Lettera aperta di Giuseppe Arnone a Emilio Messana

Gentile Messana,

faccio seguito all’sms che Ti ho vanamente inviato oggi, e Ti comunico pubblicamente che già domani, venerdì mattina, notificherò, mediante l’Ufficiale Giudiziario, al segretario del Partito Bersani, il corposo “atto di incolpazione” che, ai sensi dell’art. 17 dello Statuto nazionale e art. 44 dello Statuto regionale, dovrà provocare l’apertura del procedimento a tuo carico, finalizzato alla Tua rimozione da segretario e radiazione dal Partito Democratico.

L’atto di incolpazione, già nella giornata di domani, verrà diffuso a tutti i media e verrà presentato agli organi di informazione in una conferenza stampa che terrò sabato mattina 16 ottobre alle ore 10,30.

Già immediatamente, mi pare utile mettere in luce il risultato politico ottenuto con la presa di posizione da me assunta: sia le componenti di Adragna e Bonomo sia, nella giornata di oggi, quelle di Panepinto e Cusumano, hanno dichiarato che la Tua candidatura non può esistere in relazione, appunto, alle enormi responsabilità che hai per esserti asservito politicamente, al gruppo di potere che attualmente ti sponsorizza.

Non escludo che Tu, già in queste ore, verrai mollato pure dai tuoi referenti e che la odierna presa di posizione di Giovanni Panepinto affondi definitivamente l’ipotesi della tua candidatura. Ti chiedo un atto da uomo, da uomo con gli attributi, da uomo con una personalità vera, da uomo che sa ribellarsi ai pupari: affronta, sino in fondo, lo scontro che si apre con il capo di incolpazione che notificherò a Bersani. Il processo che il partito dovrà aprire nei tuoi confronti, verrà ad essere una utilissima occasione per mettere in luce l’enorme quantità di fango che il gruppo di potere di Capodicasa e Di Benedetto riversa costantemente in danno della democrazia agrigentina, soffocando i valori e le tradizioni di sinistra.

Loro, caro Messana, cioè Di Benedetto e Capodicasa, adesso ti chiederanno di mollare, ti prometteranno ponti d’oro purchè ti ritiri, poiché il procedimento per buttarti fuori che il Partito dovrà intentare nei Tuoi confronti, li coinvolge pesantemente. E mette in luce in che misura né l’uno né l’altro, né Capodicasa né Di Benedetto possano essere ricandidabili.

Quindi, caro Messana, regala al Partito questo momento di dignità: non aderire alle richieste di Capodicasa e Di Benedetto e non ritirare la Tua candidatura. Affronta con dignità le Tue responsabilità, poni in essere, quantomeno quest’ultimo, unico, atto di amore verso il Partito. Sii Sansone che muore trascinando con sé i filistei, i filistei Giacomino, Angelino, Palermo, Gambino, ecc. ecc.

Colgo l’occasione, a questo punto, per impartirti una piccola lezione di diritto. La lettura della tua lettera di martedì 12 u.s., con la quale mi definisci “ricattatore”, mi convince che Tu ne abbia tanto, tanto bisogno, di questa lezione di diritto. Scrivi ad esempio la seguente affermazione, che dimostra la Tua grande ignoranza: “Chi è a conoscenza di fatti penali, ha l’obbligo di andare a denunziarli in Procura, e non può pensare impunemente di brandirli in altre sedi, al solo scopo di condizionare la volontà altrui per raggiungere obiettivi assai compiacenti.” Caro ignorante, sono i pubblici ufficiali che vengono a conoscenza di reati nell’esercizio delle loro funzioni che hanno l’obbligo di denunziarli in Procura. I liberi cittadini come me, che vogliono ripulire dal fango il proprio Partito, possono utilizzare, come sto facendo io, la conoscenza di fatti gravi ed indecenti semplicemente per ripulire il Partito da chi li ha posti in essere.

Se vuoi portare la vicenda all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria, puoi benissimo querelarmi per diffamazione o, se sei dotato di una temerarietà pari alla tua ignoranza del diritto, denunziami pure quale “ricattatore” o “estortore”, così vedremo chi è l’autore di calunnie.

Mi avvio a concludere, rinviando alla conferenza stampa di sabato 16 ottobre e mi limito a ricordarti che nessun Tribunale si è mai pronunziato nel merito della correttezza del ritiro della tessera che il tuo gruppo di potere ha operato nei miei confronti: il giudice Muscato ha sentenziato che occorreva citare anche il Partito regionale e non è entrata nel merito, il giudice Salvatori ha sentenziato che occorreva attendere la decisione della Commissione nazionale di Garanzia, e anche lui non è entrato nel merito. Quindi, anche le tue dichiarazioni rese nella lettera dal titolo “sei un ricattatore” non rispondono al vero.

Per quanto riguarda le falsità nel tesseramento faccio mie anche le recentissime dichiarazioni di Maurizio Bonomo, che ha confermato la fondatezza dei ricorsi finalizzati ad ottenere l’annullamento dell’intero tesseramento. E su questi ricorsi, ti anticipo sin d’ora, avrà modo di pronunziarsi il Tribunale civile.

Già – e finisco – su quanto hai posto in essere con Capodicasa, Di Benedetto, Palermo, Gambino e gli altri, è proprio il caso che si pronunzi il Tribunale Civile. Ben sapendo, io che ho studiato il diritto con serietà, che il Giudice civile ha il dovere di trasmettere gli atti all’Autorità Giudiziaria penale qualora dagli stessi atti emergano comportamenti costituenti reato.

Agrigento, 14 ottobre 2010

Giuseppe Arnone

P.S. Tra le recentissime indecenze da attribuirsi al vostro gruppo di potere, vi è con evidenza la vergognosa decisione di non votare la sfiducia a Petrotto a Racalmuto. Il Partito Democratico, in coerenza con i suoi valori, e alla luce del vergognoso malgoverno realizzato da Petrotto a Racalmuto, doveva, con i suoi consiglieri, essere il primo a prendere le distanze, proponendo la sfiducia al sindaco. Il Partito Democratico cresce nella chiarezza e viene invece avvelenato dalle incomprensibili, squallide scelte, che in continuazione pone in essere il gruppo di potere di cui fai parte, costantemente animato da finalità di bieco utilitarismo personale e di gruppo.

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