Ancora sbarchi a Lampedusa. Pagato il ‘ricatto’ libico, il risultato non cambia

Il ministro Maroni autorizza la riapertura del centro di accoglienza di Lampedusa che potrà ospitare fino a 1.900 persone.
Dopo una campagna anti immigrazione, combattuta a colpi di leggi criticate da molti governi, puntualmente con condizioni di mare favorevoli e con l’arrivo di temperature più miti, si ripropone l’emergenza immigrazione.
A nulla sono serviti i soldi dei cittadini italiani versati a Gheddafi, né le motovedette regalategli e utilizzate dai libici per sparare contro i nostri pescherecci.
Tutte misure assai discutibili e comunque inefficaci dinanzi a guerre e fame che portano gli uomini a tentare di migrare verso paesi che possano garantir loro un futuro migliore di quello che avrebbero nel loro paese d’origine.
Gli sbarchi a Lampedusa continuano a ritmo incessante e negli ultimi quattro giorni quattromila immigrati clandestini magrebini hanno raggiunto l’isola.
Un numero certamente destinato a crescere con il migliorare delle condizioni meteorologiche.
Maroni intanto accusa l’Europa che non starebbe facendo nulla, sottolineando come il Maghreb sta esplodendo e l’Italia non può essere lasciata sola ad affrontare il problema dell’immigrazione.
L‘Unione Europea, tramite il portavoce della commissaria agli affari interni, Cecilia Malmstrom, ha fatto sapere che la Commissione è “pronta ad aiutare il paese”.
Le ultime carrette del mare cariche di immigrati, arrivano dalla Tunisia, a riprova del fatto che a nulla sono servite le ‘regalie’ del nostro governo alla Libia.
Non è necessario possedere la sfera di cristallo per comprendere come gli extracomunitari avrebbero scelto altri porti per partire alla volta dell’Italia, una volta che i libici avrebbero impedito loro di farlo dalla Libia.
Complice forse il fatto che il governo tunisino visto come il ricatto libico ha trovato riscontro positivo presso il nostro governo, potrebbe tentare di percorrere la stessa strada ed ottenere grosse elargizioni di denaro in cambio della promessa di impedire le partenze delle carrette del mare.
Dinanzi l’ipotesi avanzata dal ministro Maroni di utilizzare contingenti italiani per pattugliare le coste tunisine, Taieb Baccouche, parlando sulla tv Al Arabiya, ha dichiarato che “il popolo tunisino rifiuta il dispiegamento di soldati stranieri sul proprio territorio” e che il controllo del litorale del paese “ricade nella competenza delle autorità tunisine”.
Intanto l’esercito tunisino ha iniziato a presidiare il porto di Zarzis (nel sud della Tunisia) impedendone l’accesso di notte, sia a piedi sia in macchina.
L’agenzia francese Afp ha riportato che il portavoce del governo tunisino, nel deplorare le dichiarazioni di Maroni, le ha definite non sorprendenti dato che vengono da un ministro appartenente all’estrema destra razzista.
Più che pensare a promuovere nuove leggi razziali o a pagare ricatti, il nostro governo dovrebbe sollecitare l’Unione Europea e le Nazioni Unite a valutare progetti che mirino a risolvere il problema dell’immigrazione alla fonte.
Non con aiuti umanitari che come abbiamo già visto servono spesso a far arricchire loschi trafficanti lasciando nella miseria le popolazioni del Terzo Mondo, ma pensando seriamente al rispetto delle risorse di questi paesi che non possono continuare ad essere saccheggiate dal cosiddetto ‘mondo civile’ e fondando i presupposti ad uno sviluppo economico che permetta a questi uomini di costruire in casa propria il loro futuro, senza essere costretti a lasciare la propria terra e la propria famiglia per inseguire un sogno che a volte finisce con la morte in mare.
Gian J. Morici

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA

*