Finita la ‘barzelletta’ dell’aeroporto di Agrigento?

Ettore Livini di La Repubblica titola: Aeroporti, si cambia / Troppi sprechi. Via gli scali bonsai / Pochi passeggeri, molti debiti: 24 a rischio chiusura
Il mondo in overdose di aeroporti si prepara – causa austerity dei conti – a lanciare la crociata contro gli scali fantasma. Nel mirino, le decine di terminal formato bonsai spuntati come funghi nell’era della deregulation selvaggia dei cieli, ridotti oggi a piccole cattedrali nel deserto. Con pochi passeggeri, tanti debiti e conti puntellati ogni anno da generosi aiuti pubblici.

Conclusione: in Italia ci sono 24 aeroporti da chiudere.

Secondo gli esperti, avrebbero bisogno di un traffico minimo di 500mila utenti e nel 2009 in Italia sopra questa soglia di sopravvivenza ce n’erano solo 25 su 100.

Tra gli aeroporti da chiudere, insieme a quelli di città come Rimini, Bolzano, Foggia e altre, anche quello di Lampedusa.

Tagli alle strutture aeroportuali, a seguito della crisi, sono già avvenuti negli USA, mentre in Spagna, dove la situazione non è diversa dalla nostra, il governo Zapatero sta valutando come riorganizzare i suoi scali, per impedire ancora ulteriori emorragie di denaro dalle casse degli enti locali.

Resta ancora aperta la vicenda dell’aeroporto di Agrigento, la cui realizzazione su plastico e nelle fantasie di un presidente della Provincia, fa volare migliaia di cittadini?

Buon senso e dignità politica, dovrebbero impedire a chi amministra di continuare a raccontare barzellette.

D’Orsi, forte del fatto che gli agrigentini hanno votato per oltre mezzo secolo quanti promettevano di risolvere la crisi idrica di una città perennemente assetata, saprà rinunciare – ammettendo il fallimento – all’unico cavallo di battaglia della sua amministrazione?

Conoscendo il presidente, appare veramente difficile.

Tante promesse, tante parole, pochissimi fatti.

Prova ne sia la vicenda del rigassificatore di Porto Empedocle – in merito al quale tantissimi cittadini, dopo averne fatto istanza, aspettano ancora di essere convocati per conoscere le motivazioni del voltafaccia di D’Orsi -, che ci ha mostrato di cosa è capace chi un giorno promette una cosa e il giorno dopo ne fa un’altra.

Siamo nell’era berlusconiana. La stagione delle barzellette, delle promesse tradite, dell’apparire, delle gaffe e delle dichiarazioni che ci hanno fatto ridere dietro dal mondo intero.

Perché dunque impedire a D’Orsi di recitare anche lui la sua parte?

Vada avanti Presidente D’Orsi, pianti pure un’altra tenda dove accamparsi per protesta. Ma, questa volta, sia gentile, vada a farlo nel giardino di casa sua e ci eviti di assistere a ridicoli spettacoli che hanno mostrato anche la scarsa considerazione che ha della cosa pubblica, allorquando in sfregio di qualsiasi regola, ha persino montato l’antenna della sua ‘televisione da campo’, sul passamano della ringhiera della scala attigua alla villetta di Porta di Ponte.

Gli agrigentini, potranno comunque continuare a volare in sogno. L’unica cosa che vola realmente, sono i nostri soldi, compreso gli ultimi spesi per business plan che non serviranno a nulla, con buona pace di tanti creduloni e grazie ad una stampa asservita che fa finta di non vedere, di non capire.

Volare oh, oh!
Cantare… oh, oh, oh, oh!
Nel blu, dipinto di blu, felice di stare lassù.
E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più sù,
mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,
una musica dolce suonava soltanto per me…

Già, Presidente, soltanto per lei…

Gian J. Morici

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