Julian Assange un rivoluzionario?

Dopo aver letto questo fine settimana quello il New York Times Magazine su WikiLeaks, c’è chi è pronto a giurare che il suo fondatore è solo un nessuno che vuole essere un qualcuno, senza nulla da dire, ma con molto di cui parlare.

Il ritratto che ne vien fuori, è quello di un uomo non ispirato da nulla e che dunque non potrà mai cambiare seriamente niente.
Definito “una cospirazione per distruggere una cospirazione”, il fondatore del sito, stando ai suoi detrattori non avrebbe affatto quei valori che sono gli stessi della ” Rivoluzione americana”, come lui ha affermato nel corso di una trasmissione televisiva.

Un piccolo uomo che non avrebbe le qualità del leader, ma che esige rispetto come se lo fosse, utilizzando i dati in suo possesso non già per porre fine ad un sistema, ma soltanto per nutrire il suo ego.

Considerazioni a nostro avviso troppo semplicistiche e destinate, forse artatamente, a screditare una figura che, seppur non quella dell’eroe, certamente sta avendo notevole peso negli scenari politici di molte nazioni al mondo.

Non c’è dubbio infatti che se da un lato le rivolte in vari paesi (Egitto, Marocco, Tunisia etc) nascono a prescindere da quanto pubblicato da WikiLeaks, i cablo resi noti, stanno alimentando le proteste da parte di cittadini stanchi di vedere i propri governanti curarsi solo degli interessi propri a discapito della collettività.

Poco c’importa di come Assange sia venuto in possesso dei documenti che pubblica, sta di fatto che in un mondo in cui l’informazione viene sempre più spesso censurata, il fondatore di WikiLeaks sta facendo informazione.

Unico errore da contestare ad Assange, l’utilizzo dei cablo rendendoli noti tramite alcuni media che pubblicano in modo integrale i dispacci delle ambasciate.

Purtroppo, la maggior parte delle persone non è in grado di leggere che notiziole di pochi paragrafi e di conseguenza la trascrizione integrale dei dispacci può essere materiale valido solo se destinato agli addetti ai lavori.

Se le notizie venissero meglio centellinate e sintetizzate, risulterebbero più leggibili alla maggior parte della popolazione e i risultati sarebbero ancor più devastanti.

E se WikiLeaks dovesse pubblicare i cablo che riguardano Murdok o le grandi banche delle nazioni più industrializzate del mondo, cosa accadrebbe allora?
Solo così WikiLeaks potrebbe infatti assolvere al proprio ruolo, colpendo seriamente il cuore di un sistema di ordine mondiale.

Un conto è portare a conoscenza del pubblico come le ambasciate americane siano in realtà delle centrali di spionaggio – e di recente neppure tanto efficienti -, un altro, toccare gli interessi di quel piccolo gruppo di uomini – dei quali sconosciamo quasi tutto – che domina l’economia mondiale.

Le 16 Agenzie, potranno permettere ad Assange il “rivoluzionario“ – o chi per lui – di toccare questi tasti, o Assenge – e sarebbe anche abbastanza probabile – rientra in un più vasto progetto di ordine mondiale?

Gian J. Morici

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