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Giovedì 3 settembre 2026, alle ore 17.30, nell’aula monumentale della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, sarà presentato “Rosario Livatino. Tra Magistratura e fede operosa”, il volume del dott.Luigi D’Angelo dedicato al Beato Rosario Livatino.

Magistrato presso il Tribunale di Agrigento dal 1975, il dott. Luigi D’Angelo, ha lavorato, quotidianamente, accanto a Rosario Livatino per dodici anni. Alla presentazione interverranno mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace, postulatore della fase romana della causa di canonizzazione; Toni Mira, giornalista, già capo della redazione romana di Avvenire; don Giuseppe Cumbo, Vicario Generale della diocesi di Agrigento. Modererà l’incontro Luigi Mula, giornalista.
Nell’anno in cui ricorre il trentaseiesimo anniversario dell’uccisione del giudice Beato il testo porta un contributo nuovo alla già ampia bibliografia dedicata al magistrato; non si presenta come una biografia tradizionale né come un saggio accademico. È il racconto di chi ha conosciuto Livatino, ne ha osservato il metodo di lavoro e ne ha condiviso la quotidianità professionale. Luigi D’Angelo ripercorre la formazione del giovane Rosario attraverso quattro esperienze decisive: la famiglia; la scuola classica di Canicattì e l’insegnamento della professoressa Ida Abate; il rinnovamento ecclesiale del Concilio Vaticano II; la magistratura, vissuta da Livatino come scelta professionale e vocazione al servizio. Nel libro viene ricordata anche l’annotazione scritta in agenda in occasione del giuramento del 18 luglio 1978: «Che Iddio mi accompagni».

Una parte centrale del volume è dedicata al biennio 1984-1986. Le annotazioni delle agende personali di Livatino vengono ricollocate nel contesto della sua attività giudiziaria e, in particolare, della fase istruttoria del processo “Ferro + 44”. È in quegli anni che nei suoi diari compare la sigla “S.T.D.”, comunemente interpretata come “Sub Tutela Dei”.
Il testo torna inoltre sulle due conferenze pubbliche tenute da Livatino: quella del 1984 sul ruolo del giudice nella società e quella del 1986 su “Fede e diritto”. D’Angelo lascia emergere direttamente la voce del magistrato, il suo pensiero sulla responsabilità personale e il rapporto tra fede, giustizia e servizio pubblico.
Secondo la lettura proposta dall’autore, Livatino fu anche un anticipatore nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata: dalle misure di prevenzione patrimoniali alla comprensione dei rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, fino ai meccanismi del voto di scambio. «Livatino lo coglieva con il rigore della sua riflessiva intelligenza e il suo intuito fecondo», scrive D’Angelo.
La parte conclusiva ricostruisce il cammino ecclesiale e civile che ha accompagnato la memoria di Livatino: dal grido contro la mafia pronunciato da Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993 agli interventi successivi di Benedetto XVI e Papa Francesco, fino all’opera svolta per la causa di beatificazione.
