ROMA, 21 ott. – “Quello che è accaduto ieri in commissione Antimafia non è una diatriba tra magistrati, è una storia che trascende me e De Luca, che ieri ha impiegato metà del suo intervento per attaccarmi. Ieri è andato in scena l’ultimo capitolo di un conflitto che si è aperto subito dopo le Stragi del 1992-93 ed arriva sino ai nostri giorni. E’ un conflitto che attraversa la politica, le istituzioni, il giornalismo e anche la magistratura. Una parte di essa ha da subito ritenuto che le Stragi sono state opera solo di mafiosi come Riina e per interessi interni alla mafia, l’ultima tesi è quella del filone mafia-appalti. Un’altra parte della magistratura ritiene invece che questa storia sia falsa, non sta in piedi perchè contraddetta da fatti incontrovertibili che dimostrano come le Stragi non le abbia fatte solo la mafia. Solo per citarne alcuni, si pensi ai vari e gravi depistaggi che hanno sempre inquinato le indagini e alla partecipazione ad alcune fasi esecutive di soggetti esterni. Tutti i magistrati che hanno indagato sui livelli superiori e hanno sempre lavorato per individuare mandanti e complici esterni, sono tutti entrati nel mirino e condiviso il destino di essere emarginati, sottoposti a procedimenti disciplinari, penalizzati nella carriera e fatti oggetto di linciaggio mediatico. Mi riferisco a Di Matteo, Ardita, Donadio, Tescaroli e anche a me stesso”.
Così il senatore M5S Roberto Scarpinato nel corso della conferenza stampa tenuta oggi con il presidente Giuseppe Conte e i capigruppo 5 Stelle Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi.
“Nell’ambito di questo scontro sulle Stragi – ha aggiunto – la procura di Caltanissetta prese una cantonata storica, quando il procuratore Tinebra seguì le indicazioni di due esponenti dei Servizi: Contrada e La Barbera, l’uomo che costruì il depistaggio Scarantino. Ricordo che noi alla procura di Palermo in assoluto dissenso con la procura di Caltanissetta, scoprimmo presto la polpetta avvelenata Scarantino e arrestammo proprio Contrada. Il legale di Contrada ha presentato anni dopo un esposto contro di me e oggi è consulente di questa commissione Antimafia guidata da Colosimo. Ecco il quadro complessivo che aiuta a capire cosa sta succedendo. A distanza di anni il destino vuole che io sia di nuovo in conflitto con la procura di Caltanissetta, che da tre anni ha preso come verità rivelata le tesi del generale Mario Mori su mafia-appalti come causa delle Stragi del 1992, un soggetto che ha iniziato e concluso la sua carriera nei Servizi segreti e che oggi è indagato a Firenze per le Stragi del ’93. Un vero e proprio corto circuito interno: la Procura di Firenze indaga su Mori per le stragi del 1993 e quella di Caltanissetta lo considera come il Vangelo per le stragi. Mori ha pubblicamente dichiarato di tenersi in forma per vendicarsi dei magistrati che lo hanno indagato, tra i quali ci sono io. Report ha anche svelato che la procura di Firenze ha scoperto che Mori orientava da dietro le quinte i lavori di questa commissione Antimafia, indicando i consulenti da nominare e dicendo di essere un acerrimo nemico di Scarpinato. Dunque la procura di Caltanissetta procede sposando in modo calligrafico le tesi di un personaggio come Mori, nonostante la pista mafia-appalti sia stata giudicata affetta da severa miopia e da un approccio mistico e dogmatico da una gip. La pista è stata anche archiviata da altro gip senza che ci fosse un solo indagato. Ciò nonostante, De Luca è venuto in Antimafia in sedute fluviali a esporre la pista mafia-appalti e a incolpare me di depistaggi attraverso le 33 intercettazioni che sono state utilizzate senza le autorizzazioni di legge prima per finalità estranee al processo trasmettendole alla Colosimo, con il risultato scontato di vederle pubblicate sulla stampa e utilizzate come una clava politica contro di me, e poi anche per finalità processuali senza mai avermi sentito prima in modo da fornire le mie spiegazioni al riguardo. Intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale e che contengono le normali conversazioni tra ex magistrati che, avendo capito che la commissione Antimafia stava agendo manovrata dal gruppo Mori, si interrogava su come reperire al meglio documenti e testimoni utili alla fedele ricostruzione della verità. Mi si accusa di depistaggio per una telefonata in cui invitavo Natoli a riferire in Antimafia una verità che mi aveva precedentemente riferito. Addirittura, ieri il Fatto Quotidiano ha svelato una intercettazione che documenta che lo stesso ricordo autentico Natoli lo aveva riferito qualche mese prima anche Ingroia. Dove sarebbe il depistaggio quando delle persone parlano tra loro per dimostrare fatti veri? E perchè il procuratore di Caltanissetta non mi ha chiesto niente quando sono stato sentito in procura? E perchè non una domanda nemmeno a Natoli? Ma sono state trascritte, inviate alla commissione Antimafia e da lì alla stampa, anche le mie considerazioni su vari temi politici, completamente estranei alle indagini, attinenti la mia attività di senatore. La stessa fede preconcetta sulla pista mafia-appalti è stata adottata dalla maggioranza che ha militarizzato la commissione Antimafia impedendoci qualsiasi altra indagine su mandanti e complici esterni e sui depistaggi, accogliendo Mori e la sua pista tra giubilo e applausi. Vogliono chiudere una saracinesca su qualsiasi ricerca delle verità scomode, cavalcano quelli che io ritengo errori della magistratura di Caltanissetta e si preparano a scrivere una verità di comodo sulle Stragi. Ma se pensano di tapparmi la bocca con questi metodi, non sanno con chi hanno a che fare”.