L’inceneritore di biomassa di oli vegetali da installare a Ribera sbarca a Firenze al congresso nazionale fondativo di Sinistra Ecologia Libertà

Agrigento 17/10/2010.

Caloroso e condiviso intervento di Angelo Renda, segretario di Sinistra Ecologia Libertà di Ribera, al 1° congresso fondativo provinciale di SEL, sull’inceneritore di biomassa di oli vegetali che vogliono collocare nella città Crispina in una realtà a vocazione di colture pregiate come l’arancia DOP( Denominazione d’Origine Protetta) di Ribera.

L’appassionato intervento, del dirigente del partito di Vendola, è stato un duro attacco alla partitocrazia regionale che in modo irresponsabile ha deciso di impiantare un mega inceneritore che danno irreparabile provocherà ad una delle più ricche e preziose realtà agrumicole della Sicilia ed allo sforzo di quegli imprenditori che in quei luoghi vogliono realizzare una progettualità di insediamenti turistici per svariati milioni di euro. Angelo Renda ha sottolineato,altresì, che:

1. Si tratta di un impianto industriale di incenerimento con elevato impatto ambientale, avulso dalle connaturate esigenze sociali, economiche e produttive del territorio in cui dovrebbe ricadere;

2. Dalla combustione di biomasse ad olii vegetali si emettono gas-serra ed altre sostanze gassose e solide nocive (CO2; ossidi, solfuri, ceneri, ecc.);

3. Gli olii vegetali ed il ciclo di lavorazione non ricadono nella ‘filiera corta’ poiché il combustibile (olii vegetali) giungeranno a Ribera dopo un lungo viaggio extraregionale, extranazionale, se non addirittura extracontinentale;

4. L’inceneritore a biomassa di olii vegetali ricadrebbe in una zona fortemente antropizzata e gravemente flagellata da altri impianti ad elevato impatto ambientale ( nel comprensorio di Ribera in contrada Castellana, già quei luoghi sono compromessi per il puzzo forte e nauseante dell’attività di due inceneritori dedicati alla lavorazione della sansa (sansifici), impianti di betonaggio, ecc.);

5. Le biomasse costituiscono la materia organica naturale che è prodotta nei cicli biologici vitali della fitomassa. Pertanto non dovrebbero essere distrutti attraverso l’incenerimento, bensì riammessi nei cicli nutritivi della vegetazione come humus fertilizzante;

6. Le biomasse sono considerate fonti rinnovabili solo in Italia; negli altri Paesi della CE, invece, sono considerate fonti rinnovabili unicamente l’eolico ed il solare;

7. Si tratta di un business che favorisce pochi soggetti economici ma che sottopone a notevoli rischi sanitari ed ambientali la collettività. I gestori dell’impianto, infatti, usufruiranno dei finanziamenti per le fonti rinnovabili; faranno arrivare olii (e altro) dai Paesi esteri; avranno un sostanzioso corrispettivo economico e per l’incenerimento/smaltimento; riceveranno altri proventi economici per la produzione energetica (cip6);

8. Trattandosi di un impianto privato sarà molto difficile controllare se durante l’ordinario ciclo di funzionamento verranno realmente incenerite esclusivamente biomasse o anche altri materiali riconducibili a rifiuti di svariata provenienza;

9. L’energia prodotta è quantitativamente limitata ed è ricavabile anche attraverso metodi

meno rischiosi e sicuramente più ecologici: solare e fotovoltaico;

Angelo Renda, delegato al congresso nazionale fondativo di Sinistra Ecologia Libertà, a chiusura del suo discorso, ha proposto anche in modo chiaro e netto che la questione di una chiusura del ciclo dei rifiuti senza inceneritori possa essere praticabile e percorribile. L’emendamento proposto a modifica del Manifesto Nazionale Congressuale di Firenze e approvato all’unanimità è il seguente: “Le tecnologie disponibili per il risparmio energetico, per chiudere il ciclo dei rifiuti senza l’utilizzo dell’incenerimento, per un cambio di fonti energetiche, ci sono e, con adeguati investimenti, possono essere rapidamente sviluppate.”

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