Ignazio Cutrò s’incatena davanti il Viminale e sviene.

”Ignazio Cutrò si è sentito male ed è svenuto mentre attendeva una risposta dal ministro Maroni alla protesta che sta tenendo insieme alla sua collega imprenditrice siciliana Valeria Grasso qui davanti al Viminale; e’ stata chiamata un’ambulanza dai poliziotti di guardia al ministero degli interni per accompagnare Cutro’ in ospedale, ma lui e’ ancora qui a terra e non vuole muoversi.
Siamo ancora qui in attesa di una risposta dal ministro Maroni”. E’ quanto dichiara il deputato dell’Idv, Francesco Barbato, dal sit in di protesta davanti al Viminale che i due collaboratori di giustizia stanno tenendo in questo momento a Roma.

“Lo Stato italiano mi ha prima usato per istruire un processo al gotha mafioso del bivonese e della bassa quisquina e poi mi ha abbandonato al mio destino. Ora basta, fino a quando non mi sarà restituito il mio lavoro, la mia sicurezza e la mia dignità di imprenditore che ha denunciato cosa nostra, io rimarrò incatenato davanti al Ministero dell’Interno. Se la mafia non mi ha ancora ucciso allora mi lascerò morire di fronte all’indifferenza delle istituzioni”.

Ignazio Cutrò ha con queste parole ha comunicato ieri alla stampa le motivazioni che lo hanno portato   assieme all’imprenditrice palermitana Valeria Grasso, accusatrice del clan Madonia, a legarsi davanti il palazzo del Viminale.

“Finchè il ministro dell’Interno non ci riceverà e non ci metterà per iscritto che risolverà i problemi, che prima di schierarci con lo Stato non avevamo – ha aggiunto – noi rimarremo qui, incatenati, per tutto il tempo che servirà”.

Dopo avere appreso tali notizie la parlamentare dell’Idv Sonia Alfano ha diffuso il seguente comunicato: “Apprendo che in questo momento i due imprenditori siciliani Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, entrambi coraggiosi accusatori di boss mafiosi grazie alle cui denunce sono stati inflitti pesanti colpi a cosa nostra, sono incatenati davanti al palazzo del Viminale, sede del Ministero dell’Interno. Valeria ed Ignazio protestano perchè dopo essersi schierati con lo Stato e aver denunciato i rispettivi estorsori hanno perso tutto, hanno smesso di lavorare e nessuno, dalla Prefettura a Confindustria al Ministero dell’Interno, fa qualcosa per la loro terribile situazione. L’atto estremo di due persone per bene e riservate come loro è un durissimo colpo alla dignità di uno Stato che li ha dapprima utilizzati e poi scaricati come merce vecchia”. Lo dice Sonia Alfano, Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia “Mi metto immediatamente in viaggio per raggiungerli. In questi terribili mesi sono stata accanto a queste due splendide persone, ho condiviso con loro il dramma della solitudine. Invito tutte le persone per bene a non lasciarli più da soli e il Ministro dell’Interno Maroni a fornire risposte per iscritto perchè so per certo che se così non sarà – sottolinea – i due imprenditori rimarranno incatenati. Lo Stato – conclude – non si tappi ancora occhi e orecchie di fronte al grido di due coraggiosi cittadini siciliani”.

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