Morte Provvidenza Grassi, è giallo

Ancora avvolte nel mistero le cause della morte di Provvidenza Grassi, la 27enne messinese scomparsa nel luglio scorso dopo aver cenato col suo fidanzato a Rometta, il cui corpo è stato rinvenuto il 23 gennaio, con la 600 bianca con la quale viaggiava, sotto un cavalcavia della Messina-Catania.

Un presunto incidente stradale per il quale – per omicidio colposo – sono state iscritte al registro degli indagati sei persone a carico delle quali è stata ipotizzata la responsabilità del guardrail non a norma in quel tratto di strada.

Ad avanzare dubbi sulle cause della scomparsa della ragazza, inizialmente ritenuta volontaria, la famiglia della stessa Provvidenza.

Dubbi che vengono alimentati di ora in ora da ulteriori testimonianze. Provvidenza Grassi era scomparsa la notte tra il 9 e il 10 di luglio, data alla quale gli investigatori fanno risalire l’incidente. Ma secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano “La Gazzetta del Sud”, il fidanzato della giovane donna, Fabio Lo Schiavo, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver ricevuto il 20 di luglio – ben 10 giorni dopo la scomparsa – una telefonata di Provvidenza. Una telefonata nel corso della quale la donna si sarebbe soltanto limitata a piangere.

Un’ulteriore testimonianza ammanta ancor più di mistero la scomparsa della Grassi. Una donna avrebbe affermato di aver visto nel mese di agosto (a Villapiana Lido, in provincia di Cosenza), la ragazza e di averla chiamata a distanza di qualche ora al telefono. A rispondere alla testimone, una tale “Giada” che, in lacrime, avrebbe raccontato di come entrambe si fossero trovate prigioniere di due uomini che le avrebbero schiavizzate e avrebbero anche ucciso un uomo investendolo con l’automobile.

Una prima ipotesi di sequestro di persona era già stata avanzata durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, nel corso di una telefonata intercorsa tra l’inviato della nota trasmissione televisiva e i carabinieri.

Una telefonata che purtroppo va ricordata per gli scandalosi comportamenti tenuti dai rappresentanti delle forze dell’ordine (v. video), che, convinti di aver chiuso il telefono, hanno commentato i comportamenti di un padre preoccupato per la scomparsa della figlia, affermando che “capita sempre di domenica pomeriggio, è la terza domenica pomeriggio che rompe i coglioni, più il giorno di ferragosto”. Nel corso della registrazione, mandata in onda da “Chi l’ha visto”, i carabinieri fanno riferimento ad un terzo soggetto, evidentemente anch’egli appartenente all’Arma, che avrebbe cacciato dalla caserma l’uomo..

A completare il poco edificante quadretto, gli apprezzamenti rivolti alla ragazza: “Questa è una puttana, una zoccola. C’è Chi l’ha visto, non possiamo fottercene”.

A prescindere dagli ulteriori risvolti che questa storia potrà ancora riservare, c’è da chiedersi se i due rappresentanti dell’ordine, qualora non fosse stata coinvolta la trasmissione televisiva, se ne fossero potuti “fottere” della scomparsa di una giovane donna. Vergognose le parole utilizzate dai due e non meno vergognoso il fatto che un uomo appartenente alle forze dell’ordine possa cacciare fuori da una caserma un padre preoccupato per le sorti delle figlia, “perchè rompe i coglioni”.

Una pagina di storia che ammanta immeritatamente di vergogna l’Arma dei Carabinieri. Alla condanna morale per le parole utilizzate, dovrebbe seguire un provvedimento esemplare che, nel punire chi indegnamente indossa una divisa, faccia riacquistare la fiducia dei cittadini verso le Istituzioni e nei confronti di un corpo i cui appartenenti più volte hanno dato la propria vita in difesa di quella degli altri. Non appare infatti sufficiente, come riferito dall’Ansa, che i tre carabinieri in questione siano stati trasferiti in altra località e abbiano ricevuto dieci giorni di consegna.

Una punizione troppo blanda per chi ritiene di poter fare il proprio dovere basandosi su pregiudizi personali e veramente risibile ed irrispettosa per un padre che, oltre a perdere la propria figlia, è stato bistrattato e mortificato da chi aveva il dovere di accoglierne le richieste ed indagare sulla vicenda.

Qualora il provvedimento preso nei riguardi dei carabinieri coinvolti in questa vergognosa storia si dovesse limitare a quanto comunicato dall’Ansa, verrebbe avvalorata la teoria che un programma televisivo a volte risulta più efficiente dell’attività posta in essere da “taluni” inquirenti, consentendo a questi ultimi, certi di non essere severamente sanzionati,  la possibilità di esimersi dal proprio dovere e di cacciare, insultandoli, i cittadini che a loro si rivolgono.

Vogliamo augurarci che i provvedimenti presi dai vertici dell’Arma possano smentire le nostre considerazioni

 

Gian J. Morici

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