Repubblica delle banane

Neppure nei paesi sudamericani potrebbe avvenire quello che sta accadendo nella nostra pseudo nazione, trasformata agli occhi del mondo in un misero cabaret.

Un solo protagonista (Berlusconi), circondato da nani e ballerine che non aspirano ad altro che di poter fare da scendiletto al loro signore.

La vicenda della giovane marocchina Ruby, fermata dalla polizia perché sospettata di aver commesso un furto e rilasciata a seguito della telefonata di Berlusconi, che, spacciandola per la nipote di un capo di Stato straniero, ne chiedeva il rilascio, squarcia definitivamente quel velo che molti italiani avevano preferito stendere sul malcostume di un uomo che da troppo tempo ormai governa questo paese.

Siamo la barzelletta del mondo.

Un premier ormai da molti definito ‘malato’, che pretende ancora di governare una nazione ormai allo sbando.

I possibili – e assai probabili – rapporti tra un vecchio e le ragazzine, rappresentano la parte meno grave della vicenda, specie in un paese che ha perso il senso della morale e la percezione del reato.

Vecchi bavosi e ragazzette disinibite, ne troviamo ad ogni angolo di strada.

E non per niente, noi italiani siamo ai primi posti per quanto riguarda il turismo sessuale.

Ma può questo giustificare quanto accaduto in questura?

Può un presidente del Consiglio far rilasciare una persona che andava identificata e condotta in una comunità per minori?

Bene, se giustificassimo anche questo, per quale ragione dovremmo meravigliarci se un domani con una semplice telefonata si facesse scarcerare un mafioso?

E mentre nella Repubblica delle Banane accade questo ed altro, i signori ministri, anziché prodigarsi nell’interesse degli italiani, si limitano a salvaguardare i ‘gingilli’ di un premier che ‘molto stanco’ perché lavora troppe ore al giorno, ha necessità anche lui di divertirsi un po’.

Li abbiamo eletti per questo?

Li abbiamo eletti affinchè si potessero violare impunemente le leggi?

Li abbiamo eletti per garantire una corte di escort al signorotto?

Una volta, non li avrebbero chiamati ministri. Chi faceva questa professione, non godeva certo della stima della gente e non aveva diritto all’auto blu con la scorta.

Ma i tempi cambiano e i postriboli si son trasformati in altari.

Cesare è Cesare e la suburra plaude.

Gian J. Morici

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