L’Organizzazione sottolinea la necessità di ricostruire un patto di fiducia tra ragazzi, adulti e istituzioni.
“Nessun episodio di violenza, come quelli accaduti nel weekend in alcune città italiane, può essere minimizzato o giustificato. Ma è fondamentale affrontare le cause profonde delle proteste in corso, ascoltando le istanze di migliaia di giovani, che sono scesi in piazza pacificamene per chiedere alle istituzioni e alla politica più investimenti nella scuola e meno diseguaglianze. È importante tuttavia evitare un approccio esclusivamente punitivo che rischia di alimentare stigmatizzazioni e di criminalizzare un’intera generazione”. Lo dichiara Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, commentando quanto avvenuto negli ultimi giorni in diverse città italiane.
“Esiste oggi frattura intergenerazionale, con una crescente sfiducia da parte dei giovani nella possibilità di cambiamento. Per invertire la rotta è necessario un cambio di prospettiva che superi un approccio esclusivamente punitivo e una logica che si limita a rincorrere le emergenze. Occorre rispondere a quel che accade nei nostri quartieri e nelle nostre città con interventi efficaci e continuativi nel tempo, capaci di promuovere soluzioni concrete, investire sul dialogo e su reti solide tra scuola, famiglie, servizi sociali e terzo settore, spazi pubblici sicuri e aperti, misure di sostegno alla genitorialità, attività sportive, culturali e ricreative accessibili e gratuite, in particolare per i minori in condizioni di maggior svantaggio. Servono comunità educanti solide e responsabili, capaci di accompagnare i ragazzi e le ragazze nella crescita, offrendo loro ascolto e reali possibilità di espressione e partecipazione”.
“Occorre uno sforzo collettivo e condiviso. Dal nostro impegno quotidiano sui territori – in particolare nelle aree di maggior disagio – emergono con chiarezza, ormai da tempo, le profonde disuguaglianze sociali ed economiche che continuano ad ampliare la distanza tra le aspettative delle nuove generazioni e le opportunità che percepiscono di avere. Finché non riusciremo a sanare questa frattura intergenerazionale, rafforzando la coesione sociale, il dialogo tra generazioni e il senso di appartenenza alla comunità, rischieremo di alimentare ulteriormente la frustrazione, il disincanto e il senso di esclusione di molti ragazzi e ragazze”, conclude Daniela Fatarella.