancora di ottenere riscontri forensi definitivi.
Nel caso di Racak, Evangelista ricorda come il presunto massacro di civili servì a legittimare l’intervento NATO, nonostante i dubbi dei patologi su possibili morti in combattimento. Parallelamente, per Bucha, riporta diverse incongruenze tecniche, dalla disposizione dei corpi all’assenza di segni di decomposizione compatibili con le tempistiche dichiarate, fino ai video che mostrerebbero lo spostamento dei cadaveri da parte dei militari ucraini.
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