
Sono trascorsi venticinque anni da quel tragico 25 luglio 2011, giorno in cui il caporalmaggiore dei paracadutisti della Folgore, David Tobini, cadeva nella Valle del Morghab, in Afghanistan, sacrificando la propria vita per salvare quella dei suoi commilitoni.
Dieci anni fa, l’11 ottobre 2016, scrivevamo su queste pagine che la celebre citazione di Marco Tullio Cicerone – “La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi” – avrebbe dovuto far riflettere tutti, ricordando con amarezza come David fosse stato catalogato come il quarantunesimo caduto nella missione afghana. Un semplice numero all’interno di un bilancio di guerra. Eppure, il suo valore, la sua dedizione e l’altissimo senso del dovere dimostravano che David non era e non sarebbe mai potuto essere soltanto un numero.
Allora denunciavamo anche le fredde pastoie di un’assurda burocrazia che per lungo tempo aveva ostacolato persino l’ampliamento di una tomba o l’intestazione di una scuola, rispondendo con il linguaggio formale di istituzioni all’epoca sorde al dolore di una madre e alle oltremodo legittime richieste della collettività. Tanti cittadini, infatti, si erano mobilitati sottoscrivendo una petizione indirizzata al Capo dello Stato per chiedere il massimo riconoscimento solenne per il suo gesto eroico.
Inizialmente insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, il suo sacrificio ha infine trovato la piena e doverosa consacrazione istituzionale. Il Ministero della Difesa ha infatti concesso alla memoria del Caporal maggiore scelto David Tobini la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la seguente motivazione:
«Paracadutista impiegato in attività operativa, riceveva il compito di coprire il fianco del dispositivo amico da posizione a lui assegnata. Investito da intenso fuoco ostile, reagiva con l’arma in dotazione, esponendosi scientemente e più volte all’azione del nemico, incurante del grave rischio per la propria vita al fine di proteggere i compagni d’arme. Contribuiva, attraverso la copertura offerta ai colleghi con l’arma in dotazione, a impedire più gravi conseguenze all’azione di fuoco ostile, evidenziando una assoluta esemplarità di comportamento nel corso dell’operazione. Durante l’ennesimo tentativo di debellare la proditoria azione avversaria veniva mortalmente colpito. Fulgido esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere, spinti fino all’estremo sacrificio».
Khame Mullawi – Valle del Morghab (Afghanistan), 25 luglio 2011.
A distanza di un quarto di secolo dalla sua scomparsa, e a un decennio dalle nostre riflessioni, la memoria di David Tobini continua a vivere nel cuore di chi ha amato un giovane che credeva nella divisa, nell’amicizia e in valori per i quali non ha esitato a donare tutto se stesso. Resta però una consapevolezza amara: un Paese che ha continuamente bisogno dell’ostinazione e del ricordo dei vivi per rendere giustizia e memoria ai propri eroi, è un Paese che rischia gravemente di dimenticare la propria storia.
Gian J. Morici