Il ritorno di Vito Rizzuto – Bombe e fuoco

Montreal – Una coincidenza è il caso, due sono un indizio, tre sono una prova … La quarta volta non sapremmo proprio come indicarla. Da quando Vito Rizzuto ha fatto ritorno a Montreal, Little Italy – il quartiere italiano – è diventata una zona calda.

Il suo ritorno coincide infatti con una serie di attentati incendiari in danno delle imprese del quartiere.

Quattro imprese date alle fiamme in soli tre giorni sono tante. Troppe per non essere messe in relazione con il ritorno di Don Vito. Già nel mese di agosto, prima che Rizzuto lasciasse il carcere americano dove si trovava da quando venne condannato per il suo coinvolgimento in tre delitti commessi nel 1981, si erano verificati alcuni attentati incendiari sui quali si proiettava l’ombra del boss. In particolare quelli in danno alle imprese riconducibili a Domenico Arcuri, noto già alle forze dell’ordine, indicato insieme a Joe Di Maulo, Raynald Desjardins, e Salvatore Montagna, come uno degli uomini che avrebbe messo sotto scacco la Sesta Famiglia.

La ‘voce’ nei bar italiani, raccontava di un Arcuri che aveva tentato di avvicinare i luogotenenti di don Vito, per raggiungere un accordo. Un armistizio dopo il sangue versato. Una proposta di pace che non sarebbe stata accolta dai fedelissimi del padrino, che avrebbero così manifestato la precisa volontà del clan di riprendere il possesso del territorio, anche a costo di scatenare una sanguinosa guerra di mafia.

Sangue che sporcò ben presto le strade di Montreal, quando nel corso dello stesso mese di agosto vennero uccisi due membri della gang di strada, forse a causa dei loro legami con Rizzuto. Una reazione al regalo che gli amici di Rizzuto avevano fatto al padrino con gli attentati in danno di Arcuri? Gli ingredienti per un nuovo scontro c’erano tutti. Vendette, sangue e affari.

Uno scontro iniziato con la morte di alcuni uomini del clan Rizzuto, tra i quali il padre e il figlio di don Vito. Prima di essere ucciso, anche Agostino Cuntrera, che aveva preso il comando della potente famiglia mafiosa, aveva messo in conto una sanguinosa guerra, tanto da comprarsi  un‘auto blindata e procurarsi molte armi. Armi che i fedelissimi di don Vito avrebbero custodito in attesa della liberazione del padrino.

Una situazione esplosiva che lasciava presagire uno scontro violento e una nuova e lunga scia di sangue. Ma gli affari sono affari e la mafia prima ancora che a principi e affetti, guarda al business. Lo scontro canadese avrebbe finito con il penalizzare tutti. Anche le attività delle potenti famiglie newyorkesi, che, temendo ripercussioni nei loro affari, avrebbero inviato i rappresentanti a Toronto per incontrare  Rizzuto, dopo che questi aveva lasciato il carcere.

I quattro attentati incendiari in soli tre giorni a Little Italy, potrebbero dunque essere letti come un’azione mirata a chiarire eventuali dubbi su chi comanda in città.

Don Vito è tornato a Montreal…

Gian J. Morici

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