L’Assessore Scarpinato non risponde alle nostre richieste di ascolto. Sicindustria Trapani – Sezione Marmi, Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna, Consicav e CNA Sicilia lanciano l’allarme sugli effetti del decreto assessoriale n. 25
Le associazioni di categoria del comparto estrattivo siciliano – Sicindustria Trapani – Sezione Marmi, Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna, Consicav e CNA Sicilia – lanciano un accorato appello sulle conseguenze drammatiche che l’attuazione del D.A. n. 25/GAB del 10/06/2026, recante “Modifica delle norme di attuazione dei Piani Paesaggistici Regionali adottati e approvati”, rischia di produrre sull’intera filiera delle costruzioni.
Il provvedimento, fortemente restrittivo sull’utilizzo del territorio, colpisce in particolare le cave di materiali inerti regolarmente autorizzate e in esercizio, ricadenti in aree nelle quali il vincolo paesaggistico è intervenuto successivamente all’avvio dell’attività estrattiva. Imprese che, al momento del rilascio delle autorizzazioni, hanno programmato legittimamente investimenti e attività produttiva sulla base della possibilità di sfruttare integralmente il giacimento autorizzato.
Oggi queste aziende rischiano di essere costrette a interrompere anticipatamente l’attività qualora, alla scadenza dell’autorizzazione, non sia stato completato il piano di estrazione approvato. Le nuove disposizioni, infatti, precludono agli esercenti di cava la possibilità di ottenere il rinnovo dell’autorizzazione anche quando questo sia finalizzato esclusivamente al completamento del progetto già approvato, senza aprire nuove attività né ampliare quelle esistenti.
“Si tratta di attività avviate a seguito di ingenti investimenti, effettuati sulla base di progetti regolarmente autorizzati e di una pianificazione economica fondata sullo sfruttamento complessivo del giacimento – sottolineano le associazioni –. L’impossibilità di completare il piano di estrazione originariamente approvato compromette la sostenibilità degli investimenti, con rilevanti ricadute economiche e occupazionali sull’intera filiera estrattiva siciliana”.
Il rischio concreto è quello di un blocco del settore edilizio regionale, che dipende in larga misura dalla disponibilità di materiali inerti estratti localmente. La chiusura anticipata delle cave si tradurrebbe in una carenza di approvvigionamento, con conseguenti ripercussioni sui cantieri, sui tempi e sui costi delle opere pubbliche e private.
A ciò si aggiunge un ulteriore profilo di criticità, di natura ambientale e di sicurezza. La dismissione di una cava in uno stato evolutivo intermedio potrebbe determinare condizioni morfologiche irregolari e non coerenti con quelle previste dal progetto di coltivazione e recupero ambientale originariamente approvato. L’interruzione anticipata rischierebbe di lasciare i luoghi in una condizione di degrado ambientale, con la conseguente necessità di nuovi interventi di progettazione e ripristino che graverebbero inevitabilmente sulle finanze della Regione.
Alla luce di tali criticità, le associazioni del comparto estrattivo chiedono che venga attentamente rivalutata l’efficacia del D.A. n. 25/GAB del 10/06/2026, verificando gli effetti delle nuove disposizioni sulle attività già legittimamente autorizzate e in esercizio, con l’intento di salvaguardare il principio di certezza del diritto, tutelare gli investimenti già effettuati e garantire agli operatori la possibilità di portare a compimento i progetti estrattivi già approvati.
“Abbiamo più volte chiesto all’Assessore ai Beni Culturali, Francesco Scarpinato, un incontro per illustrare le nostre ragioni e trovare insieme soluzioni equilibrate – denunciano le associazioni – ma non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta. Chiediamo un immediato confronto istituzionale, prima che sia troppo tardi per le imprese e per l’intero settore delle costruzioni in Sicilia”.