Dibattito sul rigassificatore con il comitato pro-rigassificatore
Da un confronto con il Comitato Pro-Rigassificatore, si evince che...
Stralci del confronto con Nocera del Comitato pro rigassificatore
Nocera - Il Sig. Morici, cofondatore del Comitato pro referendum - No rigassificatore, ha lasciato un commento al post che ho scritto sul mio blog circa la vicenda del referendum sull’impianto di rigassificazione a Porto Empedocle. Scrivo qui la risposta anche per chiarire meglio acuni aspetti sollevati dal commento.
Naturalmente il rigassificatore non è la panacea di tutti i mali, ma l’investimento che l’Azienda deve fare per l’impianto può avere ripercussioni positive sull’economia del territorio e di tutta la nazione. […]
Morici - Ma perchè proprio a Porto Empedocle?
Non conosco le specifiche tecniche del progetto, posso immaginare che la posizione strategica del porto di Porto Empedocle, affacciato sul Mar Mediterraneo, e la disponibilità di un’area sufficientemente estesa abbiamo fatto pensare al sito dell’area industriale. Un’area che è già industriale .
Resto comunque del parere che delle infrastrutture vadano costruite, anche correndo dei rischi, commisurabili ai benefici, come l’ampliamento del porto di Porto Empedocle. Avere a disposizione il tesoro della Valle dei Templi (che qui entra in gioco solo in quanto attrazione turistica e non in quanto minacciata direttamente dall’impianto) e non mettere in essere le strutture che possano accogliere i turisti disposti a spendere per visitarla significa non averla e non condividere con l’umanità un tale patrimonio.
E qui veniamo alla minaccia di cancellazione della Valle dei templi dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità stilata dall’UNESCO. Forse chi ha palesato questa possibilità non conosceva bene la questione e immaginava che l’impianto sarebbe stato costruito a ridosso del posto di ristoro nel cuore del parco archeologico. Evidentemente un impianto costruito a molti km dal parco e da quest’ultimo completamente invisibile non può compromettere la bellezza del sito. Ma se, nonostante queste evidenze di buon senso, cancellassero la valle dalla lista - mi permetto qui di essere un po provocatorio - ce ne potremmo strafottere: la Valle dei Templi resterà comunque una meraviglia e anzi dovremo lavorare di più perchè sia conosciuta in tutto il mondo, magari andando a cercare i turisti nei loro paesi. La Valle e il parco paesaggistico non hanno bisogno di certificazioni, sono un patrimonio per il fatto che esistono! E possono essere patrimonio dell’umanità se l’umanità è facilitata nella fruizione del bene. Avere un sito col bollino e non avere chi lo visiti è un controsenso.
Morici - (ci sarebbe da chiedersi come mai il segretario regionale dell’UDC, on Saverio Romano, ritenga che l’impianto di rigassificazione di Melilli, non sia compatibile con la vocazione “turistica” di Augusta)
Nocera - Se ostacoli insormontabili si mettono all’impianto di rigassificazione, sono ostacoli che si pongono anche ad ogni sviluppo turistico del porto di Porto Empedocle. La possibile erosione della costa potrebbe esserci anche per la costruzione del molo esclusivamente a scopo turistico.
Vorrei qui ribadire che la mia avversione al referendum è giustificata dal fatto che la questione sia da valutare, da una parte, dal lato tecnico e quindi i tecnici (politici, enti, università) devono risolvera, d’altra parte è una questione che suscita parecchie emozioni. La popolazione chiamata al referendum non sarà mai in grado di conoscere, capire e apprezzare il progetto (non solo nell’interesse locale, ma anche nazionale) al punto da sopire il forte impatto emotivo che certa parte della cittadinanza illuminata solleva.
Morici - La scelta di costruire un rigassificatore, è anacronistica poichè la rigassificazione può oggi avvenire direttamenta a bordo delle metaniere. La scelta di Porto Empedocle, non è stata fatta in virtù della sua posizione geografica, tanto è che si tenta di relizzarne 15 in tutta Italia. Il gas prodotta serve alle industrie del nord, alle quali già forniamo l’80% dell’energia prodotta in Sicilia. Ai consumatori del nord, il gas prodotto da noi costerà qualcosa in più, ma poichè nessuno vuole i rigassificatori nel nord-Italia, l’unica soluzione è realizzarli da noi. Non esiste un indotto derivato dalla catena delo freddo e lo dimostra il fatto che su 54 rigassificatori al mondo, solo in Giappone vengono utilizzate le frigorie prodotte. Perchè non le hanno utilizzate a La Spezia dove un impianto esiste già? Non abbiamo industrie conserviere o di trasformazione che potrebbero utilizzare la piattaforma del freddo. La presenza di 150 metaniere anno a Porto Empedocle, non favorirà lo sviluppo del porto. Gli errori commessi in passato (ASI, porticciolo e moli) non possono giustificare il proseguo dei medesimi. A cosa servirebbe l’esperienza? La distanza minima dall’abitato, è per legge superiore a quella prevista dal progetto di Nuove Energie. La distanza dal Parco, non è di svariati chilometri. Basta guardare tramite Google la posione degli altri rigassificatori, per rendersi conto che nessuno di essi si trova a poche centinaia di metri da asili e centri abitati, a differenza di quanto si vorrebbe realizzare ad Agrigento. Queste sono solo alcune delle ragioni che ci spingono a non essere favorevoli all’impianto. Sono comunque disponibile da un confronto sulla tematica, meglio se pubblico, affinchè ognuno di noi possa dare il proprio contributo all’informazione della popolazione. Voglio ricordare, come la stessa normativa europea e nazionale, prevede che la popolazione debba essere informata e poter esprimere il proprio parere. Purtroppo a Porto Empedocle, l’informazione ha potuto farla solo chi aveva soldi da spendere e interesse a farlo e quelli non siamo certamente noi. Sono certo che Vi sarà gradita l’occasione di poterci confrontare pubblicamente nell’interesse della popolazione agrigentina e affinchè vengano chiariti una volta per tutte gli aspetti positivi e quelli negativi che comportano tali impianti.
Nocera - Mi viene un dubbio: se il progetto non rispetta i termini di legge non basterebbe una denuncia, un ricorso, una qualunque azione che faccia decidere un arbitro terzo, con le competenze tecniche per decidere?
Chiamare ad arbitro la cittadinanza incompetente in materia giuridica e tecnica è, dal mio punto di vista, un atteggiamento assurdo nonché dispendioso di tempo e risorse economiche.
Per l’indotto del freddo basterebbe il pesce pescato, senza contare la frutta.
(Forse Nocera non sa che da noi non esistono industrie conserviere e di trasformazione e che neppure a Panigaglia dove il rigassificatore esiste dal 1970, si è mai realizzata la piattaforma del freddo, così come nel resto del mondo. Ma possiamo esser certi che ad Agrigento avverrà il miracolo…)
La popolazione ha tutto il diritto di essere informata, ma continuare a presentare tragedie non aiuterà.
(è forse meglio fargliele vivere?)
Resto del parere che in vista di un possibile sviluppo, è possibile correre dei rischi.
Morici - Vorrei ricordarLe, che purtroppo i tempi della giustizia nel nostro paese, sono spesso così lunghi da non riuscire ad evutare il danno. Una denuncia non può impedire la realizzazione di un progetto, tranne che non sia dimostrato che ciò rappresenti reato. L’iter amministrativo, è cosa ben diversa, anche se a tal proposito, tengo a precisare che sulla vicenda ho già presentato più esposti, avendo ritenuto opportuno investire l’Organo Inquirente, affinchè possa accertare se sussistono responsabilità di carattere penale nella mancata applicazione di talune prescrizioni di legge. Le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale Interlandi, in merito al rigassificatore da realizzare nella zona industriale di Augusta, dovrebbero indurre a maggiori riflessioni sull’impianto di Porto Empedocle.
“Costruire un impianto del genere in una zona industriale piena di raffinerie – secondo la Interlandi - significa posizionare un congegno ad orologeria che,in caso di incendi negli impianti petrolchimici, cosa che si verifica frequentemente, produrrebbe conseguenze devastanti in un’area che va da Catania a Ragusa”.
L’assessore regionale sottolinea inoltre:
“E’ impensabile che un’opera capace di incidere in maniera cosi’ problematica nella vita della popolazione locale, possa essere imposta dall’alto, contro la volonta’, peraltro espressa in maniera plebiscitaria nel referendum, dalle popolazioni stesse”.
Seppure gli agrigentini non hanno ancora avuto modo di esprimere il proprio parere, va evidenziato come anche in questo caso la scelta venga imposta dall’alto.
Ci chiediamo e chiediamo a chi di competenza, organi giudiziari compresi: e’ possibile che valutazioni sulla vocazione turistica del territorio, sulle conseguenze di eventuali incidenti e sulla volonta’ dei cittadini, valgano solo per Augusta e non per Porto Empedocle?
Cosa spinge i deputati regionali a considerazioni tanto diverse?
Si puo’ parlare di vocazione turistica di Augusta e disconoscere quella di Agrigento e della Valle dei Templi?
Nocera - Il territorio di Agrigento è pieno di opere incompiute fermate con una denuncia, una si vede proprio dalla zona del riempimento. Basta una denuncia (ben motivata e circostanziata) per bloccare qualunque cosa.
(Nocera dimentica che a Brindisi il progetto si è bloccato dopo anni e che era stato realizzato il 30% delle opere)
Morici - Prima di continuare questo nostro confronto, vorrei capire se quanto da Lei affermato è frutto di un accurato studio delle problematiche inerenti l’impianto o solo di generiche opinioni in merito. Le chiedo pertanto:
1) è vero che la legge Seveso prevede che questo tipo di impianti non possa essere realizzato in prossimità di centri abitati?
2) è vero che “le popolazioni interessate” devono essere informate e poter esprimere il proprio parere?
3) è vero o falso che l’impianto immetterebbe in mare dalle 20 alle 30 tonnellate di cloro attivo l’anno?
4) esistono studi che attestano la pericolosità di questi impianti e se si quali?
5) conosce gli incidenti accaduti nella filiera del GNL?
6) è a conoscenza del fatto che oggi è possibile rigassificare a bordo delle metaniere?
I tre pilastri della democrazia ambientale costituiscono non solo gli obiettivi della Convenzione ma anche e soprattutto gli strumenti per il raggiungimento dello scopo ultimo di contribuire alla tutela del diritto, spettante a ciascun individuo delle generazioni attuali e future, di vivere in un ambiente adeguato per la propria salute ed il proprio benessere. A tal fine la Convenzione richiede ai governi di intervenire in tre settori:
1. Garantire ai cittadini l’accesso alle informazioni ambientali.
La Convenzione distingue tra il diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di cui fanno richiesta e il dovere delle autorità pubbliche di divulgare tali informazioni.
Ciò implica che:
· le autorità siano effettivamente in possesso dei documenti
· le informazioni siano aggiornate ed affidabili, rilasciate in termini ragionevoli e senza costi onerosi.
Il rifiuto è ammissibile solo in alcuni casi (richiesta abusiva, generica, relativa a un documento in corso di elaborazione o non posseduto) o per alcuni motivi (tutela del segreto delle deliberazioni delle pubbliche autorità, della difesa nazionale, della pubblica sicurezza, del buon funzionamento della giustizia, del segreto commerciale/industriale, dei diritti di proprietà, del carattere confidenziale dei documenti). La divulgazione delle informazioni richiede un ruolo attivo e comunicativo delle istituzioni: deve essere effettuata nel rispetto del principio dell’immediatezza e tradursi nella creazione di reti automatizzate delle informazioni.
2. Favorire la partecipazione dei cittadini alle attività decisionali che possano avere effetti sull’ambiente.
La Convenzione stabilisce il diritto, per il pubblico interessato, di partecipare ai processi decisionali relativi all’autorizzazione di determinate attività, per lo più di natura industriale, aventi impatto ambientale significativo, nonché all’elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle autorità pubbliche. Agli interessati deve essere garantita la possibilità di presentare osservazioni, di cui le autorità pubbliche devono tener conto.
L’articolo 6, che assicura la partecipazione nella procedura di autorizzazione di talune attività specifiche, trova generalmente attuazione nell’ambito delle procedure d’impatto ambientale, che prevedono meccanismi di consultazione delle comunità locali.
Gli articoli 7 e 8 della Convenzione di Aarhus, che attribuiscono ai cittadini il diritto di partecipare nella fase di elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle pubbliche autorità, sono formulate in modo molto generico e richiedono dunque di essere ulteriormente sviluppate e definite in dettaglio. Nell’ambito della Convenzione di Espoo sulla valutazione d’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero, si sta lavorando alla preparazione di un Protocollo sulla “Valutazione Ambientale Strategica” (VAS), che fissi una procedura per la valutazione degli effetti che piani programmi, politiche e atti normativi possono avere sull’ambiente.
Dal momento che la procedura VAS comporta profili di partecipazione e consultazione dei cittadini si è ritenuto che il Protocollo VAS fosse lo strumento appropriato per dare attuazione ulteriore agli art.7 e 8 della Convenzione di Aarhus.
Il gruppo di lavoro per la preparazione di questo Protocollo ha cominciato a lavorare nel maggio 2001, con la partecipazione degli esperti della Convenzione di Aarhus. Estendere le condizioni per l’accesso alla giustizia.
I cittadini potranno ricorrere a procedure di revisione amministrativa e giurisdizionale qualora essi ritengano violati i propri diritti in materia di accesso all’informazione o di partecipazione o anche per denunciare la violazione della normativa ambientale da parte di soggetti pubblici e privati. Se quanto da Voi espresso in merito all’impianto de quo, è frutto di approfonditi studi di carattere ambientale e normativo, nonchè accurate analisi di sviluppo socio-economico, ritengo indispensabile un momento di confronto pubblico (anche televisivo), che consenta ai cittadini di approfondire la conoscenza della materia, sentendo le ragioni di quanti hanno opinioni diverse in merito e potendo così trarre le proprie conclusioni. Interventi troppo generici, non chiariscono i tanti dubbi che ognuno di noi può avere e non contribuiscono alla ricerca delle soluzioni. Confrontiamoci sulle normative, sui problemi ambientali, sulle ipotesi di sviluppo economico, sulla pianificazione dell’utilizzo delle risorse,ma facciamolo basando le nostre opinioni su dati e fatti concreti.
Nocera - Per poter parlare della questione del rigassificatore bisogna essere specialisti… chiedere il referendum è inutile (sebbene una mossa politicamente azzeccata), perchè la gente non potrà mai avere, nonostante dibattiti ed incontri, una conoscenza sufficiente a comprendere l’interesse locale e nazionale.
Nonostante ciò, non metto in dubbio che i cittadini possano e debbano partecipare alla fase di pianificazione, come ad esempio di destinazione del territorio, ma non possono certo decidere tecnicamente.
(quando le opere saranno già realizzate?)
Sono il primo a chiedere una corretta informazione, poichè sono convinto che l’informazione ed un corretto ragionamento possano portare a scelte condivise.
So bene che la rigassificazione potrebbe avvenire sulle metaniere, ma non su ognuna che arriva, bensi su una ormeggiata, in maniera permanente, a largo.
(falso! Il riferimento è ad impianti off-shore)
Le tonnellate di cloro in acqua sarebbero dunque le stesse, visto che il processo di rigassificazione non cambia. E’ da considerare che un impianto di depurazione delle acque rimetterebbe in mare acqua pura, ma questo significa integrare il progetto dell’impianto non eliminarlo.
Sono d’accordo che gli interventi generici non servano, ma quelli specialistici per definizione non sono adatti a tutta la popolazione. Qui mi propongo di argomentare con buon senso, cosciente che la legge è dalla mia parte, mi tutela, tutela la mia salute, tutela l’ambiente. A me tocca il compito di vigilare, ma non di porre veti ingiustificati, soprattutto quando le competenti autorità non hanno trovato motivi per ostacolare il progetto.
(Nocera torna a dimenticare che anche a Brindisi erano state rilasciate le autorizzazioni, finite poi con l’inchiesta e gli arresti. In quanti altri casi abbiamo scoperto a distanza di anni che erano state realizzate opere non conformi alle prescrizioni di legge?)
Vorrei infine puntualizzare che il bello (o il bruto?) della democrazia partecipativa consiste nel delegare a pochi la facoltà decisionale. Questo significa che tutti i cittadini devo responsabilmente scegliere chi li rappresenti e chi possa rappresentare onestamente i propri interessi. D’altra parte gli eletti hanno i dovere di decidere seguendo gli interessi della cittadinanza tutta.
Morici - Sono dispiaciuto nel constatare come si possa tentare di speculare su quanto dichiarato in merito a una norma che prevede che la “popolazione interessata” debba essere informata e poter esprimere il proprio parere.
Non ritengo sia necessario che i cittadini siano obbligati a studiare la vigente normativa, solo perché possa essere sancito un loro diritto.
L’informazione ad oggi data alla popolazione, è spesso di parte, lacunosa, quando non veritiera.
Prova ne sia il filmato sul rigassificatore o gli atteggiamenti tenuti dal giornale “La Sicilia”.
Questa testata infatti, pubblica prevalentemente le notizie favorevoli all’impianto, trasformandosi da “organo di informazione” in sponsor del rigassificatore, a tal punto da pubblicare una Vostra replica ad un nostro comunicato del quale non aveva dato notizia.
Appare evidente, come tali comportamenti non siano ascrivibili al codice deontologico del giornalismo…
Mi permetto di farle notare, come, a parte il tentativo di strumentalizzare le mie dichiarazioni, null’altro abbiate saputo replicare o precisare a quanto da me esposto e ciò non mi meraviglia…
Il suo riferimento alla metaniera permanentemente ormeggiata al largo, è inesatto.
Nel mio intervento, non parlo di impianto Off-Shore, ma di rigassificazione a bordo ed è evidente come a Lei sfugga che non più tardi di sei mesi addietro, sia avvenuto il primo scarico di una metaniera che grazie a questa tecnologia non ha più necessità di impianti fissi.
Riguardo al cloro, forse dovrebbe fare mente locale, oltre che al danno ambientale, alla presenza dei dissalatori che attingono in quello specchio di acqua.
Capisco la Vostra grande difficoltà ad affrontare un confronto pubblico e come sia più semplice esprimere opinioni basate sul nulla nascondendosi dietro comunicati o forum che non permettono al vasto pubblico di verificare la fondatezza delle dichiarazione e la preparazione e attendibilità dei relatori.
Mi chiedo se vi spinga solo la voglia di sterile protagonismo o se partecipiate ad un gioco a fare disinformazione il cui fine sconosco.
Un errore certamente è stato da me commesso, confrontandomi con chi non avendo conoscenza alcuna della materia, poteva solo ricorrere a piccoli espedienti mirati a delegittimare quanti si sono spesi per la collettività e si sono anche confrontati con soggetti certamente più preparati e qualificati, come i tecnici ENEL, Nuove Energie, amministratori e rappresentanti delle istituzioni, argomentando senza tema di smentita.
La scarsa conoscenza della materia e forse la motivazione che vi spinge ad intervenire, vi impediscono il confronto democratico al quale eravate stati invitati e sono certo pertanto, che l’unica attività che potete continuare a condurre è l’esprimere opinioni infondate, avvalendovi di qualche redattore non proprio imparziale e del vostro sito.
Nocera - Le faccio solo presente che, anche nel caso di rigassificazione a bordo delle metaniere dovrebbe essere allungato il molo del porto, perchè in quello attuale non entrerebbero.
(l’nnesima prova di come chi vorrebbe informare non ritiene di doversi prima documentare. Nel caso di rigassificazione a bordo, non necessità l’allungamento del molo, posto che l’aggancio e lo scarico, avviene con un apposito allaccio al gasdotto, che può trovarsi anche molte miglia al largo…)
Non mi stancherò di dire che intraprendere qualunque opera comporta dei benefici da valutare insieme ai rischi. I rischi che comporterebbe avere l’impianto di rigassificazione mi sembrano suffiencienti ad affrontare l’opera, purchè nel rispetto delle regole. Se leggi e regole non sono rispettate abbiamo solo perso tempo. Se sono rispettate la scelta diventa politica (intesa come gestione della cosa pubblica) e per questa scelta non serve essere specialisti ma valutare con buon senso quello che gli specialisti propongono.
Considero la vicenda cloro chiusa, poichè lo scarico delle acque potrebbe essere fatto a centinaia di metri dalla costa, non comprometterebbe il pescaggio del dissalatore, che immagino peschi lontano dalla costa.
(ancora una volta, il nostro interlocutore dimostra di sconoscere il progetto e le opere già realizzate)
Da quanto vedo e sento siete molto avvantaggiati: politici di lungo corso con altre battaglie alle spalle, la gente che ha paura del nuovo e si esprimerà per il no, non sarà certo questo blog a mettervi i bastoni fra le ruote… forse…
(Ma di cosa parla? Molti di noi non hanno mai avuto ruoli politici istituzionali, me compreso…)
Morici - Per quanto concerne il cloro e i dissalatori, Lei sconosce la distanza del pescaggio che si trova a poche centinaia di metri da riva. La invito cordialmente a meglio documentarsi sugli effetti cancerogeni dei cloroderivati, sui rischi potenziali di questo tipo di impianti, sull’inesistente catena del freddo, sul Piano Energetico Regionale mai varato, sulle norme che disciplinano questi impianti e sul loro impatto ambientale. Sui “politici di lungo corso” intendo precisare che molti dei componenti del comitato, me compreso, non hanno rivestito alcun ruolo politico istituzionale. Si chieda: perchè Saverio Romano, segretario regionale dell’UDC, avalla la vocazione turistica di Augusta e non vede quella di Agrigento? Perchè l’assessore regionale Interlandi si accorge della violazione dei principi di democrazia ad Augusta e non vede la violazione degli stessi principi ad Agrigento? Le voglio ricordare, che i due deputati in questione fanno parte del governo Cuffaro che è favorevole ai rigassificatori (o forse a quello empedoclino), così come del comitato norigassificatore, fanno parte soggetti che militano nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra. Come vede non si tratta di un problema di colore politico… Se Lei avesse seguito meglio la vicenda, certamente saprebbe come sia a Brindisi che a Livorno, è venuto fuori il problema della mancata informazione alla popolazione. Perchè si ostina a ritenere gli agrigentini incapaci di documentarsi ed esprimere un parere? Li ritiene tanto incapaci da dover demandare ad altri? Personalmente ritengo sia importante fare un’adeguata informazione e poi far decidere alla cittadinanza su un progetto che vincolerà per almeno i prossimi 30 anni le scelte di sviluppo economico del nostro territorio. Se ritiene la popolazione agrigentina non in grado di documentarsi e decidere, non le viene il dubbio che i rappresentanti eletti dal popolo, a Suo giudizio incapace, potrebbero anche loro non possedere capacità critica? O questa vostra presunta incapacità della popolazione si manifesterebbe solo per il rigassificatore? Le ricordo che già in passato, il popolo è stato chiamato ad effettuare scelte che per la molteplicità degli aspetti inerenti, risultavano ben più difficili. Divorzio, aborto, staminali etc. riguardavano aspetti di carattere morale, etico, religioso e tecnico, eppure non mi sembra che qualcuno abbia mai sostenuto che il popolo non abbia capacità di discernimento… Da agrigentino, posso solo restare mortificato dell’opinione che voi avete dei vostri concittadini… Penso che la vera paura di quanti favorevoli al rigassificatore e contrari al referendum, sia invece proprio la presa di coscienza degli agrigentini a seguito di una adeguata informazione e l’assunzione di responsabilità da parte dei medesimi sulle scelte che condizioneranno il nostro futuro. Dando per assunta la Vostra onestà intellettuale e i buoni propositi che vi spingono ad intervenire, vi chiedo soltanto di volervi meglio documentare e sono certo che quando lo avrete fatto, sarete pià disponibili ad un confronto costruttivo.
Nocera - Gli agrigentini non sono incapaci di scegliere, è una questione di democrazia rappresentativa, per cui si demanda a pochi il compito di scegliere perchè li si mette in condizione di poter “perdere” tempo a studiare progetti e soluzioni alternative.
Questo tempo e questa voglia non tutti le hanno, soprattutto quando devono dedicare il proprio tempo libero. Come non tutti hanno gli strumenti culturali per farsi un’idea chiara che riesca a far superare i pregiudizi sulle nuove tecnologie.
Le questioni strettamente tecniche non possono essere decise da tutti, servono tecnici.
Le rammento che questa è stata anche la linea della campagna referendaria per la fecondazione assistita. Oltre allo slogan “la vita non può essere messa ai voti” c’era la necessità di far decidere i tecnici, ad esempio su quanti embrioni è possibile impiantare.
Se il problema fosse solo di mancata informazione della popolazione siamo ancora in tempo per rimediare, ma informare non ha il fine di contrastare, a meno che l’informazione non è data in modo da suscitare timori.
(o come quella data ad oggi di suscitare consensi…)
La funzione dell’impianto di rigassificazione è duplice. Oltre al processo di rigassificazione l’impianto stocca il metano liquido da utilizzare nei picchi di richiesta. Per quanto possa essere tecnologicamente avanzata la proposta, di cui sinceramente non avevo letto e le sai grato se mi fornisse i riferimenti, della rigassificazione a bordo delle metaniere, non si risolve il problema dello stoccaggio. La metaniera infatti non può restare in attesa di svuotarsi in funzione dei consumi, deve scaricare e ripartire.
Morici - L’avanzata tecnologia della quale scrivo nel mio precedente post, è già nota a quanti interessati alla materia dai primi del 2006, quando apparve un articolo sul Sole 24 Ore. Non è assolutamente necessario che la metaniera resti in attesa di svuotarsi in funzione dei consumi, posto che a diverse migli dalla costa, la stessa si collegherebbe al gasdotto sottomarino per effettuare lo scarico, finito il quale, riprenderebbe il mare. Se desidera maggiori informazioni, può effettuare comodamente delle ricerche su internet, digitando “rigassificazione a bordo”(cosa questa che avrebbe già dovuto fare). Come potrà notare, la tecnologia della quale parliamo oltre a creare notevoli danni, risulta già obsoleta. Le Sue affermazioni, mi riportano alla memoria dichiarazioni rilasciate da un consigliere comunale di Agrigento, che non esito a definire “fedelissima di Cuffaro”. Mentre infatti la metà dei consiglieri dell’UDC di Agrigento, hanno votato la mozione sul referendum, dimostrando un interesse per la collettività che va ben oltre l’appartenenza politica, solo due hanno votato contro e in particolar modo il consigliere in questione, ha esordito con le Sue stesse parole. A tal riguardo, specie dopo l’affermazione con la quale si accusano taluni soggetti del nostro Comitato di essere “politici di lungo corso”, mi sorge spontaneo il dubbio di possibili appartenenze politiche o parentelari da parte Vostra con soggetti politici che stanno a perorare la causa del rigassificatore empedoclino. Se così fosse, provate a chiedere come mai il Governatore Cuffaro e l’UDC, sulla vicenda di Augusta non sono così irremovibili come per Porto Empedocle. I componenti del Comitato norigassificatore, che fanno attività politica, non hanno mai nascosto le proprie simpatie, siano essi di destra o di sinistra. L’impressione che ricavo dai Vostri scritti, è purtroppo quella di discorsi già sentiti in aula consiliare…
Continuare con la cultura del sospetto non aiuta lei, che sembra appigliarsi ad altri argomenti, non aiuta me che devo, almeno per educazione, passare del tempo a risponderle, non aiuta infine i nostri lettori che vengono deviati su vicende che definirei di gossip.
Il primo a far nomi di partiti o di politici è stato lei, io ne faccio, come già detto altrove, non una questione partitica, ma politica, cioè di gestione della cosa pubblica.
In questa vicenda lei e il suo comitato, una minoranza, volete bloccare opere decise da rappresentanti della maggioranza. La vostra voglia di informare è lodevole; è, a mio parere, deprecabile il voler imporsi contro chi rappresenta gli interessi della maggioranza della popolazione, posto che non ci sono i presupposti per invocare una questione morale o legale.
(al Comitato Pro-Referendum norigassificatore, hanno aderito in pochi giorni circa 2000 cittadini. Del Comitato Pro-Rigassificatore, si conosce solo l’appartenenza di due soggetti…)
Nocera - Come ho già scritto sul mio blog non capisco perchè in una città di 57000 abitanti i Consiglieri Comunali non abbiano la possibilità di sentire cosa pensi la gente senza spendere i soldi per indire un referendum, quando invece sono stati capacissimi per contattarmi personalmente per avere la mia preferenza.
Con molto senso civico, mi perdoni la modestia, lo scorso maggio ho fatto 13 ore di pulman per tornare a votare nella mia città, tornare oggi per risolvere i problemi ai consiglieri che scelgono di non scegliere mi sembra assurdo, a meno che non lascino l’incarico. Non vorrei essere catalogato nei qualunquisti alla Beppe Grillo, sostengo semplicemente che i Consiglieri Comunali hanno la possibilità (in tempo e denaro pagato dai cittadini) di studiare il progetto, convocare i tecnici, chiedere pareri alle università e scegliere per il bene della cittadinanza che gli stessi strumenti e potenzialità non ha e non può avere.
Anche grazie ai suoi consigli sto ampliando le mie conoscenze, e di questo non posso che ringraziarla, ma continuo a non condividere la sua posizione che ancora non risulta ragionevole in alcuni punti.
Morici - Al fine di chiarire quei punti della mia posizione in merito, che tante perplessità le suscitano, torno a porgerle l’invito ad un civile confronto. Per quanto concerne l’informazione alla cittadinanza (aspetto questo che mi preme più di quanto Lei non creda), ritengo sia sufficiente pubblicare tutte le notizie facilmente reperibili in rete sugli studi del Pentagono, della Commissione Energia Californiana, le dichiarazioni di Piero Angela, del prof De Santi e di tanti altri che hanno già trattato l’argomento. Dia inoltre uno sguardo alle manifestazioni di protesta contro la realizzazione di rigassificatori attuate in più parti del mondo e si renderà conto di come solo nella nostra provincia tali impianti siano visti tanto favorevolmente. In passato, eravamo abituati a portare nel terzo mondo le nostre schifezze, adesso è rimasto solo il sud del sud… la Sicilia… Nel contempo torno a precisare come io non abbia mai amministrato la “cosa pubblica” e come me tanti dei circa 2000 aderenti al Comitato per il “no”.
Alfine di poter meglio informare l’opinione pubblica sull’impianto industriale in questione, mi permetto di rendere pubbliche le seguenti informazioni:
Cos’è un rigassificatore? E’ un impianto industriale utilizzato per riportare il Gas Naturale Liquido allo stato gassoso.
Cos’è il GNL: E’ gas naturale raffreddato a -161 centigradi e condensato 600 volte.
Nella rigassificazione, la trasformazione da liquido a gas, un litro di GNL si trasforma in 600 litri di gas naturale.
Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003, afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente.
I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.”
Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia (55 chilometri) distruggendo tutto nel suo cammino.
Studio per il Pentagono
Uno studio preparato per il Pentagono nel 1982, evidenzia che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. […] Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione.
Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. […]
Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio,ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube.
Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.
“Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”.
Se è pur vero, che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido e dentro il suo contenitore, una volta fuoriuscito, si trasforma in stato gassoso creando un’immensa nube di gas.
Le risposte di Piero Angela nel libro ” LA SFIDA DEL SECOLO “, di Piero Angela e Lorenzo Pinna (Mondadori, III edizione gennaio 2007)
Domanda: E quale sarebbe il peggiore incidente immaginabile?
Risposta: Per esempio, una grande nave metaniera, che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto a bassissima temperatura, contiene un potenziale energetico enorme. Se nelle vicinanze della costa, per un ncidente, dovesse spezzarsi e rovesciare in mare il gas il gas liquefatto, potrebbe cominciare una sequenza di eventi catastrofici. Il gas freddissimo, a contatto con l’acqua di mare, molto più calda, inizierebbe a ribollire, a evaporare e formare una pericolosa nube. Questa nube di metano evaporato rimarrebbe più fredda e più densa dell’aria e potrebbe viaggiare sfiorando la superficie marina, spinta dal vento, verso la terraferma. Scaldandosi lentamente la nube comincerebbe a mescolarsi con l’aria. Una miscela fra il 5 e il 15 per cento di metano con l’aria è esplosiva. Il resto è facilmente immaginabile. Se questa miscela gassosa, invisibile e inodore, investisse una città, qualsiasi scintilla farebbe esplodere la gigantesca nube. La potenza liberata in una o più esplosioni potrebbe avvicinarsi a un megaton: un milione di tonnellate di tritolo, questa volta nell’ordine di potenza distruttiva delle bombe atomiche. Le vittime immediate potrebbero essere decine di migliaia, mentre le sostanze cancerogene sviluppate dagli enormi incendi scatenati dall’esplosione, ricadendo su aree vastissime, sarebbero inalate in “piccole dosi”, dando luogo a un numero non calcolabile, ma sicuramente alto, di morti differite nell’arco d 80 anni.Si tratta di uno scenario assolutamente improbabile, ma non impossibile.
Domanda: Terrificante. Si può immaginar qualcosa di peggio o questo è lo scenario da incubo finale?
Risposta: Quello della metaniera, che si spezza vicino alla costa, viene definito il peggior scenario “energetico” possibile. Cioè l’incidente più catastrofico immaginabile fra tutte le fonti energetiche.
Rassegna degli incidenti avvenuti nella filiera del GNL:
Si riporta una rassegna dei principali incidenti avvenuti nel mondo dal 1944 fino ad oggi che, in vario modo ed in ogni parte del mondo, hanno coinvolto impianti, parti di impianti, processi o fasi della “filiera” del GNL ossia l’estrazione, la liquefazione, il trasporto, la rigassificazione e lo stoccaggio.
Cleveland, Ohio, USA, 1944 (incendio dei serbatoi di stoccaggio)
20.10.1944 Cleveland, Ohio, USA
Esplode impianto GNL: 131 morti - 225 feriti - 79 case distrutte - 2 fabbriche - 217 auto - 680 senzatetto
EAST OHIO GAS CO. EXPLOSION AND FIRE
Quattro serbatoi di stoccaggio, uno cilindrico e due sferici, erano stati riempiti fino alla massima capacità in vista dell’arrivo dell’inverno. Il serbatoio cilindrico improvvisamente cedette rilasciando tutto il suo contenuto nelle strade e nelle fogne vicine (6200 mc di GNL). Una nuvola di gas si infiammò ed il fuoco avvolse il serbatoio e le case vicino. Dopo 20 minuti quando il fuoco iniziale era quasi spento, uno dei serbatoi sferici si rovesciò; il suo contenuto evaporò incendiandosi.
Circa 130 persone morirono ed un’area di circa 12 ettari fu completamente devastata. Una crepa nel guscio interno del serbatoio cilindrico aveva portato alla sua rottura; una volta rotto il guscio interno il muro esterno di acciaio al carbonio si fratturò facilmente a contatto con GNL.
Il serbatoio cilindrico si rovesciò poiché si reggeva su sostegni non resistenti al fuoco. La tecnologia del GNL rimase ferma fino al 1960 ed i serbatoi da allora furono costruiti con acciaio al 9% di nichel circondati da muri di contenimento.
Methane Princess, 1965 (perdita di GNL)
Il tubo con il quale veniva scaricato GNL fu disconnesso prima che si esaurissse completamente il liquido che riuscì a passare da una valvola non perfettamente chiusa. Acqua di mare venne versata nell’area interessata dalla fuoriuscita; si crearono comunque fatture sul ponte della nave.
Jules Verne, Maggio 1965 (fuoriuscita di GNL)
Al quarto caricamento della nave in Algeria, una fuoriuscita di GNL, causata dall’eccessivo riempimento di un serbatoio, produsse una frattura nel serbatoio stesso. La causa dell’incidente non è mai stata adeguatamente spiegata ma è associata alla rottura degli strumenti di misurazione del livello del liquido nel serbatoio e all’inesperienza dell’equipaggio.
La Spezia, Italia 1971 (fuoriuscita di GNL)
Il nave gasiera di GNL EssoBrega era attraccata nel porto da circa un mese in attesa di poter scaricare il suo carico di GNL in un serbatoio di stoccaggio. 18 ore dopo il riempimento del serbatoio ci fu un improvviso aumento di pressione nel serbatoio che causò la fuoriuscita di vapore di GNL dalle valvole di sicurezza e la nube rimase in aria alcune ore. Il coperchio del serbatoio fu leggermente danneggiato. Si stima che uscirono fuori dal serbatoio circa 2000 tonnellate di vapore di GNL. Non ci fu nessun incendio. Questo incidente fu causato da un fenomeno chiamato “rollover” che accade quando due diversi tipi di GNL aventi diversa densità e temperatura entrano in contatto. L ’improvvisa miscelazione di questi due gas produce un rilascio di grandi volumi di vapori che possono compromettere la capacità di emissione delle valvole di sicurezza sul coperchio del serbatoio.
Montreal, Quebec, Canada, 1972 (esplosione nella camera di controllo)
Il 27 maggio 1972 ci fu un’esplosione nell’impianto di liquefazione. L’incidente è accaduto nella camera di controllo a causa di un ritorno di gas naturale dal compressore alla linea dell’azoto; l’azoto veniva utilizzato per le operazioni di raffreddamento. Le valvole dell’azoto che erano state aperte durante l’operazione di raffreddamento non si chiusero completamente dopo l’operazione; ciò causò una eccessiva pressurizzazione del compressore ed il gas naturale entrò in contatto con l’azoto. La rottura del compressore compromise anche gli strumenti pneumatici di controllo che cominciarono a richiamare il gas naturale all’interno della camera di controllo. L’esplosione avvenne quando un operatore provò ad accendere una sigaretta.
Staten Island, USA, 1973 (esplosione all’interno di un serbatoio di stoccaggio a terra)
Un fuoco scoppiò in un serbatoio di GNL fuori servizio che era in riparazione. 40 operai che vi lavoravano all’interno morirono; il serbatoio veniva usato per stoccare il gas algerino; la copertura del serbatoio crollò a causa delle fiamme. Nonostante gli accurati sistemi di controllo un cortocircuito di un macchinario usato per la manutenzione provocò l’innesco di una sacca residua di gas ed una serie di reazioni a catena.
Massachusettes, USA, 1974 (perdita di GNL)
Il GNL era stato caricato su una chiatta; a causa di un problema elettrico si verificò la chiusura automatica delle valvole del liquido principale. Una certa quantità di GNL fuoriuscì da una valvola malfunzionante che però non aveva mostrato cedimenti durante le 7 ore di caricamento della nave. Si verificarono molte fratture sul ponte della nave in un area di circa 2 metri. L’ammontare del GNL fuoriuscito fu di appena 150 litri.
Aquarius, settembre 1977 (fuoriuscita di GNL)
Durante il riempimento del serbatoio della nave ci fu una fuoriuscita di 125000 mc di GNL dal tubo con cui si effettuava il caricamento. L’incidente potrebbe essere stato causato da difficoltà nel sistema di controllo del livello del liquido nel serbatoio. Sorprendentemente il coperchio di acciaio del serbatoio non subì nessun danno.
Das Island, Emirati Arabi Uniti, marzo 1978 (fuoriuscita di GNL da una tubazione)
Questo incidente avvenne a causa della rottura di un tubo di collegamento allacciato nella parte inferiore di un serbatoio di stoccaggio. Il serbatoio era del tipo a doppio guscio con un muro interno di acciaio al 9% di nichel mentre quello esterno di acciaio al carbonio. La fuoriuscita di vapore dal guscio esterno del serbatoio formò una nuvola più pesante dell’aria; fortunatamente non prese fuoco. Da quel momento i serbatoi a Das Island sono stati totalmente rimpiazzati con nuovi serbatoi dotati di aperture solo sulla parte sommitale ed un muro esterno in cemento armato precompresso; le aperture posizionate in alto sono divenute la pratica standard nella tecnologia dei serbatoi per GNL.
Cove Point, Maryland, USA, 1979 (perdita di GNL)
Da una pompa ad alta pressione si verificò una perdita di GNL che trovò sfogo in un condotto elettrico; il gas si accumulò nella scatola elettrica all’interno della centralina di trasformazione. Quando l’impiegato aprì il circiuto per fermare la pompa si verificò l’innesco con conseguente esplosione. L’impiegato morì ed un altro rimase seriamente ferito.
Mostafà Ben Bouliad, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)
Mentre una nave gasiera di GNL con serbatoio di 125.000 metricubi scaricava a Cove Point, una valvola di controllo si ruppe rilasciando una piccola quantità di GNL. Si verificarono crepe sul ponte della nave. Le vibrazioni della nave e del sistema di pompaggio sembrano essere stata la causa del cedimento di un bullone della valvola di sicurezza. Da allora furono insatallati maggiori sistemi di sicurezza e valvole di controllo più sicure.
Pollenger, aprile 1979 (perdita di GNL da una valvola)
Mentre la nave stava scaricando il gas nel terminale di Everett in Massachusetts, una perdita di GNL da una valvola fratturò il coperchio di uno dei serbatoi della nave stessa. La quantità di GNLfuoriuscita fu esigua, probabilmente qualche litro, ma l’area fratturata fu di circa 2 metri quadri.
Bontang, Indonesia, 1983 (esplosione di uno scambiatore di calore)
Il 14 aprile avvenne una grande esplosione di GNL. La rottura di uno scambiatore di calore in un terminal GNL causò una grave esplosione. La rottura avvenne a causa di una pressione troppo elevata dello scambiatore di calore causata da una valvola chiusa sulla linea di scarico. Tutti i sistemi di sicurezza per la rilevazione della pressione erano connessi a questa linea. La pressione del gas nello scambiatore, che lavora a 250 psig (17 bar circa), raggiunse i 500 psig (34 bar circa) causando la sua rottura. Frammenti e pezzi meccanici furono proiettati a 50 metri dallo scambiatore.
Nevada Test Site, Mercury, NV, 1987 (nube di GNL)
Si verificò l’innesco di una nube di vapore di GNL durante un test a scala reale. Si stava studiando l’efficacia di alcune tecniche per ridurre l’estensione delle dispersioni di nubi di vapori di GNL. La nube si infiammò incidentalmente durante il quinto test causando danni alle apparecchiature utilizzate durante i test.
Bachir Chilani, 1990 (frattura del guscio di un serbatoio)
Si verificò una frattura nel guscio interno di un serbatoio da 130.000 metricubi della nave gasiera. La frattura interna del guscio si presentò in una parte della struttura della nave che è soggetta a grandi sollecitazioni che accompagnano i sovraccarichi sul guscio durante le mareggiate. La frattura della placcatura interna del guscio provocò l’ingresso di acqua di mare nello spazio dietro l’isolamento del carico.
Est dello Stretto di Gibilterra, 2002 (collisione gasiera con sottomarino nucleare)
Collisione tra la Norman Lady, una nave gasiera GNL, e il sottomarino nucleare U.S.S. Oklahoma City. Per fortuna la nave aveva da poco scaricato il carico di GNL a Barcellona in Spagna. I danni ad entrambe le imbarcazioni sono stati limitati e sono stati causati dal periscopio.
Skikda – Algeria, gennaio 2004 (insufficiente manutenzione)
20.1.2004 Skikda, Algeria
Esplode impianto GNL: 27 morti - 74 feriti
ANSA Esplode petrolchimico - REUTERS LNG explosion kills 27- Algerian LNG Plant Explosion
Il 19 gennaio si è verificata una esplosione di una parte dell’impianto di produzione di GNL, che ha innescato una densa nube di vapore; sono state necessarie 8 ore per estinguere l’incendio. L’esplosione ed il fuoco hanno distrutto una porzione dell’impianto causando la morte di 27 operai, 74 feriti e danni anche molto al di fuori dei confini dell’impianto. L’impianto di Skikda è costituito da sei unità di produzione di GNL detti “treni”, da serbatoi di stoccaggio di GNL e da edifici amministrativi. Il fuoco ha distrutto 3 treni di produzione ma non ha danneggiato né i rimanenti 3 treni né i serbatoi di stoccaggio. Inizialmente le cause dell’incidente sono state attribuite al mal funzionamento di una caldaia di produzione di vapore ma successive gli investigazioni hanno ipotizzato una perdita di GNL da una tubazione dovuta ad una insufficiente manutenzione.
Trinidad Tobago, giugno 2004 (cause ancora da accertare)
Una turbina, utilizzata nell’impianto numero 3 per fornire energia ai compressori necessari alla liquefazione del gas, è esplosa. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare.
Belgio, luglio 2004
31.7.2004 Belgio
Esplode un gasdotto di GNL: 15 morti - 200 feriti
TG3 - “Debris from the initial explosion was found up to four miles away” (BBC video)
Un gasdotto di GNL della Fluxy è esploso uccidendo 15 persone in Belgio.
Norvegia, settembre 2004
Una gasiera GNL si è incagliata a nord di Bergen. I motori della nave si erano fermati e le ancore erano inutilizzabili a causa delle condizioni di tempesta. Comunque due rimorchiatori erano riusciti ad agganciare e rimorchiare la nave quando questa era arrivata a solo 30 metri dalle rocce. Erano stati fatti i preparativi per evacuare le 800 persone residenti dell’isola di Fedje, per paura che la nave potesse esplodere nel caso di collisione con le rocce.
USA, marzo 2005
In seguito all’esplosione di una casa nel marzo del 2005, uno studio ha rivelato che l’origine dell’incidente può essere addebitato al GNL. La Washington Gas è arrivata alla conclusione che il GNL ha provocato il restringimento e la perdita delle guarnizioni di gomma all’interno dei raccordi del gas. Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano l’essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture. Ci sono state circa 1400 fughe di gas negli ultimi due anni a causa delle rottura delle guarnizioni. La società ha divuto lanciare un progetto da 144 milioni di dollari per sostituire le parti difettosa degli impianti.
Nigeria, agosto 2005
30.8.2005 Nigeria
Esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi, 27 chilometriquadri inghiottiti dall’inferno
LNG pipeline explosion
Un gasdotto di GNL interrato è esploso a Kalakama, una comunità di pescatori Ogoloma nella regione del Okrika nel Rivers State. L’inferno ha inghiottito 27 chilometriquadri. Undici persone disperse. La fauna, pesci e crostacei tipici dell’ambente delle magrovie, e la flora acquatiche sono andati completamente distrutti. L’esplosione è stata così grande che è stata sentita dagli abitanti dell’isola di Okrika e dall’area di Borikiri di Port Harcourt.
India, settembre 2005
Un vento di 40 nodi ha determinato un incidente al terminal GNL Petronet a Dahej quando i rimorchiatori della gasiera GNL Disha hanno urtato il molo. La gasiera LNG è stata dismessa dopo lo scarico del GNL. Petronet sta valutando i danni.
Savannah, GA, marzo 2006
Near-miss shuts down LNG imports on Elba
Una fuoriuscita potenzialmente disastroda è accaduta quando la gasiera GNL Golar Freeze ha scaricato il gas liquido al terminal GNL Southern presso l’isola Elba Island. La nave ha rotto gli ormeggi ed ha si è allontanata dalla banchina. Il porto è stato chiuso per 36 ore. La Guardia Costiera e i tecnici della FERC (Federal Energy Regulatory Commission) hanno aperto un’inchiesta.
Trinidad & Tobago, maggio e giugno 2006
FIRE AT LNG PLANT Trinidad News, Trinidad and Tobago
Un altro incidente è accaduto all’impianto Atlantic GNL a Point Fortin. Lo scoppio e l’incendio è dovuto ad una guarnizione che ha ceduto. L’incidente non ha provocato feriti o danni all’impianto. Secono il rapporto dei Vigili del fuoco, quando la guarnizione ha ceduto è scoppiato l’incendio. Un dipendente ha avvertito un funzionario della sicurezza che ha spento le fiamme. In un altro incidente i dipendenti sono stati evacuati dopo che uno di olro era stato colpito da una connessione che è saltata. Tre giorni prima l’impianto 11 era stato chiuso per 6 ore quando è stata scoperta un perdita di gas da un tubo.
Giordania, luglio 2006
Jordan Liquid-Gas Ship Mishap Injures 19
Una gasiera GNL ha avuto un incendio quando scaricava il GNL a Aqaba. Sono rimaste ferite 12 persone. Quattro di queste persone erano vigili del fuoco. E’ stata necessaria un’ora per riportare la situazione sotto controllo. Gli atri feriti erano dell’equipaggio della gasiera. La nave è stata subito evacuata ed è stata trainata dalla banchina ad un porto nel Mar Rosso in quanto aveva scaricato soltanto la metà del suo carico. Le cause del incidente sotto alla base di un inchiesta.
Danni:
Non si conoscono gli effetti sull’ambiente marino, ma certamente l’immissione di oltre 20 tonnellate di cloro attivo l’anno in mare, non sarà certamente un toccasana… ciò non considerando i circa 200 milioni di litri di acqua che saranno reimmessi quotidianamente in mare ad una temperatura inferiore all’ambiente circostante di circa –7°C.
La svalutazione delle unità immobiliari in prossimità di impianti di rigassificazione viene calcolato dal 30 al 50%.
Proteste nel mondo:
22.12.05 Proteste nel Rhode Island
22.10.05 Proteste a Boston
8.12.05 Proteste in Oregon
23.8.05 Proteste in Canada
22.8.05 Proteste nel Maine
26.5.05 Proteste nelle Bahamas
1.5.05 Proteste a Long Beach
21.4.05 Proteste in California
20.4.05 Proteste a Long Island
11.4.05 Proteste a New Orleans
21.1.05 Proteste in Russia
13.12.04 Proteste in Messico
30.9.04 Proteste in California
6.7.04 Proteste nel Maine
California: a Oxnard bloccano il GNL
A quale maggioranza favorevole all’impianto di rigassificazione fa riferimento? A quella dei 5 voti contrari alla mozione sul referendum, contro i 21 favorevoli? Ai due componenti conosciuti del Comitato Pro-Rigassificatore, contro i 2000 aderenti al Comitato Pro-Referendum? Ai pochi cittadini illusi con i posti di lavoro, contro la moltitudine contraria? Ora mi è chiaro il perché nessuna replica sia venuta da parte Vostra nei confronti dell’onorevole Saverio Romano… Nel Comitato Pro-Referendum, ci sono anche soggetti politici che si sono scontrati con i propri referenti sulla questione rigassificatore. Avrei preferito un confronto costruttivo, potere informare la popolazione sui pro e i contro dell’impianto, non dover discutere di posizioni politiche precostituite. Cosa dire? Posso solo complimentarmi per la fedeltà manifestata ai Vostri referenti politici….
(e dire che ci si accusava di “cultura del sospetto” e di essere politici di lungo corso…)