No anche all’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano ‘barriere linguistiche’. “La scuola è e deve restare un luogo di incontro capace di valorizzare le diverse esperienze”.
Stralciare dal decreto scuola le norme sui tetti percentuali agli alunni stranieri e l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano quelle che la norma definisce “barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo” dei figli.
Lo ha chiesto Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, nel corso dell’audizione in Commissione Cultura del Senato sul DL Scuola.
“Le disposizioni riguardanti gli studenti con background migratorio e le loro famiglie destano forti preoccupazioni in considerazione del ruolo della scuola e in particolare della sua funzione educativa e di promozione della coesione sociale”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Save the Children.
In particolare, riguardo al limite percentuale del 30% alla presenza nelle classi prime della scuola primaria e secondaria di alunni con cittadinanza non italiana privi di una precedente frequenza della scuola d’infanzia o del sistema scolastico, D’Errico ha evidenziato che “costruire l’organizzazione didattica intorno alla ricerca di un presunto equilibrio numerico tra studenti italiani, studenti con background migratorio cresciuti in Italia e studenti neoarrivati rischia di trasmettere il messaggio che le differenze siano un problema da contenere attraverso la separazione”. “Questa regola rigida appare inoltre contraria alla realtà delle scuole, che devono poter fruire di un margine di autonomia ampio per la formazione delle classi, in modo da valorizzare le diverse esperienze e favorire la didattica inclusiva”, ha aggiunto.
Pur condividendo l’importanza del supporto all’apprendimento della lingua italiana, l’Organizzazione evidenzia inoltre il rischio che l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano ‘barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo’ dei figli rischi al contrario di “allontanare ulteriormente dalla scuola proprio le famiglie che incontrano maggiori difficoltà e che avrebbero più bisogno di essere accompagnate nel rapporto con la scuola, indebolendo quell’alleanza educativa che dovrebbe invece essere rafforzata”.
“La scuola è un luogo fondamentale di incontro e di costruzione della comunità, capace di riconoscere e valorizzare le diverse esperienze, favorire il dialogo e rafforzare la coesione sociale. Per questo è necessario investire, fin dalla prossima Legge di Bilancio, maggiori risorse per il sostegno linguistico, la mediazione, il tempo educativo, la collaborazione tra scuole, servizi e realtà del territorio e il rafforzamento dell’offerta formativa”, ha concluso D’Errico, richiamando il ruolo della scuola sottolineato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.