“Le violenze che si sono verificate nelle piazze negli ultimi giorni richiedono un’assunzione di responsabilità e il coraggio di affrontare le cause che hanno generato una profonda frattura sociale e generazionale, non solo una risposta repressiva”. Lo dichiara Daniela Fatarella, Direttrice generale di Save the Children, commentando il decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri.
“Esprimiamo preoccupazione per misure che, anziché puntare sulla prevenzione, sull’educazione e sull’assunzione di responsabilità collettiva, rafforzano un approccio repressivo e punitivo nei confronti dei minorenni, anticipando e irrigidendo le risposte di sicurezza pubblica e penale e contribuendo alla loro progressiva assimilazione agli adulti”.
“Se da una parte occorre sottolineare che la violenza non è mai la risposta e non va confusa con il diritto costituzionale di manifestare, con altrettanta chiarezza è necessario dire che non basta reprimere ciò che il disagio produce: bisogna avere il coraggio di affrontare ciò che lo alimenta con interventi strutturali e cambiamenti concreti che accorcino la distanza tra le aspettative delle nuove generazioni e le opportunità che percepiscono di avere – sottolinea Fatarella – La risposta alla rabbia che molti giovani hanno mostrato nelle piazze impone un’assunzione di responsabilità educativa da parte delle istituzioni e del mondo adulto: ascoltare le ragioni del disagio e comprendere le cause che lo alimentano, mettere in campo interventi di ricostruzione del patto di fiducia intergenerazionale e di giustizia sociale sono fondamentali per affrontare una frattura profonda che si sta radicando nelle nostre città e nei nostri quartieri”.
“Sicurezza e protezione degli adolescenti non sono due obiettivi contrapposti. Una società sicura è capace di fermare la violenza senza smettere di educare, proteggere e offrire una strada per riparare ai propri errori. La risposta dello Stato davanti a comportamenti violenti deve partire da un investimento molto più forte nella prevenzione: nelle scuole, nei servizi sociali e di salute mentale, nelle comunità educanti, nello sport, nella cultura, negli spazi di aggregazione e nell’ascolto degli adolescenti”, conclude Fatarella.
Secondo l’Organizzazione, destano preoccupazione in particolare l’ulteriore estensione dei casi in cui può essere disposto il c.d. “fermo preventivo” (accompagnamento e trattenimento presso gli uffici di polizia), applicabile anche ai minorenni, il divieto di radunarsi e l’imputabilità automatica per i 14-18enni. Il crescente ricorso a misure che limitano la libertà personale dei minorenni sulla base di valutazioni delle autorità di pubblica sicurezza, senza il preventivo coinvolgimento dell’autorità giudiziaria minorile, rappresenta una tendenza che rischia di incidere su diritti fondamentali di ragazze e ragazzi; inoltre, il divieto per i minorenni di radunarsi in luoghi pubblici con determinate persone rischia di condizionare profondamente la loro vita quotidiana, limitando la possibilità di incontro e interferendo anche con percorsi di inclusione, educazione e recupero. Infine, l’imputabilità automatica di un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio semplice quanto rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti, senza considerare la delicata fase evolutiva di vita di ragazzi e ragazze che entrano in contatto con la legge. Limitare la discrezionalità dei giudici in questa fase – attualmente prevista – vuol dire snaturare la specializzazione del sistema penale minorile, che è stato invece creato proprio per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi.