Giornalisti. Dalla galera al “collasso”

censuraQuando ci sono di mezzo i giornalisti, la “voglia” del bavaglio fa prudere le mani o per meglio dire la penna di chi deve legiferare.  E’ andata bene? Ecco spuntare dalla “fantasia” del legislatore il mostro”Loch Ness”.  Ma vediamo cosa prevede il ddl presentato al Senato: Niente carcere per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa in caso di attribuzione di un fatto determinato che va da 5 mila a 10 mila euro. Se il fatto è consapevolmente falso, la multa sale da 20 mila a 60 mila euro. Nella diffamazione a mezzo stampa il danno sarà quantificato a secondo la diffusione della testata e dalla gravità della diffamazione. Il direttore della testata deve pubblicare a titolo gratuito, senza commentare,  la rettifica. Inoltre l’interessato potrà chiede ai siti internet l’eliminazione dei contenuti diffamatori. In caso contrario l’interessato può rivolgersi al giudice chiedendo di intervenire per ottenere il diritto all’oblio: Sentenza Corte Europea.

Come si può notare, Il prezzo per “scavallare” l’umida cella è salatissimo. Cè il rischio palpabile che da domani chi oserà raccontare un “fattino”,  rischia la condanna al pagamento di cifre da capogiro. Nell’aria condizionata di Monte Citorio, infusa di “paure”, c’è chi vorrebbe imbavagliare l’informazione. La prevista abolizione del carcere per i giornalisti,  per altro chiesto dalle istituzioni europee,  non può essere barattata con una legge che rimane sullo stomaco,  una legge inaccettabile.  Le multe resteranno altissime,  insostenibili per i giornali più piccoli che rischierebbero (a forza di multe)   il fallimento.  Ho un concetto personalissimo del giornalismo: Ritengo che in un paese come il nostro il giornalismo rappresenta l’anima della società. Il vero giornalismo, quello fatto di “luce” vera, scova e impedisce la corruzione,  il malaffare. Sarebbe opportuno lasciare perdere la legge sulla diffamazione, magari dedicandosi ad altre cose più importanti, ad esempio il lavoro e la povertà, la corruzione.  Diceva Piero Calamandrei, politico, avvocato e accademico italiano: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quanto comincia a mancare”. Da noi si intravedono fazzoletti legati strettamente alla bocca. Comincia a mancare l’aria.

 

Aldo Mucci

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