Un Raffaello in Svizzera?

Una storia inedita, in esclusiva per i nostri lettori – La storia di un quadro raffigurante la “Madonna del Cardellino”, opera conosciutissima di Raffaello Sanzio, databile al 1506 circa e conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze, che si troverebbe nella cassaforte di una banca svizzera, in attesa di trovare un acquirente.

La notizia in sé, potrebbe passare quasi inosservata, considerato il fatto che anche opere importantissime sono state più volte contraffatte da abili falsari e che diffusa era già nel passato la pratica di affidare ai migliori allievi di bottega il compito di realizzare delle copie delle più belle opere dei grandi maestri, al fine di preservare gli originali, ma anche di formare l’allievo, perfezionandone le tecniche pittoriche.

L’esistenza di copie antiche di questo quadro realizzato da Raffaello a Firenze, commissionato da  Lorenzo Nasi, in occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiani, donna appartenente all’alta borghesia di Firenze, viene riportata da Wikipedia, che oltre a descrivere e narrare la storia dell’opera, precisa come “esistono numerose copie antiche, che ne attestano il successo e la fama; le migliori sono al Victoria and Albert Museum, nella sacrestia dell’Abbazia di Vallombrosa e in una collezione privata.” (nella foto, da sinistra: l’opera conservata in Svizzera – Madonna del Cardellino alla Galleria degli Uffizi, prima del restauro – lo stesso dipinto dopo il restauro).

Potrebbe dunque trattarsi di una copia realizzata dalla stessa scuola di bottega.

Un quadro che comunque attirerebbe l’interesse di molti collezionisti privati, disposti anche a pagare cifre notevoli.

Ma la storia che vi andiamo a raccontare in assoluta esclusiva, la rende ancora più particolare rispetto quelle di altre copie di grandi artisti del passato, che potrebbe farne lievitare il prezzo toccando vette irraggiungibili a noi poveri mortali.

Una storia simile a quella che è conosciuta come “La Bella Principessa”, un’opera eseguita ad inchiostro e gessetti colorati,  che mostra una giovane ragazza di profilo, in costume rinascimentale.

Questo disegno, venne acquistato dal mercante d’arte Kate Ganz nel corso di un’asta da Christie, a New York, nel 1998 per $ 21,850. Un disegno catalogato  come “19 ° secolo, forse tedesco”, “basato su una serie di dipinti di Leonardo da Vinci”, rivenduto nove anni dopo a tale Silverman.

Dopo una serie di vicissitudini che hanno visto, a partire dal 2008, l’opera al centro di grandi polemiche tra studiosi e non, il  professor Martin Kemp, in un suo libro, ne ha attribuito la paternità a Leonardo da Vinci, portando ad ipotizzare una valutazione che potrebbe raggiungere i 100 milioni di sterline inglesi.

Kemp è professore emerito di Storia dell’Arte a Oxford, esperto riconosciuto delle opere di Leonardo e al suo libro hanno collaborato  il co-autore Pascal Cotte, il quale sostiene di aver utilizzato la tecnologia per dimostrare l’autenticità dell’opera, e Nicholas Turner, già curatore dei disegni del British Museum e il Getty,   che ne ha scritto la prefazione. Una storia narrata nei particolari dal The Telegraph.

Ma tornando al dipinto del quale ci stiamo interessando, va detto che anche la “Madonna del Cardellino” conservata in Svizzera, è stata sottoposta all’attenzione degli esperti. Quello che è il dato sorprendente, che ben quattro esperti internazionali (tra i quali un italiano), avrebbero attribuito l’opera al grande Raffaello e ai suoi allievi.

Forse una copia di bottega, alla quale lo stesso autore avrebbe preso parte?

Secondo gli esperti, si tratterebbe di un’opera realizzata dal grande maestro. Anche in considerazione del fatto che talune opere venivano più volte realizzate dai grandi artisti, prima che una delle opere (1-3) venisse scelta per essere consegnata  al committente.

La “Madonna del Cardellino” attualmente conservata in Svizzera, secondo quanto narrato, apparterrebbe al ricco bottino di opere d’arte che i nazisti in ritirata dall’Italia portarono via con loro.

Un’opera che, ancor prima della certificazione di autenticità sottoscritta dagli esperti, sarebbe stata ceduta in cambio di “palazzi di lusso in centro città”.

Una storia che ricorda quella di un’altra opera di Raffaello, la “Madonna Sistina”, commissionata nel 1512 come pala d’altare per la cappella del monastero di San Sisto nella città di Piacenza, fino a quando nel 1754, Augusto III di Polonia, grazie all’intervento del Papa – che approvò la cessione – la Madonna arrivò a Dresda. L’acquisto avvenne per quella che era allora una cifra enorme: 25.000 scudi.

Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti spostarono la Madonna Sistina insieme a molti altri capolavori del mondo dell’arte in un nascondiglio nei pressi di Dresda. Il recupero della Madonna Sistina, avvenne grazie ad un ufficiale dell’esercito sovietico, Leonid Volynsky, che dopo un’accurata ricerca riuscì a scoprire il luogo dove erano stati nascosti i capolavori d’arte portati via dalla Galleria di Dresda. Fu così che in una cava abbandonata, ben nascosti, vennero rinvenuti oltre 1240 dipinti, tra i quali la “Madonna Sistina”, attualmente conservata a Dresda. La storia della ricerca e il recupero delle opere d’arte, viene descritta in dettaglio nel libro di Leonid Volynsky di “Seven Days”. Poche persone sapevano che Volynsky in realtà non era un cognome, ma lo pseudonimo del pittore e storico dell’arte Leonid Rabinovich.

Dei tanti scritti che abbiamo letto su quella che fu la storia, l’arte e le successive leggende legate al pittore marchigiano, per chiudere questo articolo, in attesa di saperne di più sulla “Madonna del Cardellino” conservata in Svizzera, vogliamo utilizzare le parole di Carlo Maratti (o Maratta, 1625-1713): “Se qualcuno mi avesse mostrato un quadro di Raffaello e io non avessi saputo nulla di lui e mi avessero detto che era la creazione di un angelo, io ci avrei creduto”.

Gian J. Morici

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