Killeraggio a mezzo stampa?

I più recenti fatti in materia d’informazione ad Agrigento, impongono una seria riflessione su quanto sta accadendo.

È ormai nota a tutti la vicenda del contratto che lega Arnone a Teleacras, e viceversa (clicca qui).

Ancora una volta, oggi, dall’emittente è partito il solito messaggio che vorrebbe far apparire l’accordo sottoscritto tra le parti, come un esempio di democrazia che si poneva come obiettivo la  pluralità dell’informazione.

Inutile sottolineare come la presunta democrazia e libertà – se tale fosse stata – sarebbe divenuta fin da subito il vessillo da sventolare. Non sarebbero trascorsi sei anni, e non si sarebbe aspettato che la notizia divenisse di pubblico dominio, prima di parlarne e spiegare all’opinione pubblica i contenuti di un contratto che, fino a qualche giorno fa, era stato accuratamente tenuto segreto.

Ancora una volta, Arnone non ha risposto alle domande che Castaldo aveva posto nel corso della conferenza stampa:

1) Quante volte ha citato il nome di Miccichè da quando ha firmato il contratto ad oggi?

2) Perché ha sottoscritto un patto con un condannato (allora) per mafia?

3) Perché ha taciuto ilo nome di Miccichè, ogni qual volta interveniva in Consiglio comunale per discutere del centro commerciale Moses?

Ancora una volta, Arnone ha preferito non rispondere neppure alle nostre domande, che come quelle di Castaldo, avevamo posto in sede di conferenza stampa:

1)    Teleacras, legata a lei da contratto, ha o non ha interesse nel fatto che Arnone possa essere risarcito a seguito di querele proposte nei confronti da chi potrebbe averlo diffamato tramite l’emittente?

2)    Lecito e legittimo l’operato dell’emittente,  nel consentirle forti provocazioni, se non insulti e diffamazioni, per poi dare spazio a repliche dalla cui possibile querela l’emittente stessa ne trae un vantaggio?

3)    Lei, da giurista, consiglierebbe ad un suo assistito di replicare tramite l’emittente – rischiando una possibile querela –, o più semplicemente, e senza correr rischi, di querelare il presunto diffamatore e l’emittente contrattualizzata che ne ha ospitato le dichiarazioni?

Unica risposta alle domande, l’insulto gratuito (o c’è, o ci fa…).

E altro non ci saremmo potuti aspettare…

Tutto questo, ci ha indotto ad ulteriori riflessioni. Oggi Teleacras ha ospitato – come spesso avviene più volte al giorno – le dichiarazioni di Arnone. Non le dichiarazioni del politico futuro sindaco e per almeno dieci anni – beato lui che nella vita ha tante certezze -, bensì quelle di solidarietà espresse in favore di Miccichè.

Un particolare che ci ha colpito molto, l’attenzione mostrata verso i figli di Miccichè. Purtroppo, così come scrive Castaldo, quando lo definiva mafio-imprenditore, evidentemente il Miccichè non aveva alcun familiare che potesse dispiacersene. Ed oltre Miccichè – aggiungiamo noi -, neppure i tanti finiti più o meno giustamente nel tritacarne mediatico utilizzato da Giuseppe Arnone.

Né mai Teleacras si è posta il problema. In nome di una presunta libertà di stampa – a senso unico –  in molti hanno dovuto subire provocazioni, insulti, umiliazioni.

Prendiamo ad esempio il caso del candidato sindaco contrapposto a Zambuto. Enzo Camilleri.

Quanti di voi lettori ricordano un fuori-onda di Camilleri intervistato da Angelo Ruoppolo? Quale fu il risultato, potete vederlo in questo video (clicca qui).

L’imbarazzo del candidato sindaco dinanzi le telecamere alle quali evidentemente non era abituato, l’essersi fidato del giornalista che lo stava intervistando, costarono caro a Camilleri.

Il filmato, spopolò in rete. Un professionista, una persona perbene e distinta, venne messa alla berlina. Chi si fece scrupolo di ciò che provarono Camilleri e i suoi familiari?

La corsa alla poltrona di sindaco di Agrigento, quantomeno sotto il profilo psicologico del candidato, finì quello stesso giorno.

Il fuori onda girato dalla telecamera di Teleacras, e diffuso nel pieno di una campagna elettorale, fu soltanto una bravata commessa all’insaputa dei responsabili dell’emittente televisiva?

Siamo in presenza di libertà di stampa, o quando si avviano campagne denigratorie contro questo o quel politico, potremmo ipotizzare una sorta di killeraggio mediatico?

Purtroppo, la risposta potrebbero darcela soltanto coloro i quali nel tentativo di difendere l’indifendibile – quantomeno sotto l’aspetto etico – preferiscono tacere o aggirare le domande.

La domanda ad Arnone, resta sempre la stessa: è il caso di rilasciare interviste a quell’emittente legata a lei da contratto?

Chissà se Arnone si chiede cosa pensano i figli di RosAttila, quelli del principe dei bugiardi Pinocchio, quelli dei “signor nuddu” , delle “Scopatrici di Maddalusa” e di tanti altri ancora, fatti oggetto di scherno dalle telecamere di quella nota emittente “democratica”,della quale, qualche esponente di primo piano, in nome di una libertà a senso unico, ha avuto la brillante idea di intimidire e millantare credito verso figure istituzionali al di sopra di ogni sospetto.

Gian J. Morici

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