Premiati i fotoreporter dell’Agence France-Presse per aver documentato i conflitti, Roberto Morgantini per le Cucine Popolari di Bologna e il cardinale Pierbattista Pizzaballa per l’impegno a difesa della dignità umana e del dialogo in Terra Santa.
Menzioni speciali a due scuole per i percorsi artistici sui diritti umani. Presentato il Premio De Sanctis – Regione Campania, al via nel 2027.

ROMA – C’è chi affida al reportage il compito di documentare gli orrori della guerra, chi trasforma la solidarietà in una pratica quotidiana e chi, anche nei territori più feriti dal conflitto, continua a cercare le ragioni del dialogo. Storie e impegni differenti, uniti dalla stessa responsabilità: difendere la dignità della persona anche quando riconoscerla diventa difficile. È il filo che attraversa la nuova edizione del Premio De Sanctis per i Diritti Umani, celebrata oggi pomeriggio nell’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di numerosi rappresentanti delle istituzioni, tra cui i ministri Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio, Andrea Abodi, Orazio Schillaci.
Il Premio è stato assegnato ai fotoreporter dell’Agence France-Presse (AFP), a Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari di Bologna, e al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Menzioni speciali all’Istituto Tecnico Tecnologico – Grafica e Comunicazione dell’IIS “G. Woolf” e alla scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo “M. Bassi”, per i percorsi educativi e artistici dedicati alla promozione dei diritti umani.
Il riconoscimento ai fotoreporter dell’Agence France-Presse premia il coraggio, il rigore deontologico e la dedizione con cui documentano i conflitti in Medio Oriente, nella Striscia di Gaza e in Ucraina, spesso operando in condizioni di estremo pericolo. Attraverso le immagini, il loro lavoro restituisce visibilità alle sofferenze delle popolazioni civili e alle conseguenze della guerra, contrastando la propaganda e l’indifferenza. La motivazione ricorda che «l’informazione indipendente è un bene pubblico e un diritto inalienabile»: un principio che assume un significato particolare nei contesti in cui raccontare ciò che accade significa esporsi direttamente alla violenza. Un impegno che ha avuto un costo altissimo. Abdoul Raouf Shaath, Arman Soldin e Shah Marai hanno perso la vita, mentre Christina Assi, Ahmed Israeli e altri professionisti hanno riportato ferite permanenti. Il Premio rende omaggio a chi ha sacrificato la propria vita o la propria integrità fisica per consentire al mondo di conoscere la realtà dei conflitti, richiamando l’attenzione sulla necessità di proteggere chi garantisce il diritto all’informazione.
Dai fronti di guerra alla risposta concreta alle fragilità sociali, il Premio ha riconosciuto l’esperienza di Roberto Morgantini, fondatore nel 2015 delle Cucine Popolari di Bologna. Un progetto che ha trasformato il pasto in un’occasione di incontro, ascolto e relazione, andando oltre la risposta al bisogno materiale per contrastare povertà, solitudine ed emarginazione. Le Cucine Popolari rappresentano un modello di mutualismo sociale fondato sulla partecipazione e sulla capacità di costruire legami. La solidarietà non si esaurisce nell’assistenza, ma diventa uno strumento per restituire alle persone dignità, riconoscimento e appartenenza alla comunità. Un’esperienza che dimostra come la tutela dei diritti possa prendere forma anche nei gesti quotidiani, attraverso luoghi capaci di accogliere e mettere in relazione persone diverse.
Al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il riconoscimento è stato conferito per la sua testimonianza morale e umana in una terra segnata da una tragedia di proporzioni sconvolgenti. La motivazione sottolinea la sua ferma condanna della violenza e della disumanizzazione, senza contrapporre una sofferenza all’altra né stabilire gerarchie tra le vite umane. Dall’attacco terroristico del 7 ottobre alle sofferenze della popolazione palestinese, con la morte di tanti innocenti e soprattutto di bambini, la sua voce ha richiamato il valore universale della dignità della persona. Come si legge nella motivazione, «la dignità della persona precede ogni appartenenza» e non può dipendere dalla nazionalità, dalla fede o dalla parte della storia in cui il destino colloca ciascuno.
Nel corso della lectio magistralis, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha richiamato la responsabilità di porre un limite all’esercizio del potere, soprattutto quando la guerra rischia di subordinare la tutela della persona alla necessità di prevalere. «La convinzione di difendere una causa giusta non rende legittimo ogni mezzo usato per sostenerla», ha affermato, sottolineando come la credibilità della giustizia dipenda dalla coerenza e dall’imparzialità con cui i suoi principi vengono applicati, indipendentemente dall’identità di chi agisce e di chi subisce una violazione.
Guardando alla Terra Santa, Pizzaballa ha evidenziato che la pace non può fondarsi sulla sola forza né su un accordo che lasci una delle parti senza dignità e possibilità di futuro. «Il futuro non appartiene a chi accumula più forza, ma a chi sa porle un limite», ha concluso, indicando nella tutela della dignità umana, anche durante il conflitto, il criterio con cui orientare le decisioni politiche e istituzionali.
La cerimonia è stata anche l’occasione per presentare la nuova sezione Premio De Sanctis – Regione Campania, che prenderà il via nel 2027, in occasione del ventennale della Fondazione De Sanctis. Il riconoscimento si propone di valorizzare annualmente personalità ed eccellenze che rappresentano il patrimonio culturale campano nei settori della letteratura, dell’arte, della musica, del teatro, del cinema e della cultura. Alla cerimonia ha partecipato, in rappresentanza della Regione Campania, l’assessore alla Cultura Onofrio Cutaia.
In vista del ventennale della Fondazione nel 2027, il Comitato scientifico del Premio promuoverà inoltre iniziative dedicate alla tutela dei diritti umani, tra cui progetti di contrasto alla violenza sulle donne e attività culturali negli istituti penitenziari. Tra queste, “Luci nella notte”, una rassegna cinematografica curata dalla critica Piera Detassis, pensata per portare il cinema nelle carceri italiane e creare occasioni di confronto e partecipazione attraverso la cultura.