Romania – Ciancimino, business di centinaia di milioni di euro, ma sequestrano solo sette camion dell’immondizia

Mondezza e soldi a palate. Il nuovo Eldorado della spazzatura, settore fortemente inquinato dalle mafie, sembra essere la Romania. Dietro la facciata pulita, rappresentata da aziende romene che si occupano di raccolta e riciclaggio dei rifiuti, i padroni vecchi e nuovi del business.

Dopo l’adesione della Romania all’UE, nel paese è un pullulare di discariche (spesso illegali) e inceneritori. Quello che in Italia diventa sempre più difficile a causa dell’attività di controllo da parte delle istituzioni, delle associazione e di privati cittadini, qui appare di una semplicità inaudita. La Romania infatti non fa nulla per impedire che agli inceneritori arrivino rifiuti non differenziati. Di conseguenza la spazzatura, che in Italia è gestita prevalentemente dalla camorra, prende la strada verso il nord-ovest del paese.

Le autorità romene, che ben conoscono il fenomeno, non fanno nulla per impedirlo. Il motivo? È molto semplice: i fiumi d’immondizia portano anche fiumi di denaro sporco da riciclare.

Ma in realtà, il denaro sporco, va a rimpinguare soltanto i conti delle mafie. Un pessimo affare per una popolazione che dovrà pagarne il conto. Un conto che non è soltanto quello economico in termini di tasse, ma anche di natura sanitaria e ambientale a causa dell’inquinamento causato da aziende che – seppur operando nel rispetto delle norme di un paese che ben poche norme ha – hanno qui riscoperto quella gallina dalle uova d’oro  che per tanto tempo fu la Campania o la Sicilia.

I nomi sono quelli dei familiari di chi per tanti anni ha riempito le pagine dei giornali italiani. Come nel caso di Giosuè e Ciro Castellano, nipoti di Pupetta Maresca , prima donna a capo della camorra.

Il sistema è semplice. Le imprese romene, che fanno da paravento alla criminalità organizzata italiana, ottengono dai Comuni le necessarie autorizzazioni a realizzare le discariche per i rifiuti solidi urbani, o industriali, delle città rumene. In realtà questo non avviene e mentre  i rifiuti romeni finiscono in discariche illegali – se ne contano ormai a centinaia – quelle autorizzate restano vuote e pronte ad accogliere la spazzatura italiana.

La spazzatura campana – o le carte – arriva al  porto di Costanza in Romania, da dove prende la via delle discariche. Ma quante sono queste navi e i camion che trasportano la spazzatura dal porto alle discariche? Da indiscrezioni sembra che il vero business sia quello delle carte e del riciclaggio di denaro sporco, tipico di molte ecomafie. Un percorso e un business conosciuto alle forze di polizia del paese che invitano i ficcanaso a lasciar cadere l’argomento eco-mafia nei Balcani.

La Romania è comunque finita al centro di uno scandalo internazionale dopo che, a seguito di un’indagine relativa a presunte attività mafiose di Massimo Ciancimino, la magistratura italiana ha chiesto a Bucarest di sequestrare tutti i beni riconducibili al  figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino.

La vicenda parte da quando i procuratori antimafia di Palermo  nella primavera 2011 ascoltarono diverse discussioni tra Massimo Ciancimino e sua moglie, Charlotte, nel corso delle quali si faceva riferimento  ad una ridotta disponibilità di denaro. Massimo Ciancimino era stato arrestato nel 2006 con l’accusa di riciclaggio. L’indagine portò alla scoperta di un tesoretto svizzero di 12 milioni di euro e la pista romena che dimostrerebbe come proprio  la Romania si sia prestata a coprire le operazioni finanziarie dei Ciancimino.

In Romania, i contatti, secondo fonti del paese, sarebbero avvenuti con soggetti politici e settori dei servizi segreti. Tra le aziende che si occupano di riciclaggio dei rifiuti e i cui nomi vengono accostati a Massimo Ciancimino, sono Ecorec, Salub ed ecologico SA. Fratelli Pileri che hanno investito nella Racetrack Ploiesti in “Il toscanino”, un pub a Bucarest. Hanno anche creato in Romania società finanziarie: General Consulting e Agenzia Obiettivo Lavoro. Nel 2004 le società di Agenda 21 hanno assorbito l’82% dell’Ecorec SA, la società che gestisce la discarica di Glina. Nel 2008, la quota detenuta da Agenda 21 è stata acquistata da Pietro Valente Rafaele, proprietario di Balotesti Alzalea.

Il fatturato delle aziende che ruotano intorno alla discarica di Glina, ammonterebbe a circa 300 milioni di euro. A fronte di questo volume d’affari, le autorità romene, anziché commissariare aziende come  la Ecorec SA, hanno soltanto sequestrato sette camion per il trasporto dell’immondizia.

Se questa è la legge romena, i vari o presunti Ciancimino & Co. possono stare tranquilli: l’Eldorado della mondezza è lì che li aspetta…

Gian J. Morici

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